il talento e lo spettro dell’inutilità


questo pomeriggio mi son dedicato alla rilettura di un libro letto qualche anno fà del sociologo Richard Sennett… ad un certo punto del secondo capitolo, da cui prende il nome questo post, denominato appunto il talento e lo spettro dell’innutilità si legge l’abilità artigianale si inseriva benissimo nel quadro delle corporazioni medievali, dove l’apprendista e il maestro aspirano a far bene qualcosa per se stessa. Ora il talento era il criterio di misura di un nuovo tipo di diseguaglianza sociale: creativo o intelligente significava superiore agli altri. Chi possedeva queste qualità era una persona di gran valore. In ciò consiste il passaggio dall’abilità artigianale alla meritocrazia. La meritocrazia moderna si delineò quando le istituzioni cominciarono a strutturarsi secondo questa forma di diseguagliana. (…) L’idea di una carriera aperta al talento fece i suoi primi progressi reali nell’ambito dell’organizzazione militare. (…) Queste istituzioni militari non solo scoprivano il talento ma nello stesso tempo oggettivavano il fallimento (…) oggi l’economia esamina e misura ossessivamente i suoi dipendenti, per ricompensare il talento, ma, più ancora, per certificare e quindi legittimare il fallimento. (…) L’abilità artigianale comporta una certa maestria e determinate conoscenze. Invece, la nuova versione del talento non ha un contenuto specifico o determinato. Le imprese all’avanguardia e le organizzazioni flessibili hanno bisogno di persone in grado di acquisire nuove capacità e non ancorate alle vecchi competenze. L’organizzazione dinamica da grande rilievo alla capacità di fronteggiare e interpretare i cambiamenti.  Quindi, nello schema della meritocrazia c’è un nucleo morbido nella valutazione del talento. Questo nucleo riguarda il talento nel senso delle capacità potenziali. Nel mondo del lavoro il potenziale umano consiste nella capacità di passare da un problema a problema e da oggetto a oggetto. Questa capacità ha una certa somiglianza con il lavoro dei consulenti d’azienda. Ma l’idea della capacità potenziale traccia un solco più ampio tra gli aspetti culturali del mondo del lavoro : compromette la misurazione del talento.

Credo sia un’importante e lucidissima analisi sul sistema azienda!!! il libro di sennett, si rivela un ottimo ed importante strumento di lettura del sistema impresa!!!

(riferimento bibliografico : R. Sennett, la cultura del nuovo capitalismo, il mulino 2006, pp.82-86)

 

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