Credo nell’idea di un benessere condiviso, di un piacere reale nei luoghi di lavoro…


Nel post precedente ho posto l’attenzione su un libro che secondo me vale la pena di leggere, si tratta di Volevo essere una farfalla scritto della prof.ssa Michela Marzano (leggi qui il mio post sul libro)… come accennavo incontrai il pensiero della Marzano grazie ad una intervista rilasciata a Job24, fu così che decisi di acquistare Estensione del dominio della manipolazione, esso è il risultato di una attenta analisi del sistema manageriale e di come esso interagisce, oggi, con la nostra vita privata… Ciò che più mi colpì furono le conclusioni dove la Marzano scriveva “con il pretesto di mettere l’uomo al centro del lavoro e di favorirne la realizzazione, i nuovi manager reclamano un impegno incondizionato dai loro dipendenti. Con la scusa di voler costruire un’impresa dal volto umano che favorisca la creatività, stanno trasformando il saper essere in quella spada di Damocle che è la valutazione dei lavoratori. Grazie a una ormai collaudata retorica, riescono progressivamente a condizionare anche i loro spazi interiori. La fine del taylorismo avrebbe dovuto coincidere con la fine dei ritmi di lavoro infernali. Oggi, in modo del tutto consenziente, il lavoratore rimane a disposizione del suo datore di lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro, tramite mail o pc portatile. Alla violenza della vecchia catena fordista si è sostituita una violenza psicologica. Le argomentazioni del management cercano di nascondere questa dura realtà e di convincere i lavoratori che operano per il loro benessere, mentre in realtà non fanno che obbedire alle leggi sempre più implacabili del mercato. I lavoratori ne subiscono le conseguenze, ma sono esortati a credere che il management cerca solo la loro felicità.” (p.167) Voglio subito chiarire che il libro e il pensiero filosofico espresso dalla Marzano ha posto in me notevoli domande, ed alle volte mi son chiesto se io stesso non mi contraddicevo, e non mi contraddico, nel voler proseguire la mia ricerca sul “capitale umano”… sulla sua valorizzazione… nel mio volermi inserire nel solco di un nuovo umanesimo lavorativo! Ciò che però mi conforta è il pensiero che anni fa Baudelot e Gollac a seguito di una loro ricerca scrissero Sotto gli effetti congiunti della precarietà, della flessibilità, dell’intensificazione del lavoro, dell’individualizzazione del rapporto all’occupazione e molti altri fattori ancora, una parte importante di individui provenienti da ambienti professionali diversi e di livello differenziato nella gerarchia sociale ha un rapporto infelice col proprio lavoro. Altri invece vi trovano fonti di soddisfazione, di piacere e di felicità, in quanto il lavoro è per loro un mezzo per affermarsi e per realizzarsi. Ecco credo che quando pongo l’attenzione della necessità di ripensare alle politiche di gestione del personale e di credere in un nuovo sistema che valorizzi il capitale umano, voglio promuovere l’idea di un benessere condiviso, di un piacere reale nei luoghi di lavoro!

Rif. : Estensione del dominio della manipolazione, Marzano Michela, Mondadori 2010

Travaillere pour etre hereux? Le bonheur et le travail en France, Baudelot e Gollac, Fayard, 2003

2 Comments Add yours

  1. Cercare di comprendere un periodo storico quando lo si vive non è facile perchè si ha una visone parziale dei processi che si evolvono e che investono il contesto in cui si sviluppa ma nell’aria, nella volontà delle persone, nelle manifestazioni e nelle dichiarazioni anche della sola gente cosiddetta “comune” c’è la voglia di ritornare alla fase di un antico umanesimo. In sostanza una nuova lifestance in cui l’uomo ha come principali alleati la ragione e la solidarietà. Il buon senso non è mai andato via dalla nostra vita sociale ma non ha avuto i riflettori puntati. Chi nel silenzio ha cercato con le proprie forze di portare tutto a livello uomo ha avuto vita difficile, ha dovuto subire il contrasto devastante che l’arroganza, la prepotenza e la cupidigia del potere ha ostentato nell’ultimo decennio. La società di riflesso si è trovata ad essere trascinata nella discesa dei gironi infernali. Ha incontrato tutti gli aspetti più cupi e diseducativi e ha, nonnostante le apparenze, sempre reagito…ha reagito con molta sofferenza e tra azioni contrastanti e perlopiù non subito decifrabili nei momenti in cui accadevano ma ha reagito. Ciò che credo invece non ha mai fatto è cercare un antitodo al veleno messo in circolo. Ha sempre reagito per risposta a ciò che ha dovuto affrontare guardando poco però alla radice del problema. Oggi invece finiti i gironi infernali come Dante si sta trovando a non reggere il colpo e a quasi volere con tutta se stessa svenire per ritornare “a veder le stelle”. La ragione, la solidarietà ed il rispetto dei diritti umani e dei diritti civici contraddistinti in una qualsiasi società evoluta hanno un ruolo oggi fondamentale proprio perchè mancanti anche nelle più basilari norme di convivenza civile. E allora l’uomo nelle sue azioni più elementari non inventa nulla di nuovo ma cerca di ottenere regole nuove ma valide per tutti. Queste regole nuove sono un ritorno al passato…sono un Umanesimo che basa tutto ad un ritorno alla DIGNITA’ dell’essere umano.
    Tutto questo discorso è però incastonato in un mondo sempre più evoluto con nuove sfide e nuovi concetti che si fonodono soprattutto nel mondo del lavoro. Il luogo del lavoro è il teatro della nostra società, in quel luogo viene replicata ogni forma di interscambio presente nella società in cui si sviluppa. E una frase mi ha molto colpito sulle dinamiche che nei diversi piani dell’organizzazione deforma a mio avviso il concetto stesso di lavoro (inteso come obiettivo comune verso il raggiungimento dello scopo, ognuno con il proprio ruolo e il proprio compito): “Le argomentazioni del management cercano di nascondere questa dura realtà e di convincere i lavoratori che operano per il loro benessere, mentre in realtà non fanno che obbedire alle leggi sempre più implacabili del mercato.”
    Per essere sempre colui che ragiona come un passante per strada, senza voler trovare forzatamente concetti o teorie di comportamento mi viene da pensare a cosa sia il mercato e utilizzo volontariamente le parole che qualsiasi navigante trova su wikipedia: “In economia, con il termine mercato si intende il luogo e al contempo anche il momento in cui vengono realizzati gli scambi economici di materie prime, beni, servizi, denaro, strumenti finanziari ecc, del particolare sottosistema economico di riferimento.”
    E mi chiedo la ragione, la solidarietà e il senso comune della giustizia hanno un mercato? Possono essere considerati oggi beni o servizi sottoposti al sottosistema economico di riferimento?

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  2. Grazie della segnalazione,i corsi aziendali sono un tassello dei tanti che completano la totale omologazione e manipolazione delle persone. Il capitale umano e un nuovo umanesimo lavorativo sono essenziali,perchè appunto tutto oggi sembra essere mercato e le conseguenze sociali e umane le possiamo ben vedere.
    ciao saluti e un abbraccio
    Andrea

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