Il dott. Alessandro Cravera incontra Terre Libere


 “Se il nuovo management continuerà ad adottare principi obsoleti, anche se spesso tuttora insegnati all’interno delle business school, non si risolveranno i problemi che affliggono oggi le imprese. Abbiamo bisogno di una nuova epistemologia per il management, di nuovi modelli interpretativi e di azione. Occorre sviluppare una riflessione epistemologica che porti alla creazione di approcci di management coerenti con un mondo complesso e interconnesso.” (tratta dall’intervista ad A. Cravera, pubblicata su Terre Libere, n.3 2011)
Vi informo che è possibile scaricare dal mio blog (di seguito i link) l’intervista che ho fatto al dott. Alessandro Cravera, Partner di Newton Management Innovation (società di consulenza aziendale che fa capo al Gruppo Sole24Ore), pubblicata sul numero di Terre Libere n.3/2011 . L’intervista ruota intorno al tema del lavoro ed è il proseguo di una narrazione iniziata col prof. Gaetano Veneto, in particolare si affrontano i temi legati al management.
davide
per rileggere l’intervista al prof. Gaetano Veneto clicca qui

8 Comments Add yours

  1. matteo sparapano scrive:

    Davvero interessante, un’intervista che meriterebbe di essere letto da chiunque si interessa professionalmente o ha responsabilità della gestione delle persone nelle organizzazioni, ma anche – più in generale – dai lavoratori stessi. Mi viene da aggiungere, con modestia, un solo commento: è vero, naturalmente, che la cosiddetta ‘precarietà’ è determinata da dinamiche di globalizzazione, ma anche dal fatto che nel nostro paese il ‘posto fisso’ è fin troppo protetto e determina una insuperabile linea di confine tra chi è dentro e chi no. Per cui, anche nelle organizzazioni in cui almeno una parte della direzione (che non è un ente monocratico, ma che ha spesso varie e differenti visioni al suo interno quante ne sono i suoi singoli componenti) spingerebbe per premiare il merito e la competenza, quindi per trasformare i rapporti in tempo indeterminato, si trova poi nella quasi impossibilità a farlo, se non nel caso di una crescita tale da sostenere un aumento strutturale di organico. Ad ogni modo, complimenti per la pubblicazione di questa intervista che provvederò a diffondere.

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    1. dadepalma scrive:

      Caro prof. Sparapano, il suo post mi onora profondamente… gran parte del mio pensiero si è formato anche grazie alle sue lezioni, e non è certo scontato esser apprezzati da chi la materia ti ha aiutato a comprenderla! Più volte su questo blog ho cercato di porre e di far emergere i conflitti esistenti nell’attuale sistema del industriale, le difficoltà e la necessità di rimetter mano ad una grande riforma del mercato del lavoro, che però volgesse lo sguardo sempre più ai Diritti dei Lavoratori, e non solo, ma incardinasse all’interno del sistema, il bilancio del capitale umano (in tal senso la mia proposta di bilancio della forza del lavoro). L’intervista in questo tra l’altro è chiara! e in maniera franca affronta i vari temi della gestione del capitale umano.. segnando il solco da seguire nel prossimo futuro!

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  2. S.Spinale scrive:

    In Italia esistono sempre parole del vocabolario che cadono in disuso oppure vengono utilizzate troppo ma molto raramente trasformate in fatti reali. Il merito e la meritocrazia ad esempio sono parole troppo complicate per metterle in pratica. In Italia questo problema è trasversale colpendo ogni ruolo all’interno del sistema. Di sicuro ciò che preoccupa di più oggi è la forte mancanza di leader, di veri leader che abbiano consapevolezza che il loro compito è portare con il proprio ruolo il lavoro e l’ambiente in cui si crea, citando le paole dell’intervista in Terre Libere, in “contesti che favoriscono l’emergere di determinati comportamenti funzionali al successo e alla vitalità dell’organizzazione. Un leader quindi meno eroe,meno visibile e meno in prima linea.Oggi abbiamo bisogno di leader che siano abili designer di contesti organizzativi.”
    Oggi il soggetto che entra con un contratto a tempo indeterminato (realtà sempre più rara) nel sistema azienda occupa una posizione, nel senso che assedia la sua posizione ottenuta dimenticando con frequenza un aspetto fondamentale che deve essere sempre riportato e valorizzato all’interno dell’azienda stessa ogni giorno: il merito. E il merito stesso di essere un leader o un ottimo lavoratore viene focalizzato nella posizione in cui si è nell’azienda, dimenticando che quella posizione è la partenza e non il traguardo da conservare per la dimostrazione di quanto si vale.
    Ho sempre più la convinzione che oggi il merito di avere quel ruolo deve essere visto in prospettiva, con un domani che è frutto di ciò che oggi noi intravediamo. Nessuno può dormire sugli allori perchè vivere di rendita dei successi passati non produce nulla di competitivo e innovativo in un sistema che si sta trasformando con la modifica stessa della società in cui è inserito.
    La domanda che mi sorge è “Quale figura diventerà all’interno del sistema azienda il vero leader operativo che gestirà l’ingresso della meritocrazia nelle sfere gestionali?”
    Chi darà l’esempio?

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    1. dadepalma scrive:

      Caro Simone, rileggendo l’intervista e leggendo i commenti mi son ricordato di un testo che vorrei porre alla tua/vostra attenzione, Fanizza nel 1965 pubblica su Aut Aut, un suo scritto dal titolo Polemica sulla scienza e coscienza tecnica(n.85, p.70) dove ad un certo punto si legge “(…) allorquando la tecnica è considerata come razionalizzazione totale della natura e, conseguentemente, la coscienza tecnica, fuori di ogni limitazione strumentalistica, viene concepita a sua volta come impegno totale, la tecnica stessa diventa il destino dell’uomo. Nè tale destino è da intendersi nel senso di una inevitabile fatalità come accade tanto nell’ottimismo scientifico quanto nell’angoscia antiscientifica. ‘L’essence de la technique moderne rèside dans l’ Arraisonnement et celui-ci fai partie du destin de dévoilement: ce proposition disent autre chose que les affirmations, souvent entendues, que la technique est la fatlitè de notre èpoque, où fatalitè signifie : ce qu’il y a d’inévitable dans un processus qu’on ne peut modifie.’ Occorre inoltre, notare che la tecnica, in quanto destino dell’uomo, è il fatto essenzialissimo a cui vanno sacrificate tutte le altre possibilità dell’uomo.(…)”

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  3. Selvaggia Adele scrive:

    È un’intervista molto bella ma soprattutto dal respiro attuale che dovrebbe essere letta da chi si occupa di gestione del personale, soprattutto per l’idea di nuovo approccio, che lascia nel lettore, un approccio teso verso le nuove frontiere dell’interconnessione e della complessità aziendale e verso una nuova idea di leadership.

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    1. dadepalma scrive:

      grazie di cuore… amica mia!🙂

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  4. luciano scrive:

    Caro Pasquale
    Ho letto del tuo blog, e della recente intervista a Cravera che conosco personalmente, dal gruppo linkedin del quale io e te facciamo parte HR-Eteam.
    Anche io, insieme a miei colleghi, come Cravera ci occupiamo di costruire una “vista” diversa che permetta di uscire dall’empasse nella quale siamo caduti e che si manifesta in mille crisi (finanziarie, economiche, sociali, ecologiche, ecc.).
    Di fatto, volendo rimanere all’interno dell’organizzazione aziendale, ciò che stiamo assistendo più che ad un “aumento della complessità” al fallimento di un “pensiero semplice” che aveva caratterizzato l’intervento nella realtà da parte delle classi dirigenti (aziende, comunità, stati, società, ecc.) che ha sì prodotto benefici ma solo per una parte dell’umanità e con costi rilevanti per l’altra (geograficamente, ma anche per razza, censo, ecc.).

    E allora ovvio che tale “pensiero semplice”, che ha nostro giudizio deriva da Galileo, padre fondatore della scienza “classica”, debba essere sostituito con un “pensiero più coerente” alla realtà che non è, come ben sappiamo, così semplice come ce la siamo rappresentata finora (rimanendo nell’ambito economico: ambiente a risorse infinite da cui trarre risorse e scaricare scarti, mercati a crescita infinita, masse di lavoratori disposte a tutto pur di lavorare, e tanto altro…).

    Dove cercare allora i “semi” di questo nuovo pensiero che possa ispirarci e guidarci nella progettazione di una società diversa, unico modo per rimpiazzare quella industriale che ha esaurito il suo compito?
    Così come le scienze nel ‘600 avevano fornito strumenti, prima filosofici e poi tecnologici, per realizzare la “macchina”, elemento di base della società industriale prima come strumento di produttività e poi come modello organizzativo fino a diventare “occhiali” con i quali guardare il mondo intero, allo stesso modo nuove ispirazioni vengono dalla “nuova” scienza che affonda le sue radici nella Teoria Quantistica dei campi, la teoria biologica dell’autopoiesi e dell’ EVO-DEVO, i teoremi di indecidibilità in matematica di Godel, le nuove teorie delle scienze cognitive, e altro.

    Questa è la strada che abbiamo deciso di percorrere, e che al momento stiamo percorrendo solitariamente: non semplici constatazioni e costruzioni di banali teorie basate sulla sola esperienza personale, o semplicistiche rielaborazioni su slogan di qualcun altro o di un guru del “mannagement” (la doppia enne non è un errore!), disciplina tanto tronfia e trombona quanto povera di contenuti e inefficace, ma conoscenze in altri campi di pensieri potenti e fecondi da riproporre in forma intellegibile ed efficace nella realtà della società civile. Siamo convinti che solo in questo modo si possa realizzare quel cambio di paradigma necessario a costruire un nuovo sviluppo.

    Potrai trovare altro sui nostri blog (uno per lo sviluppo della società http://balbettantipoietici.blogspot.com/ , uno per quello dell’organizzazione http://ettardi.blogspot.com/, uno per quello dell’imprenditorialità http://imprenditorialitaumentata.blogspot.com/) e comunque ti faccio i complimenti per la tua coraggiosa iniziativa di questo blog e ti invito a proseguire e ricercare sempre nuove fonti.
    Ti saluto con l’invito che Steve Jobs rivolse alla platea degli studenti quando fu insignito della laurea honoris causa: Siate affamati, siate folli!

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    1. dadepalma scrive:

      Siate Affamati, siate folli!! bellissimo… grazie di cuore, Luciano!
      questo blog, rappresenta un pò il mio riscoprirmi, il mio narrarmi, il mio parlare delle mie passioni e delle mie emozioni😛
      personalmente mi sto formando, da qualche anno, sul e con il pensiero di Alessandro Cravera, che è da una parte molto complesso e dall’altra molto affascinante!
      sto vedendo i blog che mi segnali… ricchi tutti di grandi spunti di riflessione!
      personalmente credo nell’uomo, nel suo grande potenziale di esser un macramè di talenti! ecco questo blog vuol sottolineare l’importanza del Noi…. del vibrante come ho avuto modo di scrivere tempo fà!

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