Il lavoro è il cardine di un progetto familiare!


Nel marzo del 1992 sul Journal of Family (vol. 13 no.1, 5-37) venne pubblicata una ricerca condatta da Elder, Foster e Aredelt della  University of North Carolina e da Conger della Iowa State University dal titolo Families Under Economic Pressure, la ricerca fu sviluppata nelle aree rurali del Midwest degli Stati Uniti d’America, che in quel momento erano fortemente in uno stato di crisi economica, lo studio studiava le risposte che le famiglie (con due genitori) davano alle conseguenze e ai cambiamenti di natura economica.  I risultati di tale ricerca sono a mio modesto parere di notevole importanza, perciò Elder & coll. notarono che  

  1. Adverse income change increases economic pressures and hardship adaptations in ways that match the effect of income level and exceed the influence of unstable work.
  2. Economic pressures and adaptations mediate the negative effects of economic adversity on emotional health and family relationships.
  3. Father’s negativity in the family represents a stronger link between economic conditions and child behavior than does mother’s negativity.
  4. Economic pressure and father’s negativity increase the risk of aggressive behavior and depressed feelings among boys and girls, especially in the absence of maternal support.

Credo sia importante soffermarsi su gli ultimi due punti, se un padre di famiglia perde il lavoro, o  le sue condizioni economiche improvvisamente diventano avverse, questo creava all’interno dell’equilibrio familiare una rottura. Lo studio mette in luce come i padri stressati dai problemi finanziari, aumentassero comportamenti negativi nei confronti dei figli, e questo aumentava la probabilità di sviluppare nei figli comportamenti aggressivi e sentimenti di depressione.

Riflettere su uno studio, fatto oltre 20 anni fa, in una società non certo caratterizzata da una sensazione diffusa di insicurezza sul futuro (penso a ciò che il precariato, oggi, produce), può farci capire come sono importanti le politiche di gestione del capitale umano! Come è importante per uno stato non pensare soltanto a politiche passive del lavoro, ma anche alle politiche attive! Il lavoro, la sicurezza della condizione lavorativa, il benessere aziendale non può non rientrare in quelle politiche della Vita che aiutano una società ad incamminarsi nel suo futuro!

Quando quindi ci si domanda da dove deve partire un programma di investimento Familiare, esso non può non mettere al primo posto la prospettiva lavorativa, il lavoro è il cardine di un progetto familiare!

3 Comments Add yours

  1. S.Spinale scrive:

    Il benessere familiare può essere paragonato alla funzione attiva di un nucleo all’interno di una cellula. Il nucleo ha la centralità gestionale di ciò che la cellula dovrà compiere e da lì ogni funzione replicativa diventa realtà, compie quel passaggio fondamentale tra intenti e realizzazioni. L’uomo e la sua società occidentale post-industriale replica questo meccanismo macroscopicamente. Ma nel concetto post industriale qualcosa ha cambiato gli obiettivi, ovvero prima la realizzazione del prodotto o del bene serviva a creare la realizzazione dell’uomo con lo scambio di beni realizzati ora, invece, la realizzazione stessa del prodotto è indice della realizzazione dell’uomo. Quando questo meccanismo s’inceppa e i prodotti o i beni non sono più realizzati l’uomo decade in uno stato confusionale perchè non ha più il riferimento di base. Non crea più ricchezza materiale e di conseguenza perde velocemente la ricchezza immateriale o nella maggior parte delle volte non la individua più come ricchezza ma come scambio forzato di prodotti inesistenti (esempio: il figlio chiede al padre lo stesso status familiare precedente e il padre chiede al figlio la cancellazione repentina delle regole di benessere finora adottate). Il risultato finale nelle migliori delle ipotesi è, dopo la crisi, la ripresa del PIL nazionale (quindi la ricchezza materiale riparte) ma lascia al suolo rapporti familiari modificati e incisi per il corso futuro. Da una crisi strutturale non ci si riprende, si cambia solo strada per trovare l’alternativa a ciò che è decaduto in valore assoluto. Ma nei rapporti familiari non trovi una strada alternativa, puoi trovare cicatrici e rimedi per rinsanare i rapporti, forse anticorpi per risolvere gli scontri ma si crea comunque un allarme latente di precariato dei rapporti sociali.

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  2. dadepalma scrive:

    leggendo le prime righe mi è tornata alla mente una cosa letta da qualche parte che sosteneva come la parola Io alla fine nasca da un Noi… ecco in una società che fa sempre più fatica a trovar se stessa, e dove è veramente difficile Esser se stessi, la riscoperta del Noi diviene forse il vero fondamento! non è un caso che la nostra generazione senta fortemente un senso vero di aggregazione… c’è, anche in questo blog, la voglia di incontrare il noi, di riscoprirsi ma soprattutto c’è l’idea dell’Esser Ritrovato e Riscoperto! come ho scritto tempo addietro (https://dashumankapital.wordpress.com/2011/02/16/lesser-solo/) la stessa idea di dire : Io Sono solo! racchiude in se, da una parte la capacità di riconoscere l’altro, ma dall’altra quel bisogno del Noi! stesso concetto che ritroviamo nell’etimo della parola comunicare, da una parte indica la fortificazione delle mura, dall’altro il dono! (e quindi la protezione dall’isolamento e il sentirci comunità, è interessante come la nostra generazione senta fortemente il bisogno di quest’ultima parola).
    Scrive Gunther Anders ne L’uomo è antiquato “(…) mentre prima lo scopo del lavoro consisteva nel fatto di soddisfarei bisogni mediante la produzione di prodotti, oggi il primo bisogno è la produzione di posti di lavoro; la creazione di lavoro diventa il vero compito, lo stesso lavoro diventa un prodotto da produrre; diventa lo scopo, che può essere raggiunto solo così, con la produzione di prodotti intermedi. Questi nuovi prodotti si chiamano nuovi bisogni, che, a loro volta, vengono prodotti per messo di un lavoro che si chiama pubblicità. Quando questi nuovi bisogni sono stati prodotti, diventa anche necessario e possibile nuovo lavoro come prodotto finale. (…)” (p.89) ecco in queste parole c’è tutta la solitudine del lavoro!
    Credo, e se non fosse così questo blog non avrebbe alcun senso😛 , che l’uscita dalla crisi sarà possibili solo quando il sistema industriale capirà che il vero investimento non è finanziario ma è negli uomini e nelle donne che popolano le aziende! è lì che si ritrova il vero vantaggio competitivo, credere nella bellezza dei sistemi organizzativi puntando ad un miglior benessere aziendale è il futuro del sistema impresa!
    tutto questo è dimostrato anche dal fatto che le imprese che aumentano i margini, sono quelle che hanno pratiche di gestione del personale estremamente complesse e che hanno proprio come scopo il miglioramento della vita lavorativa!

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