Das HumanKapital incontra il prof. Santiago Zabala


Nel prossimo mese di ottobre per la Columbia University Press, sarà pubblicato Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx un interessante libro scritto a quattro mani dal prof. Gianni Vattimo e dal prof. Santiago Zabala. (qui puoi ritrovare un’intervista). Ho incontrato il prof. Zabala, filosofo, giovane pensatore del mondo… forse questa è le definizione che più mi piace pensando al professore! Nasce nel 1975 vive la sua vita tra Roma, Vienna e Ginevra. Studia filosofia a Torino, consegue il dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense. Nel novembre 2007 viene insignito della prestigiosa borsa  Humboldt. Attualmente è Professore di ricerca ICREA presso l’università di Barcellona. Mi sia consentito segnalare due volumi del prof. Zabala il primo sempre pubblicato per la Columbia University Press, nell’agosto del 2009, dal titolo The Remains of Being: Hermeneutic Ontology After Metaphysics, e il secondo Consequences of Hermeneutics pubblicato nel 2010 per la Northwestern University Press, libro curato con Jeff Malpas.

 Professore, scusi, che cos’è l’ermeneutica?

Per spiegare l’ermeneutica ci vorrebbero dei volumi, dunque, posso solo indicare qualche aspetto importante. Prima di tutto è una filosofia che trova le sue origini già in Platone, dunque, la sua storia si muove assieme alla storia della filosofia dove praticamente tutti i classici hanno detto qualcosa sul significato filosofico dell’interpretazione: Agostino, san Tommaso, Spinoza ecc. Secondo: è una filosofia che si oppone alle descrizioni, ma non solo come l’impossibilità di descrivere i fatti, ma anche come essenza stessa dell’essere umano: siamo interpreti. In questa condizione nozioni come quella della “reltà, verità, o essere” sono sempre il risultato di interpretazioni personali. Esistiamo grazie all’interpretazione dei fatti, senz’altro non grazie ai fatti, se no, anche noi potremo essere dei fatti e descritti come tali. Ma in questa forma esisteremo come oggetti rischiando di cadere dentro “la catena di montaggio” o “l’indifferenza industriale”. Tutto questo si trova ben spiegato nei libri di Vattimo dove Heidegger, Nietzsche e Gadamer sono giustamente considerati i padri dell’ermeneutica contemporanea.

Cosa significa Hermeneutic communism? perchè oggi la vostra visione di un marxismo Antifoundationalist trova ragion d’essere?

“Comunismo ermeneutico” è il titolo del nostro libro che cerca di rinnovare il marxismo attraverso l’ermeneutica. Ma questo rinnovamento non va verso una nuova teoria marxista, al contrario, parte proprio dal suo indebolimento. Oggi il marxismo o meglio ancora, il comunismo, è debole, cioè libero dalle strutture forti che lo reggevano. Proprio questa è la sua forza, cioè la possibilità che abbiamo per praticarlo senza la violenza industriale che ha rovinato la stessa Russia comunista. L’ermeneutica, come filosofia post-metafisica, serve all’marxismo per ricordarsi che non dobbiamo più “descrivere il mondo,ma solo interpretarlo.” Questa massima (ovviamente è una modificazione della famosa tesi di Marx) aiuta a non cadere dentro una politica della verità dove tutti devono seguire delle regole oggettive. L’unico imperativo sono i deboli, cioè il “comunismo ermeneutico” è dalla parte dei deboli, dei poveri, dei marginati delle strutture attuali del lavoro, che non sono altro quelli senza, come dici tu, “ragion d’essere”. Per questo Vattimo dice che “il pensiero debole è il pensiero dei deboli”: non sono altro che i “residui” dell’essere come ho cercato di tradurre ontologicamente nel mio “The Remains of Being”… Proprio questo Essere Deboli non ha forza, cioè governi dalla loro parte, per lo meno in Europa.

Das Humankapital nasce dall’idea di valorizzare le donne e gli uomini che vivono le imprese, crede sia importante incamminarsi verso un nuovo umanesimo del lavoro?

Certo. Lo scarso valore che viene attributo ai lavoratori è il problema. La stessa cosa succede con i cosiddetti “paesi del terzo mondo”. Anche loro sono dimenticati. Per questo nel nostro libro diamo tanto spazio alle democrazie sud-americane: loro sono arrivati a un livello così grande di povertà che hanno iniziato a eleggere governi realmente a favore dei deboli e in certi casi dei veri e propri “metalmeccanici” come Lula. Oggi questi paesi stanno uscendo dalla crisi economica meglio dei paesi Europei e non sono altro che un esempio da seguire per i nostri politici. Come è possibile che loro sono usciti dal FMI, seguendo le indicazioni dei migliori economisti, mentre noi facciamo il possibile per restarci dentro, rovinando i diritti acquisiti?

Hermeneutic Communism: From Heidegger to Marx è su amazon.com clicca qui

Questo post lo ritrovi anche sul blog del Prof. Gianni Vattimo clicca qui

Questo post lo ritrovi anche sul blog De camino a la abulia clicca qui

Questo post lo ritrovi anche sul blog Uncommons clicca qui

Ritrova le altre interviste cliccando qui

8 Comments Add yours

  1. geniomaligno scrive:

    Piccolo appunto: conciliare marxismo e pensiero debole… è improponibile. L’ermeneutica è un tipico pensiero debole, senza per questo sminuirla

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    1. dadepalma scrive:

      ti ringrazio per il commento… e per l’attenzione dimostrata al post… volevo far presente che il rapporto marxismo – pensiero debole è stato più volte chiarito dal prof. Gianni Vattimo, per sintetizzare il suo pensiero riporto una sua dichiarazione. Nel 2009 intervistato sul punto Vattimo diceva

      Il pensiero debole è una filosofia che, basandosi su Nietzsche e Heidegger, teorizza che non si danno principi assoluti ma solo costruzioni storiche di verità. Il marxismo va “shakerato” con il pensiero debole perché il materialismo, se è solo dogmatico, è un qualcosa di inutile. Il pensiero debole esclude invece che ci sia un ordine ideale della realtà che si può realizzare una volta per tutte. Perché è il pensiero dei deboli? Perché i forti non ci stanno. Invece bisogna dare la parola a chi è stato tacitato nella storia.

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  2. S.Spinale scrive:

    All’inizio di ogni secolo c’è sempre per l’uomo un punto di passaggio, una sorta di rivisitazione di ciò che nel secolo precedente ha impostato il pensiero e la vita sociale e politica del mondo. Nel primo ventennio di ogni secolo si sviluppa un nuovo modo di vedere e percepire il mondo. Generalmente gli anni finali di un secolo sono sempre anni decadenti, come se un ciclo fosse lì per chiudere la partita e avviarne lentamente ma inesorabilmente un’altra. Credo che l’interpretazione delle ideologie del novecento sia un buon punto di partenza per avviare una nuova visione del mondo. Ogni ideologia contiene in sè ideali a cui l’uomo deve sempre tendere, poi come tutte le ideologie l’attuazione della teoria non coincide perfettamente con la pratica reale perchè dalla perfezione del pensiero si passa all’imperfezione dell’essere umano. Forse in questa intercapedine il capitale umano può fare la differenza ovvero modificare e plasmare sui bisogni primari di ogni lavoratore la rivisitazione di una ideologia.
    Personalmente non credo che il futuro possa essere supportato da ideologie perchè ha nel suo interno, per i legami tra gli Stati e le relazioni tra parti (ad esempio nel mondo del lavoro tra datore e subordinato), dinamiche che si sviluppano e si svilupperanno nelle concertazioni per rendere sempre più i diritti scritti diritti reali e applicati.

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    1. dadepalma scrive:

      caro simone, come sai non ho grandi verità! credo però di camminare sempre nel solco del’Umanesimo… del e nel lavoro!😛

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  3. pgrandicelli scrive:

    la diffusione di un nuovo umanesimo è l’unica speranza per l’uomo. per la sua sopravvivenza, per il superamento del fallimento del capitalismo e dell’individualismo e dell’edonismo ad esso connessi.

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  4. pgrandicelli scrive:

    ps: per il poll qui al lato, chiamare forza lavoro le persone d’impresa è una bestemmia preferirei si parlasse di capitale umano e capitale sociale.
    Il bilancio del capitale sociale andrebbe depositato per legge e dovrebbe costituire un elemento determinante nella valutazione della “salute” di un’impresa.

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    1. dadepalma scrive:

      il bilancio della forza del lavoro… (quel Del è importante)… il bilancio come più volte detto nasce dall’idea di un superamento della sola indicizzazione del capitale umano (che per me è la vera bestemmia)… inoltre io stesso in un post precedente ho spiegato cosa intendo per capitale umano (leggi Intendere il capitale umano)… detto questo… das humankapital è tutto proteso verso (già nel nome) una cultura della valorizzazione del capitale umano!

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