L’IO (ich) che nella modernità era distrutto, nella postmodernità viene ricreato?


Credo che la domanda sia semplice la risposta un pò meno…negli ultimi 3 mesi la mia riflessione parte da questa domanda… Voglio, quindi, riproporre qui una prima risposta che mi son dato…

Ho pensato molto alla parola “distrutto” e credo di aver adoperato un termine non propriamente adatto; in questi giorni mi è tornata alla memoria una frase di Alain Touraine che in Critica della modernità scrive Il soggetto è la volontà di un individuo di agire e di essere riconosciuto come attore. Io credo che qui sia racchiusa la risposta del tutto, Touraine pone alla nostra attenzione la relazione tra Il soggetto, L’individuo e L’attore; questa/e relazione/i ci riportano necessariamente alla seconda topica di Freud (Es, Io e Super Io) per il concepire il tutto in relazione, ma la frase di Touraine utilizza un termine Il soggetto che Freud considerava in rottura con l’Io (quando parlo di rottura penso alla fine delle Illusioni). Credo che la modernità possa esser intesa come Produzione del Soggetto, essa però, ha necessariamente determinato una sempre più forte oggettivazione, qui mi torna alla memoria ciò che Fromm scriveva l’alienazione dal mondo dentro e fuori di noi, e mi torna alle memoria la psicodinamica con Winnicott, che ci racconta di un vero e di un falso Sé. Mi torna alla memoria Remo Bodei che in Destini Personali scrive Dato però che tra la soggettività e l’oggettività i dispositivi di sincronizzazione non sempre funzionano, il metronomo della storia individuale rallenta : i singoli, allora, non mantenendo il passo con l’incalzare degli eventi, perdono la capacità di cogliere in tempo utile il mutare delle forme e, con essa, di dare senso alla propria vita.  Credo che la postmodernità sia caratterizzata da questa incapacità, e questo a causa della perdita della parola Speranza, e ciò non ha bisogno di grandi analisi basta ascoltare, leggere e guardare i movimenti che dal Cile alla Spagna, passando per i paesi del nord africa ci offrono, Sono giovani Senza Futuro, senza speranza! In questo è bene ricordare che un grande uomo come Fromm aveva posto all’attenzione di tutti noi, l’idea della Rivoluzione della Speranza! Credo che la postmodernità sia caratterizzata da una mentalità di sopravvivenza, una sorta di “Io debole”, che si adatta al meglio alle esigenze della vita… (la fine dell’eroismo lavorativo, per questo credo che il prof. Alessandro Casiccia abbia profondamente ragione!). Infine mi piace concludere con i versi ancora attuali di Holderlin : voll Verdienst, doch dichterisch wohnet / der Mensch auf dieser Erde! (Pieno di merito, ma poeticamente, abita/ L’uomo su questa terra)

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  1. La perdita dell’Essere o la perdita dell’Avere? Questo è il dilemma che il mondo si sta ponendo da qualche anno. La Speranza è, a mio avviso, composta da molti fattori umani che rendono l’uomo stesso instabile nel suo andare lungo la vita. Un detto popolare dice che “la speranza è l’ultima a morire” e in ogni detto popolare c’è sempre un fondo di verità. La Speranza di affermare e di fermare se stessi nel mondo, nell’essere qualcosa o qualcuno, nel centrare la propria vita in qualcosa che renda utile il tutto che si vive è un moto che mai finirà nell’animo dell’uomo e, di conseguenza, nei moti dei popoli. I moti rivoluzionari che fotografiamo in questi periodi sono i moti della Speranza, i moti che l’uomo accende dentro se per migliorare lo stato in cui vive e soprattutto la prospettiva di ciò che potrà vivere. Sovvertire lo status quo significa sovvertire gli equilibri favorevoli solo a chi ha l’Avere e possedendone tanto ha perduto l’Essere delle cose, la relatività dell’Avere, ha perduto il giusto senso di equità che come un’utopia l’uomo ha cercato in tutta la sua storia di portare in atto. Se si guardano le rivoluzioni del passato si vede solo movimenti di massa che vogliono affermare nuovi Io che dal basso non hanno avuto la possibilità di mostrarsi. La rivoluzione che un uomo porta nelle strade è la rivoluzione che ha fatto in precedenza nella propria coscienza, in quella parte dell’Essere che non è gestito dal binomio causa-effetto ma dalla concertazione di “buchi neri” in cui tutto viene inghiottito e poi riportato alla luce, rivisitato dalla mente di ognuno e “rigurgitato” all’esterno per dare forza e motivazione alla sopravvivenza della Speranza personale e collettiva. Ciò che si fa forse si può affermare in modo iperbolico è già stato fatto nelle intenzioni di ogni uomo. Se si arriva a perdere la vita per tentare di arrivare al proprio obiettivo allora bisogna chiedersi se l’Avere ha un senso profondo come lo ha il senso dell’Essere. In questo spaccato tra Essere e Avere l’uomo non può bandire dalla sua strada la Speranza ma anzi la utilizza sempre per contrastare ciò che inconsciamente non può essere più tollerato. Ciò comporta macroscopicamente i flussi di emigrazione, i moti rivoluzionari contro un potere oligarchico, i cambi di scelta di voto, i cambi dei sistemi economici, gli assetti tra Poteri statali. In modo microscopico invece comporta una presa di coscienza e la sua relativa cognizione del tempo in cui si deve vivere.
    Ho sempre avuto un’immagine chiara in testa per raffigurare la Speranza che l’uomo può avere per se: il momento in cui un artigiano plasma l’argilla nel suo tornio. L’uomo in un attimo può sentire il suo Super Io o il suo Io essere la forza per plasmare qualcosa che sta nelle sue mani o può in un istante distruggere ciò che Ha o cio che E’.

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  2. giuliocara scrive:

    Molto bello , queto articolo, direi quasi poetico, dato che a me L’Uomo appare assai piü complesso che non nella visione del poeta Holderlin….Penso da , uomo semplice, che piü che rivoluzioni della Speranza , ci saranno le rivoluzioni della necessitä o, peggio della disperazione….Penso infatti che nessun uomo sazio si rivolti…a meno che’ , non sia affamato di potere…..Pare che gli ultimi tremila anni di storia, letteratura, filosofia , e conscenza ci avvertano continuamente e per tempo….ma l’uomo moderno o, postmoderno, Non pare aver piü tempo di leggere la storia o di impararne le lezioni….Opinione personale di G. emigrante

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