Una libera e laica riflessione sulla legge francese n. 2009 – 1437


Edouard Claparède tempo fa scrisse Siamo fanciulli non perché non abbiamo esperienza, ma perché sentiamo naturalmente il bisogno di farcela, non perché non siamo adulti, ma perché ci sentiamo trascinati a fare tutto ciò che è necessario per diventare adulti. Chissà a quanti saranno tornate alla mante le parole del grande psicologo svizzero, oggi nell’era del capitale intellettuale, nell’era del post-global, nell’era della formazione continua, quel percorso che mai si conclude ma che ci fa sentire sempre la necessità di diventare adulti. Chissà se i parlamentari francesi nel discutere, nel confrontarsi e poi nel votare si sono resi conto, dell’importanza che avrà la legge n. 2009-1437 nel migliorare le loro condizioni di vita lavorativa. Ancora una volta la Francia ci impone una riflessione sul sistema di miglioramento continuo della formazione all’interno dell’arco della vita. Con la pubblicazione nella G.U. n. 273 del 25 novembre 2009 della legge n. 2009-1437 (orientation et formation professionnelle tout au long de la vie), ognuno di noi è chiamato ad una riflessione. Chi scrive non è un esperto, è un semplice lettore di una materia complessa e difficile, come tale mi affaccio laicamente al commento della legge, perciò chiedo scusa per le innumerevoli imprecisioni. Per capire le origini di questa legge, se si vuole andare alla radice, se si vuole capirla realmente forse bisognerebbe solamente per un momento fermarsi all’interno del Pantheon di Parigi, opera realizzata nella seconda metà del 1700 dagli architetti Soufflot e Rondeet, lì in quella stupenda croce artistica, sotto la magnificenza della cupola ci si rende conto di esser nel tempio della cultura, lì dove lo stupore e la meraviglia la fanno da padroni ci si trova davanti ai grandi maestri, da una parte Voltaire e dall’altra Hugo, da una parte Rousseau dall’altra Zolà, sono lì a testimoniare non soltanto le anime della Francia, non soltanto le basi pedagogiche-filosofiche di un paese, ma anche la continua ricerca attraverso il dibattito, la discussione e la sperimentazione del progresso culturale francese. Ai grandi uomini, La patria riconoscente…c’è scritto!! La patria che fa memoria, la patria che non vuole dimenticare il suo glorioso passato culturale. Dentro questa legge c’è il cuore, c’è l’idea umana di società, c’è il futuro di un paese che ha le sue radici nella sua lunga tradizione pedagogia, modello di riferimento per molti. C’è l’idea che l’educazione è la ricostruzione e riorganizzazione dell’esperienza che accresce il significato dell’esperienza stessa e aumenta l’abilità di dirigere il corso dell’esperienza seguente (John Dewey). Dentro questa legge c’è tutta una classe dirigente (politica, sindacale, datoriale, accademica) che riflette sul futuro delle proprie generazioni, sul futuro del paese. C’è un paese che vuole entrare nel suo futuro, nei migliori dei modi possibili. Non possiamo non soffermarci, per un attimo a riascoltare Pauline Kergomard quando diceva preferisco cento volte il disordine e il chiasso che sono almeno la vita, al bambino buono solo perché non fa niente. Non possiamo scordarci di Lucine Laberthonnière quando diceva che il ragazzo ha bisogno di esser difeso contro se stesso, ha bisogno di esser aiutato a conquistarsi. La memoria ci impone il ricordo di Célestin Freinet quando ci esortava a domandarci se il prodotto che otterrò sarò utile alla società? e non domande come il mio prodotto potrà esser venduto? Riuscirò a venderlo sufficientemente caro e in quantità abbastanza grande? Potrò comprimere sufficientemente le mie spese generali per ricavare un beneficio sostanziale che compensi l’impresa?. Non possiamo non ricordare Gaston Mialaret quando esortava i docenti scrivendo loro che La società ci affida dei ragazzi e ci rende responsabili della loro educazione: noi tradiremmo questa umana funzione se non ci sforzassimo di sfruttare al massimo le possibilità che ciascun ragazzo porta in sé. Un’ansia continua deve fermentare nei nostri cuori; tutta la nostra preparazione, tutti i nostri metodi scientifici di studio e d’indagine, tutto il nostro amore per i ragazzi, tutta la nostra dedizione debbono essere posti al servizio della nostra bella missione : formare un uomo. Ecco questa legge vuole formare l’uomo!!! Non è un caso che all’interno del dibattito parlamentare frasi come La nostra arma migliore contro la crisi e il nostro miglior strumento per la politica occupazionale… Si deve consentire ai lavoratori di mantenere il posto di lavoro, per trovare uno il più presto possibile… sono state più volte ribadite, questo perché soltanto aumentando le competenze si può vincere la sfida occupazionale. La legge quindi, è il frutto di un progresso culturale unico, generato da un intenso dibattito. Basti pensare che la legge Duruy è stata promulgata nel 1867, alla quale è seguita la legge Ferry (1882), e poi le leggi Globet (1886), Aster (1919), Walter Paulin(1937), Carcopino (1941), Marie (1951), Debré (1959) e per finire alla legge Delors (1971)  a cui son seguiti il Decreto 86/906 del 23 agosto del 1985, la Legge 91-1405 del 31 dicembre 1991, la Legge 92-678 del 20 luglio 1992, il Decreto 93-538 del 27 marzo 1993, la Legge 2002-73 del 17 gennaio 2002, l’Accordo nazionale interprofessionale del 5 dicembre 2003 a cui è seguita la Legge 2004-391 del 4 maggio 2004, ed infine l’Accordo nazionale interprofessionale del 7 gennaio 2009 seguita dalla legge del novembre scorso. Si è passati quindi dalla gratuità dell’istruzione, all’obbligatorietà… dalla scuola dell’infanzia, al percorso di formazione rivolto agli adulti. Un percorso unico, un patrimonio culturale proteso sempre nel miglioramento continuo del sistema della formazione. Non è un caso infatti che già il titolo della legge ci impone una riflessione Orientation et Formation professionnelle tout au long de la vie, Orientamento deriva dal verbo latino Orior, che è un verbo deponente cioè presenta forma passiva ma ha un significato attivo, che può esser tradotto come venire alla luce, sostanzialmente quindi la parola orientamento ha un duplice significato non soltanto di far nascere in chi lo riceve le capacità di effettuare delle scelte, ma anche un supporto, una guida ad esse. La formazione invece è un’azione quella di sostenere, nel nostro caso, l’esercizio della professione. Infatti per formazione professione si intende l’insieme degli atti e dei risultati del processo educativo mirante all’acquisizione di una professione (da la grande enciclopedia). In conclusione possiamo dire che in Francia le lavoratrici e i lavoratori all’interno dell’arco di tutta la loro vita hanno la possibilità di fare delle scelte nella loro carriera, supportati da strumenti legislativi e non che tendono a sostenere l’azione del loro esercizio professionale!! La legge riconosce il diritto di informazione, consulenza e orientamento sulla carriera professionale!! Nelle Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo del Marzo 2005 si legge L’Europa deve rinnovare le basi della sua competitività, aumentare il suo potenziale di crescita e la sua produttività e rafforzare la coesione sociale, puntando principalmente sulla conoscenza, l’innovazione e la valorizzazione del capitale umano. Per raggiungere tali obiettivi, l’Unione deve mobilitare maggiormente tutti i mezzi nazionali e comunitari appropriati – compresa la politica di coesione – nelle tre dimensioni economica, sociale e ambientale della strategia per utilizzare meglio le sinergie in un contesto generale di sviluppo sostenibile. Nel 2007 in Francia si apre il dibattito di revisione alla legge 2004-391 attraverso la presentazione di un rapporto in Senato che poneva l’attenzione su tre grandi problemi della formazione francese : separazione tra quella iniziale e quella continua, la complessità del sistema di formazione e il corporativismo. Nel marzo 2008 l’ispettorato per gli affari sociali, in una relazione sulla valutazione dei servizi resi dalle agenzie OPCA, proponeva cambiamenti nella organizzazione e nel loro funzionamento. Nel dicembre 2008 Guègot a nome della commissione per gli affari culturali, familiari e sociali dell’Assemblea Nazionale ha presentato una relazione informativa raccomandando la semplificazione del finanziamento delle imprese e la creazione di un fondo nazionale. Infine il 7 gennaio 2009 otto organizzazioni che rappresentano i datori di lavoro e i lavoratori firmano l’accordo interprofessionale, esso prevede la riduzione da tre a due delle attività di formazione, la portabilità del dif, la creazione di un fondo di garanzia di carriera e la ridefinizione del ruolo e della missione dell’Opca. La legge approvata si compone di 62 articoli, divisi in 8 titoli. Il tutto per rendere un sistema, quello della formazione professionale più giusto e più efficiente. La Francia spende più di 27 miliardi di euro l’anno (dati 2006, fonte Dares) divisi fra imprese, stato, regioni, enti locali. Gli obiettivi della legge sono 5: migliorare la formazione professionale sostenendo i lavoratori che più ne hanno bisogno ( in cerca di occupazione e i non qualificati); sviluppare la formazione nelle piccole e medie imprese; un miglior inserimento dei giovani nel mercato del lavoro; migliorare la trasparenza e i canali di finanziamento per le politiche di formazione professionale. Trasparenza e ottimizzazione del sistema formativo francese sembra esser il filo conduttore di tutta la legge tanto che per esempio le nuove concessioni OPCA, le attuali scadranno entro due anni dall’entrata in vigore della legge, verranno rilasciate se soddisfatti alcuni criteri, quali ad esempio, l’importanza della capacità finanziaria, le modalità di gestione, la trasparenza dei conti, la capacità di fornire il servizio. La legge si prefigge di aumentare le conoscenze e le competenze dei lavoratori per promuovere il loro sviluppo professionale, attraverso strategie nazionali coordinate da un sistema integrato tra Stato, regione e parti sociali. La legge infatti riconosce che le regioni siano l’attore principale per garantire la coerenza delle azioni nel settore della formazione, tanto da prevedere lo sviluppo e il sostegno per la costruzione del piano regionale per la formazione professionale (FDSR) che troverebbe il suo posizionamento all’interno del CCREFP. Il sistema di formazione professionale si basa sul pagamento di una tassa che varia a seconda delle dimensioni dell’azienda, divise in tre categorie (aziende con meno di 10 dipendenti, aziende tra 10 e 50 dipendenti e aziende con più di 50 dipendenti). Essa viene raccolta dagli Opca, strutture accreditate che vengono valutate ogni tre anni e che sono una sorta di intermediari tra i vari attori, la legge prevede inoltre la pubblicazione di una Carta di Buone Pratiche, una guida che dovrebbe migliorare l’informazione e la chiarezza degli istituti. Più volte si è insistito sul ritorno ai gradi pedagogisti francese, questo perché se si vuol parlare di formazione continua, non si può considerare la formazione come un processo a comparti separati. L’uomo si forma e apprende nell’arco di tutta la sua vita, la formazione quindi, è un processo continuo!! Nel 1948 il maestro canosino Mauro Carella, in una conferenza rivolgendosi ai maestri gli esortava dicendo: Cercate di dare al vostro insegnamento, anche per ciò che riguarda leggere e scrivere, un carattere di praticità. I figli del popolo devono trovare una scuola che corrisponda ai loro interessi, alle loro esigenze di vita: quindi scuola vita intensa nel più profondo senso, scuola chiarificatrice della vita e quindi di tutti i problemi della vita, della vita reale, di quella, cioè, da essi realmente vissuta. Il vostro programma conseguentemente deve essere basato sul nostro mondo, su l’ambiente canosino; deve rispondere ai bisogni affettivi dei nostri agricoltori e dei nostri operai; e aggiungo sui bisogni delle nostre ragazze. Un programma, quindi, concreto, una scuola concreta mirante a mettere in condizioni il popolo di vivere consapevolmente la vita e a potenziare le attitudini pratiche. Mondo naturale canosino-pugliese. Fauna, flora dell’ambiente… lavori predominanti: agricoli e di artigianato; industrie, commerci, chiarificazione della vita familiare, sociale ecc…, per slanciarsi poi, permettete l’espressione, alla vita della nazione.!!! In queste poche righe il maestro Carella ci riassume con estrema precisione ciò che la formazione professionale deve donare… La Francia, ci sta provando con la sua legge, certamente migliorabile, ma è pur sempre un primo passo per governare la new-economy!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...