“Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli” (cit. Card. Bagnasco)


A Roma tra il 23 e il 27 maggio scorso si è svolta la 63a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, nella prolusione del Cardine Presidente, Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Angelo Bagnasco, alle pagine 9 – 10 si legge Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro, è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane. Questa angoscia è anche nostra: sappiamo infatti che nel lavoro c’è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani. Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l’unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell’ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo che tutti i cittadini sentissero l’onore di contribuire alle necessità dello Stato, e avvertissero come peccato l’evasione fiscale. Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne. Vorremmo che le banche avvertissero come preminente la destinazione sociale della loro impresa e di quelle che ad esse si affidano. Vorremmo che scattasse da subito tra le diverse categorie un’alleanza esplicita per il lavoro che va non solo salvato, ma anche generato. Vorremmo che i giovani, in particolare, avvertissero che la comunità pensa a loro e in loro scorge fin d’ora il ponte praticabile per il futuro. Le manifestazioni giovanili in atto, in diverse piazze europee, non possono essere liquidate da alcuno con sufficienza. Al fine di questo blog è interessante far notare come anche un autorevole e prestigioso istituto come la Cei punta il dito contro la solitudine lavorativa e punta ad una migliore valorizzazione del lavoro, dei lavoratori, dell’uomo. Contro questa solitudine più volte qui ci si è voluti soffermare, e si è più volte cercato di ragionare su un idea di superamento di questa sensazione da una parte con una più equa e giusta riforma contrattuale (superamento dell’idea precaria di vita lavorativa) e dall’altra con strumenti quali il bilancio della forza del lavoro, per valorizzare i bisogni della gestione del capitale umano! Forse è proprio nella direzione di un percorso di vita lavorativa più umano… più proteso all’uomo che noi tutti dovremmo incamminarci!

Cliccando qui puoi ritrovare la prolusione del card. Bagnasco

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