La vita è sempre e solo un problema di orientamento


È qualche giorno che penso e rifletto al concetto di rapporto con gli altri… lo so, forse qualcuno, dirà ma non hai nulla da fare?… però immaginate di ricevere messaggi da una donna, immaginate che questi messaggi vi pongano domande… immaginate discussioni interrotte, o non lette… immaginate un viaggio in treno… e allora il tutto porta a riflettere, su se stessi e sul proprio rapporto…. E così che mi è tornata alla memoria un pagina di Volevo essere una farfalla, il libro della filosofa Michela Marzano… una pagina meravigliosa che io adoro profondamente… dove si può leggere

…Il rapporto con se stessi è esattamente come il rapporto con gli altri. Se gli stai sempre addosso, se gli chiedi sempre qualcosa, se lo soffochi… dopo un po’ lui se ne va. Chiunque se ne andrebbe. Anche io. Che a volte continuo a starmi addosso, a pretendere, a voler fare, a non cedere.

Imparare a vivere significa accettare l’attesa, la sospensione, l’incertezza. Integrare lentamente l’idea che, nonostante tutto, il vuoto che ci portiamo dentro non potrà mai essere del tutto colmato. Che ci sarà sempre qualcosa che ci manca. E che è proprio quest’assenza che caratterizza il nostro rapporto con il tempo, con lo spazio, con l’amore… e che gli altri non sono cattivi se non sono sempre lì, pronti a intervenire, pronti a fare qualcosa perché il vuoto faccia meno male.

Le relazioni umane sono complesse proprio perché ognuno deve potersi arrangiare con le proprie fratture e le proprie fragilità. Allora può sempre accadere che a tratti si senta il bisogno di appoggiarsi su qualcuno, di attendere che un’altra persona risolva i nostri problemi e si occupi di noi. Ma l’altro non è una semplice cosa che possiamo prendere e mettere là dove fa male. L’altro è altro. È un ‘alterità irriducibile che non si può addomesticare, piegare utilizzare come ci pare.

Quando Kant diceva che le persone hanno una dignità, a differenza delle cose che hanno un prezzo, in fondo voleva dire esattamente questo. Voleva solo spiegare che ognuno di noi è diverso da un semplice pezzo di pane o da un bicchiere d’acqua. Non siamo lì per essere consumati, a disposizione dei bisogni altrui, usa e getta secondo le circostanze. Siamo lì per accompagnare un’altra persona, esserle accanto quando cerca di attraversare il guado. Esattamente come l’altro è lì per aiutarci a guardare negli occhi il vuoto che ci portiamo dentro e che è all’origine di ogni desiderio.( p.104)

Chi si occupa, come questo blog, di relazioni umane non può non fare i conti con il rapporto con se stesso, una mia amica oggi mi ha scritto… raccontandomi di lei, mi ha scritto raccontandomi che si sente lontana dal mondo che la circonda… che non ha la forza di esser parte di quel mondo… poi però, mi ha scritto della sua Itaca… (e allora non mollare il tuo sogno!!)… ho un amico che lotta e si chiede i perché no e non i perché…. Ho una amica che sta lottando per ricostruire la sua vita, una vita a dimensione sua, a dimensione di donna!! E infine ho una cara amica, con cui rido tanto, perché ridere non è mai una perdita di tempo…

Io sono profondamente grato ai miei amici, alle mie amiche…. perchè ogni giorno mi insegnano a vivere… mi ricordano che occuparsi di Capitale Umano non significa alla fine tener in mente solo il margine aziendale ma soprattutto le Relazioni Umane, mi ricordano come la cosa più importante di una organizzazione sono le persone, i loro desideri… che bella che è la parola desiderio, forse una delle più belle del vocabolario! eh si… La vita è sempre e solo un problema di orientamento…Io non sono solo… Io sono solo In cammino verso Itaca! 

p.s. Billy, rubrica dedicata ai libri del Tg1, ha indetto un sondaggio, sono stati selezionati 11 libri tra cui Volevo essere una farfalla se vuoi clicca qui e votalo puoi farlo ogni giorno fino al 25 gennaio

2 Comments Add yours

  1. pina scrive:

    Grande Davide!

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  2. Adele scrive:

    Se vivere è orientarsi verso qualcosa, allora è innanzitutto avere una meta e ogni giorno lottare per quella. Nel cercare di orientarsi e di vivere, quello starsi sempre addosso, soffocarsi e pretendere tanto da se stessi ci sta tutto, forse non si cede mai per non rischiare di addormentarsi del tutto, per cercare di restare svegli…non tutti hanno la fortuna di sapersi fermare a riflettere mentre si vive e ci si orienta. Vivere nel modo giusto è dunque attendere? È navigare nell’incertezza? È avere sempre con se questo senso di vuoto che ci porta a ricercare altro e l’altro? Come può un’assenza essere un rapporto? Qualche giorno fa ho letto un post in cui dicevi che ti piace essere usato e ora dici che l’altro è “un’alterità irriducibile che non si può utilizzare”? Condivido molto di più quello che hai scritto in questa sede perché non mi piace essere “usata” soprattutto se poi a quell’ “usata” segue un “gettata”. Non mi piace la parola uso applicata alle persone, anche se poi nella realtà dei fatti è molto frequente l’uso degli altri. Preferisco di gran lunga il verbo amare perché è questo che dovremmo sempre tener presente quando ci approcciamo all’altro. Ma spesso amare è troppo difficile e dispendioso e preferiamo usare anche perché è più facile e perché l’uso non implica l’aspettativa, la costruttività e la costanza in un rapporto, che sia con un altro o con se stesso. Quando aspetti troppo te stesso o qualcuno, o qualcosa che alla fine non arriva o non cambia finisci per gettare via tutta quell’attesa e devi necessariamente riprendere ad agire, anche a casaccio. Credo fermamente che il vuoto all’origine di ogni nostro desiderio non verrà mai colmato perché è la vita a non essere abbastanza capiente e a non darci tutto lo spazio che serve a contenere tutto quello che il desiderio riesce a immaginare…per cui non sono i desideri che devono orientarci; se ci facciamo orientare da un desiderio finiamo inevitabilmente delusi. Itaca non è un desiderio ma una meta, già vista e rintracciata, è un desiderio pensato, Itaca è un treno preso, è un passo fatto e non l’intensione o il puro desiderio di prenderlo o farlo.

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