Il mio management è in cammino verso il capitale umano!


Vorrei condividere una lettura che mi pare interessante, tutto è iniziato qualche giorno fa leggendo l’editoriale del dott. Enrico Sassoon (Harvard Business Review Italia, luglio/agosto 2011). Il dott. Sassoon nell’illustrare il numero si pone e pone domande, chiedere al lettore di soffermarsi e riflettere… si chiede e chiede se il management sta cambiando? scrive per fa riflettere che il vecchio modo di fare impresa “command & control” è superato e che si è alla ricerca di un modo nuovo fino a questo momento non ben definito, ma di cui si intravvedono già alcuni importantissimi elementi. Forse il punto più rilevante di tutti può essere definito come “inclusione”. e conclude scrivendo In molti articoli di HBR si trovano indicazioni importanti per dare corpo e concretezza nelle vostre organizzazioni ad alcune di queste questioni e per costruire meglio una collaborazione efficace. Si tratta, palesemente, solo di una nuova tappa di un percorso ancora lungo da compiere. Contribuite con le vostre idee e i vostri commenti a farci procedere su questa strada. Ho letto molti degli articoli presenti nel nuovo numero e ho letto i vari post e commenti che sono nella rete ( vedi qui cosa scrivere il dott. Alessandro Cravera , mentre qui puoi leggere cosa scrive il dott. Luciano Martinoli), ma in questi giorni mi è tornata, sempre, alla memoria una pagina di un libro stupendo di Albert Bandura, Autoefficacia, in cui lo psicologo canadese scrive Oggigiorno nelle attività occupazionali stanno avvenendo rapidi cambiamenti che richiedono versatilità e un senso di efficacia elevato. Tali cambiamenti professionali derivano da una varietà di fattori. Molti dipendenti, naturalmente, cambiano ruolo lavorativo perché vengono promossi a mansioni progressivamente superiori. L’arricchimento del lavoro attraverso la rotazione, che consente di avere una certa varietà e do provare nuove sfide,viene oggi ampiamente utilizzato per sostenere l’interesse e il coinvolgimento dei dipendenti nei confronti del loro lavoro quando ci sono poche prospettive di mobilità verso l’alto. L’approccio del lavoro di squadra viene spesso utilizzato a questo scopo. Invece di segmentare il lavoro in parti sconnesse, che diventano l’unico incarico di lavoro dalla mattina alla sera, tutto il lavoro viene svolto dai membri di team autogestiti. Nei progetti e nei sistemi di produzione basati su team, ogni membro apprende ogni aspetto del lavoro e affronta a rotazione i diversi sottocompiti. Questo tipo di struttura organizzativa crea un ambiente di lavoro abilitante che si presta bene a produrre una forza lavoro altamente competente e flessibile. La vita lavorativa diventa più diversificata e stimolante e, attraverso l’autogestione, permette un maggior controllo personale.(p. 601) Ecco quando penso alla collaborazione all’interno di una azienda penso all’approccio di squadra, penso alla progettualità della valorizzazione del capitale umano, al suo immenso valore. Non è un caso, leggendo sempre Bandura, che Le forze economiche competitive stanno sfrondando le gerarchie dei quadri burocratici. Sempre più spesso le decisioni operative e le funzioni gestionali vengono assegnate agli stessi lavoratori nello sforzo di migliorare la produttività e la soddisfazione dei dipendenti. Il fatto di strutturare il lavoro in modo tale da dare il controllo operativo a chi svolge i progetti rimuove gli impedimenti burocratici all’iniziativa, alla creatività e allo svolgimento del lavoro. Gli stessi membri del team decidono qual è il modo migliore per eseguire il lavoro, strutturare gli incarichi, fare n buon uso delle abilità complementari e gestire i problemi motivazionali e personali. Il team ha un controllo completo sul proprio operato ma deve rendere conto della sua produttività. La sensazione di essere padroni del proprio lavoro mette in moto agli incentivi autovalutativi e la responsabilità personalizzata aumenta gli incentivi sociali per lo svolgimento di un buon operato.(p.601) Ecco allora che se ci si domanda se il management sta cambiando non si può non soffermarsi su ciò che Bandura scrive Il fatto che i team si gestiscano autonomamente il loro lavoro modifica il modello di direzione manageriale. I manager devono abbandonare di buon grado il controllo operativo diretto e svolgere invece un ruolo di facilitazione fornendo le risorse, le indicazioni istruttive e il sostegno di cui i team hanno bisogno per fare il loro lavoro efficacemente. (p.601) Ecco forse in questa direzione mi piacerebbe che camminasse il management… mi piacerebbe poter scoprire che il mio management è in cammino verso il capitale umano!

Rif. Autoefficacia, Albert Bandura, Erickson, 2003

2 Comments Add yours

  1. luciano scrive:

    Caro Davide
    Condivido anche in questo caso la tua “tensione” verso un modello diverso di organizzare il lavoro, un nuovo ruolo del management, eccetera. Trovo però, da tutto quello che si scrive in giro e sopratutto sui media istituzionali (HBR in testa), che gli occhiali, l’idea di fondo, l’epistemologia sia sempre la stessa: il modello industriale. Facciamolo funzionare meglio, cambiamo quello che c’è da cambiare, miglioriamo il migliorabile, se le persone sono importanti, beh accettiamo pure questo, in nome del salvataggio, e lasciamogli più gradi di libertà…
    Ma in testa c’è sempre e solo quel modello!
    La questione è totalmente diversa, a mio avviso: il modello industriale, inteso come modo di organizzazione sociale dentro è fuori dell’azienda (perchè tutta la società si è data e aspira a quella organizzazione) è in fin di vita, moribonda, kaputt!
    Ce ne accorgiamo perchè sono saltati i “patti di base” sociali che lo sostenevano, perchè non produce più la ricchezza per tutti che ha prodotto in passato, perchè abbiamo scoperto che è ingiusta, perchè è insostenibile per l’ambiente in cui viene proposto, sia quello naturale che quello sociale, perchè… non ci piace più. E questo ultimo punto è sufficiente per cambiarla, senza ulteriori giustificazioni!
    Il punto adesso è: come?
    Sicuramente attraverso un processo “sociale”. E’ ora di dire basta alla richiesta tanto confortante quanto devastante di leader messianici portatori di verità che tanti disastri hanno generato in passato.
    Tale processo sociale deve passare attraverso la conoscenza.
    “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati” diceva Einstein, che di approcci alla realtà qualcosa ne capiva.
    Se il modello di società industriale è basato sul modello della “macchina” (comando e controllo, misurazione, riduzione in parti ricomposizione, deduzione dello stato di un sistema da ciò che era prima e così saprò come sarà dopo, ecc.), a sua volta basato sulle leggi della fisica classica Newtoniana (parliamo del 1600, ovvero 400 anni fa!), siamo sicuri che non ci siano conoscenze più recenti e più potenti da utilizzare (in matematica, fisica, biologia, scienze cognitive, ecc.)?
    E coloro che scrivono libri, articoli di riviste, fanno conferenze, e continuano a parlare di misura, di “talenti” come pezzi unici e rari, di produttività, ecc. cosa hanno in testa: la conoscenza della “macchina” o quelle recenti dei sistemi autopoietici, della fisica quantistica, dei sistemi EVO-DEVO, e di tanti altre nuove conoscenze di punta disponibili un po’ dappertutto?

    E allora da lì bisogna partire, con un progetto di confronto e condivisione di nuove conoscenze a tutti i livelli, con la coscienza che sia questa la strada più giusta ed efficace da percorrere. Quando avremo accettato di “cambiare occhiali” un po’ tutti, sarà facile vedere nuove strade e progettare come percorrerle. Come sai abbiamo una proposta, un processo permanente in tale direzione, un Expò continuo della conoscenza.

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    1. dadepalma scrive:

      caro Luciano, io mi occupo di approfondire le dinamiche di gestione del capitale umano all’interno del sistema azienda! in questo il mio interesse si focalizza sulle relazione intra e inter personali… (come già detto in un post scritto tempo fa che ritrovi qui ( https://dashumankapital.wordpress.com/2011/06/24/intendere-il-capitale-umano/ )
      per quanto riguarda la critica al sistema ti prego di leggere qui https://dashumankapital.wordpress.com/2011/06/22/il-prodotto-un-essere-bisognoso-di-sostituzione/

      personalmente credo nella teoria delle intelligenze multiple e credo che le aziende siano un macramè di talenti!

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