Intendere il Capitale Umano!


Qualche post più avanti, abbiamo scoperto che il segreto della felicità è la lentezza (si ricordi ciò che Monsieur Ibrahim dice). Quando penso al significato della lentezza, mi torna sempre in mente Alice nel paese delle Meraviglie, ed in particolare mi torna in mente il dialogo tra Alice e La regina di cuori quando

Alice si guardò attorno sbalordita. “Ehi, ma siamo rimaste per tutto il tempo sotto quest’albero! È tutto esattamente com’era prima!”

“Certo” rispose la Regina. “Che cosa ti aspettavi?”

“Be’, nel nostro paese” disse Alice, ancora un po’ trafelata, “di solito si arriva da qualche altra parte – quando si corre per tutto il tempo che abbiamo corso noi”.

“Ma che paese lento!” esclamò la Regina. “Qui, invece, ti tocca correre più forte che puoi per restare nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte, devi correre almeno due volte più forte”

In un’impresa la lentezza significa non vivere d’emergenza in emergenza, significa pianificazione, significa buone prassi di gestione del capitale umano… Significa correre due volte più veloce, appunto esser lenti! E non è un caso se proprio queste pratiche partono e nascono da una conversazione di Alice con lo Stregatto

Vorresti dirmi che strada devo prendere per favore? chiese Alice.

Dipende in buona parte da dove vuoi andare, rispose saggiamente il Gatto.

Dove non mi importa molto, disse Alice.

Allora qualsiasi strada va bene, disse il Gatto.

…purché arrivi in qualche posto, aggiunse Alice per spiegarsi meglio.

Per questo puoi stare tranquilla, disse il gatto. Basta che non ti stanchi di camminare.

Ecco rileggendo il dialogo fa subito capolino una parola molto cara a chi si occupa di gestione del capitale umano, essa è Intendere! Parola che cerchiamo subito di comprendere, attraverso le magistrali parole del filosofo francese Francois Fédier, egli infatti scrive In francese, entendre è attestato fin dall’undicesimo secolo, quando permetteva già di dire il modo in cui si deve essere attenti a qualcosa che ci riguarda. Infanti entendre non ha innanzitutto il senso di udire, ascoltare, prestare orecchio, ma quello del latino intelligere – con una sfumatura aggiuntiva : quella dell’essere tesi verso ciò che intendiamo cogliere, e, se posso dire così, dell’essere messi in tensione a partire da quello che intendiamo cogliere. Proprio questa sfumatura accomuna il nostro entendre, “intendere”, al Verstehen tedesco. Qui è infatti il radicale stehen (essere in piedi, mantenersi saldamente la dove ci si tiene) a conferire l’autentica intonazione alla parola tedesca. Come possiamo comprenderla? Facciamo una deviazione attraverso l’inglese, dove “intendere” si dice under stand. Un celebre aneddoto riferisce che Dionisio di Siracusa, per far capire a Damocle che nella vita del tiranno non è tutto rose e fiori, fede collocare sopra la sua testa, per tutta la durata di un festino, una spada sguainata appesa a un crine di cavallo. Questo aneddoto ci fa cogliere all’istante il senso di under stand : essere e dover rimanere sotto il tiro di qualcosa che mette in pericolo, senza avere la possibilità di andarsene – che dico: di fuggire lontano, via dalla minaccia -, e ognuno di noi, semplicemente immaginandosi al posto di Damocle, può esperire quasi fisicamente che cosa ciò implichi, e in tal senso cogliere appieno che understand, “intendere”, significa: trepidare per la propria vita. (p. 41-42) Fédier continua dicendo Ora, quanto detto può dare qualche risalto, se necessario, all’osservazione che si trova all’inizio del capito 31 di Essere e tempo. Heidegger scrive : “ Verstehen ist immer gestimmtes”. Nell’impeccabile traduzione francese di Francois Vezin, ciò suona in francese : “Entendre est inséparable de vibrer” – l’intendere è inseparabile dal vibrare. In altre parole : non è possibile intendere alcunché se, nel nostro corpo, non si risveglia qualche suono armonico mediante cui il corpo stesso entra in risonanza con l’intesa.(p. 42) È quindi evidente che intendere l’impresa nel suo Essere risulta di fondamentale importanza, per comprendere la sua anima, il suo capitale umano. Nella gestione del CU, infatti, il vibrare è rappresentato da tutti quei fenomeni inter e intrapersonali, che non possono non esser compresi e valorizzati! Oggi nell’era del postglobal Intendere l’autonomia dei lavoratori è molto più importante che farli dipendere dal sistema azienda! La vera sfida della gestione del capitale umano è proprio il governare non più la dipendenza ma l’autonomia! E, a parere di chi scrive il bilancio della forza del lavoro si indirizza proprio verso questa nuova prospettiva.

Rif. Martin Heidegger trent’anni dopo, il Melangano,2009

3 Comments Add yours

  1. S.Spinale scrive:

    ‎”l’intendere è inseparabile dal vibrare”… che bel concetto!!! rende quella sensazione che appresa l’informazione poi non puoi non creare in te e attorno a te ciò che l’informazione stessa porta con se!
    “intendere l’impresa nel suo Essere risulta di fondamentale importanza, per comprendere la sua anima, il suo capitale umano. Nella gestione del CU, infatti, il vibrare è rappresentato da tutti quei fenomeni inter e intrapersonali, che non possono non esser compresi e valorizzati!”… spero che questo concetto vibrante sia acquisito dalle imprese italiane e venga attraverso legislazione adeguata reso parte del motore di sviluppo dell’intero sistema azienda e di conseguenza macroscopicamente di tutto il sistema paese. Nessun ingranaggio può non essere considerato parte integrante e fondamentale per la riuscita di tutto il sistema. Il capitale umano è l’aspetto più importante perchè non è replicabile ed è l’unico fattore che contraddistingue un’azienda da un’altra dello stesso settore. Le scelte umane hanno il ruolo principale nell’evoluzione post-industriale della nostra società. Le trasformazioni o ciò che si vogliono propinare come tali nel sistema azienda sono solo veritiere se hanno come fulcro l’evoluzione “evolutiva” (scusate il gioco di parole tra sostantivo e aggettivo rafforzativi del concetto) del valore assoluto del capitale umano.
    Tutto ciò inevitabilmente poi si trasmette ad ogni aspetto della società e crea corridoi nuovi per migliorare condizioni che apparentemente sono lontane dal sistema produttivo di un’impresa ma che inevitabilmente ogni capitale umano portà con sè all’interno dell’impresa stessa.

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    1. dadepalma scrive:

      Caro Simone! ti ringrazio profondamente della tua attenzione😛
      si hai ragione, Heidegger, quando scrive Verstehen ist immer gestimmtes, pensa sicuramente che l’unione sia l’esistenziale, e ciò ci riporta ad uno dei concetti più cari allo stesso Seinsverstandnis cioè all’intesa dell’essere.

      Il Capitale Umano, come ho scritto più volte, è il vero vantaggio competitivo delle aziende, è quello che gli permette di resistere alle crisi, e di superarle, non investire nel benessere aziendale, e quindi nelle pratiche di gestione del Capitale Umano, significa per una azienda aver sicuramente una bassa resilienza!

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