Perché la vita rimane un’avventura meravigliosa


Certe volte la vita ti regala momenti unici, ti fa vivere ed incontrare persone meravigliosamente belle… certe volte la vita ti offre la possibilità di viverti al massimo… eh si… certe volte la vita ti fa incontrare i tuoi sogni, certe volte te li fa vivere al massimo… lanciato nel tuo futuro… certe volte.. certe volte la vita ti fa vivere i tuoi sentimenti, le tue emozioni in maniera unica… certe volte però devi far i conti col sistema, con un sistema di vita precario, certe volte ti chiedi i perché?… certe volte non trovi soluzioni… certe volte ascolti tante cose, tante parole… certe volte capisci che indignarsi non basta… certe volte ti chiedi come sia possibile che ascolti tanti ragionamenti… ma nessuno risolve la situazione… certe volte l’unica cosa che trovi di decente è quello che non faresti mai! Certe volte… eh si… certe volte capita che dopo 10 anni la situazione non cambia anzi peggiora! Certe volte sentendoti un emarginato, un incompreso, un indignato… capisci che la valigia inizia a pesare… inizia a pensare che la vita ti apre nuove strade… nuove vie!

Inizi a pensare che se le parole se le porta il vento le 46 forme contrattuali atipiche non se le porta via mai nessuno… e allora ti chiedi perché rimanere in un paese a cui non frega un bel niente del proprio futuro? Perché le 46 forme contrattuali atipiche sono solo un modo per risparmiare, e per non avere problemi nell’uscita dal lavoratore dal sistema azienda (una volta che scade il contratto, basta non rinnovarlo)… per il resto ste 46 forme ti incasina solo la vita, perchè arrivati ad un certo punto bisogna anche pensare che sia arrivato il momento di costruire la propria famiglia!

Non credo alle parole credo a ciò che si realizza!

Credo che un sistema produttivo che non comprende che per aumentare la firm performance si deve investire sulle persone che vivono nelle aziende perché sono esse il vero vantaggio competitivo, bè credo che se non c’è questo investimento non si va veramente lontano.

La vita, però, rimane un’avventura meravigliosa… perciò ovunque voi decidiate di vivere, ovunque il vostro cammino vi porterà… qualsiasi sia la sofferenza e la fatica… abbiate sempre il coraggio di non abbandonare la vostra Itaca!

2 Comments Add yours

  1. La lettura di questo post mi ha fatto venire in mente, con le mie solite associazioni di idee un pò anomale, il romanzo di Verne “Il giro del mondo in 80 giorni” in cui per scommessa un ricco uomo con il suo maggiordomo cerca di fare il giro del mondo utilizzando le innovazioni così tanto pubblicizzate (una nuova ferrovia). Superato Brindisi inizia l’inaspettato ovvero l’imprevisto sempre dietro l’angolo…in realtà inizia il vero viaggio, inizia il confronto con se stessi immerso negli accadimenti della vita. Si utilizzano le opportunità che il caso e il proprio bagaglio culturale danno come sfruttabili in quel momento. Il treno così pubblicizzato in realtà non ha ancora binari dove viaggiare e allora l’uomo, lontano dal suo habitat usuale, s’ingegna a trovare strade alternative per arrivare all’obiettivo…per arrivare in tempo ad onorare la scommessa fatta prima di tutto con se stesso.
    Oggi ogni uomo fa dentro di sè un giro del mondo anche se poi è un uomo fermo fisicamente nel luogo dove è sempre stato. Oggi in verità sempre più persone hanno imparato il concetto di mobilità come concetto di base per evolvere la propria vita ad uno stato almeno di decenza (intesa come “assicurazione” di poter avere e sfruttare beni e servizi che per il mondo occidentale e capitalistico sono ormai dei must se vuoi far parte del cosiddetto mondo civilizzato!). Non ci sono più barriere concettuali o logistiche che possono bloccare un uomo verso la realizzazione di ciò che vuole. Non è un discorso utopistico e/o poco pratico perchè proprio ora stiamo vivendo una crisi culturale e socio-economica che ricorderemo per molto tempo e che se siamo fortunati cambierà alcuni cardini con cui si è stabilizzata la società del produrre. Ogni uomo deve, come credo lo volesse anche in passato con altri mezzi e altri concetti culturali sociali, trovare la sua strada, la sua via per realizzarsi e la crisi ha solo un aspetto positivo per tale raggiungimento ovvero pone la società intera ad una revisione totale di ciò che è veramente importante, ripone uno sguardo attento alla valutazione di ciò che di superfluo è stato venduto come essenziale per vivere. E tutto questo la crisi lo pone come obbligo all’intera società, in ogni suo strato sociale e non rende tale discorso e tali domande come domande personali ma come domande di un’intera popolazione. Il risultato finale è ben diverso nei due casi perchè nel caso del singolo uomo, della singola unità (tale parola la intendo come concetto di impersonalizzazione della vita del singolo uomo inteso come universo, fulcro di innumerevoli stati emozionali e razionali fusi insieme e sincroni nel rispondere al mondo esterno) le risposte sono sempre parziali e mai totalmente attuabili perchè l’uomo è inserito nella società, nel contesto in cui vive e lavora e di conseguenza il freno della società obbliga molte volte a rivedere al ribasso le volontà e le decisioni della singola persona. Nel caso invece della società la revisione del proprio stato pone l’abbattimento, perlopiù culturale, di dogane in cui il dazio da pagare era sempre uscire fuori dal range medio che la società stessa imponeva ai propri cittadini…forse sarebbe meglio dire “conviventi”. La società stessa si muove, si sta muovendo ora verso nuove strutture che sono ancora primordi ma che già s’intravedono, già solo perchè i paesi cosiddetti B.R.I.C. (S.) bussano alla porta per rivedere la spartizione dei beni e delle risorse messe in campo planetario. Questo imprevisto da 80 giorni nel romanzo arricchisce l’uomo, gli fa trovare l’amore, lo riporta ad una condizione economica pari ma soprattutto gli da la possibilità di vedere la vita, di assaporare l’avventura dei propri sogni. Perchè non augurarsi sempre di poter vivere nei momenti più inaspettati e nelle condizioni che sembrano più avverse in realtà veri momenti che segnano la propria vita? Il primo passo del costruire non è capire che il sogno che abbiamo in realtà è la vera essenza di noi e che la nostra realizzazione non è la realizzazione stessa e consapevolezza della vita che si vuole avere veramente?
    Buon giro a tutti…

    Great Davide, great!!

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    1. Mary scrive:

      Dov’è il pulsante ‘like’ qui?🙂

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