Il prodotto : un Essere bisognoso di sostituzione!


La tesi di base del sistema industriale moderno può essere ritrovata negli scritti di Guenther Anders in particolare nel suo libro L’uomo antiquanto, infatti egli scrive il principio di riproduzione dell’industria odierna non significa solo che i prodotti fabbricati nel processo di serie sono caduchi e transitori; non solo che essi, come i singoli pezzi delle precedenti generazioni di prodotti, purtroppo finiscono un giorno col diventare decrepiti, ma che soffrono di una mortalità altamente particolare, una mortalità la cui caratterizzazione appare addirittura teologica: cioè che essi sono destinati a morire, che essi sono destinati alla transitorietà. (p.31) Anders qualche pagine più avanti scrive ancora Se a Platone le cose del nostro mondo parevano ontologicamente scadenti perché, a differenza delle idee, erano soggette al tempo, e perciò transitorie, agli occhi degli odierni produttori i prodotti normali appaiono ontologicamente scadenti perché, per principio, muoiono troppo lentamente. (p.39) Ed ancora, proprio sul tempo del prodotto egli specifica che Il tempo durante il quale il prodotto è proprietà, è per i produttori un tempo morto; un tempo per il quale essi se la prendono col cliente; che (nonostante che pubblicizzino la durevolezza delle proprie merci) essi amano abbreviare, che anzi (dato che noi non siamo disponibili come compratori finchè siamo abbienti, insomma proprietari) preferirebbero abolire. Ogni vestito, ogni radio, ogni frigorifero, ogni oggetto che invece di consumarsi immediatamente mostra una certa resistenza e si conserva come un pezzo di proprietà utilizzabile è (per usare nuovamente la parola già usata poco fa) un “pane a lunga conservazione”. E come tale un furto. Il ritmo con cui l’industria cambia le sue mode di stagione è un modo per vendicarsi; una misura con cui essa si vendica della resistenza dei suoi prodotti. Così il cappotto che ancora ci riscalda bene, visto che non può rovinarlo materialmente, lo rende socialmente inusabile. La moda è il provvedimento di cui si serve l’industria per rendere i suoi prodotti bisognosi di essere sostituiti. (p.41) Questi nuovi prodotti sono però inventati e costruiti dal capitale umano che popola le imprese, ed ad esso che l’industria deve guardare con particolare attenzione, costruendo politiche di gestione rivolte sempre più ad un miglioramento continuo del benessere organizzativo. Qualche anno fa, il prof. Mario Giovanni Garofalo, durante un convegno organizzato dalla Fondazione Malagugini dal titolo Diritto ed economia; scienza giuridica e scienza economica. ebbe a dire Il dibattito sul diritto non può che arricchirsi dalla consapevolezza che, in parte significativa, le relazioni sociali oggetto di regolazione sono rapporti diretti alla produzione (ma ci sono anche i rapporti di riproduzione che in un’ottica economicistica rischiano di restare in ombra); il dibattito economico sarebbe, probabilmente, più proficuo se acquisisse consapevolezza che i soggetti del rapporto di produzione – invece che astratti homines oeconomici – sono persone in carne ed ossa, inseriti in una rete di relazioni sociali dalle quali non possono prescindere, con i loro valori, con le loro fisime ed idiosincrasie. Ecco non possiamo mai dimenticare che la storia dell’industria è storia di uomini e di donne… di lotte e di conquiste… ma soprattutto è storia di relazioni sociali! Ed è per questo che non possiamo non considerare gli effetti negativi che le Non pratiche di gestione del personale producono, sia sul potenziale aziendale, sia sulle relazioni sociali!

L’uomo, il lavoratore, non è merce, non può esser sostituito…

Riferimenti  :

L’uomo è Antiquato di Gunther Anders, Boringhieri 2007

Diritto ed economia, scienza giuridica e scienza economica di Mario Giovanni Garofalo scaricabile qui

One Comment Add yours

  1. S.Spinale scrive:

    Credo che volontariamente ci si dimentichi dell’unicità del singolo uomo e che si pensi che nell’era post-industriale l’unicità sia un concetto che si debba scontrare con il concetto di post e che la vittoria sia inevitabilmente del post, dell’oltre l’uomo anche se tutto viene fatto da e per l’uomo stesso. Ma la visione dell’uomo non è quella dell’essere umano ma del soggetto consumatore e come tale il bisogno necessario per produrre comunque e indipendentemente da tutto è la stratificazione dei beni e dei consumatori.

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