Il lavoro colorato di rosa…


L’idea di scrivere questo post è nata parecchi mesi addietro, poi sarà il tempo, sarà che mi faccio prendere da altro… sarà anche un po’ di pudore… insomma ho deciso di attendere un pochetto… iniziamo dal principio il 24 settembre del 2010 sul The Guardian, viene pubblicato un articolo dal titolo It was maternal, not politcal, says Italian MEP who took her baby to work, (clicca qui per rileggere), naturalmente con mia grande sorpresa ho scoperto la forza di una donna che pone al livello europeo un ripensamento del lavoro colorato di rosa. Voglio subito chiarire che l’on. Licia Ronzulli (che non conosco e che credo abbia una visione politica completamente diversa dalla mia), con grandissima serietà ha continuato a porre in questo anno e mezzo a livello europeo varie volte il problema delle donne nei luoghi di lavoro. Portando se stessa come esempio! Le varie foto che ritraggono la Ronzulli al parlamento europeo, luogo del suo lavoro, sono significative per chi segue questo blog, i processi di Human Capital Management non possono e non devono non considerare il rapporto genitore-bambino, creando all’interno dei processi di gestione particolari percorsi per permettere la valorizzazione del nucleo familiare, in particolare non si può non valorizzare il rapporto madre-bambino. Winnicott sosteneva tempo fa che “Le madri sono chiamate a dover affrontare una situazione in continua evoluzione, allevando un essere che va incontro a uno sviluppo straordinario: inizialmente ignaro del mondo, si trasforma in un individuo capace di integrarsi nella realtà e di parteciparvi”. Winnicott ci direbbe ancora che “la nascita di un figlio trasforma inevitabilmente la vita della mamma”… e non solo ci ricorderebbe che “il piacere che la madre sperimenta nell’accudire il figlio ben presto consente a quest’ultimo di rendersi conto della presenza di un essere umano dietro alle cure che riceve. Ma è soprattutto la particolare abilità materna nel mettersi nei panni del figlio, comprendendo così le sue sensazioni, ad aiutare il bambino a percepire la madre come persona. Nessun manuale potrà mai sostituirsi alla capacità materna di adattarsi ai bisogni del bambino.” Ed infine ribadirebbe, quasi per non farcelo dimenticare che “Non esistono manuali che possano insegnare a diventare una madre perfetta. È indispensabile piuttosto che le madri, così come i padri, imparino ad aver fiducia nelle proprie capacità, in modo da poter garantire ai figli un contesto familiare ideale in cui crescere e svilupparsi.” L’assurda idea che ha contribuito alla costruzione della Precarizzazione della vita, ha prodotto il sempre più crescente senso di insicurezza! Sono convinto che riporre al centro del dibattito europeo, sia esso in commissione o  in aula, sia essa una foto o la sola presenza, ridà Speranza! Tante aziende oggi credono nella valorizzazione del capitale umano, ma quello che dobbiamo auspicarci è che la valorizzazione sia un processo che osi il presente, regalando alle nuove generazioni un contesto familiare ideale in cui crescere e svilupparsi!

3 Comments Add yours

  1. Adele scrive:

    Dav credo che non ci sia un momento giusto per parlare di questo tema…se ne dovrebbe parlare semplicemente di più e soprattutto parlarne tanto perché se ne parla poco o niente. Siamo noi donne a far girare la vita e oggi lo facciamo anche lavorando e abbiamo il diritto di ottenere un lavoro, un lavoro che desideriamo, anche se abbiamo intenzione di fare un figlio da qui a un anno, se abbiamo una progettualità con il nostro compagno, dobbiamo avere lo stesso diritto di ottenerlo di una donna single e senza impegni sentimentali. Invece spesso alle donne che fanno colloqui di lavoro viene chiesto se sono fidanzate o sposate, se hanno l’intenzione di fare figli a breve e se rispondono di si vengono scartate…ne ho sentite tantissime di queste storie! Ancora, nel 2012, essere donne che lavorano e che vogliono costruirsi un futuro ed esserlo pienamente nella maternità ossia nel trionfo della propria femminilità non è facile! Quel senso di sicurezza di cui parli che dovrebbe avere una donna che vuole diventare madre diminuisce notevolmente e ancor di più diminuisce in chi, già essendo madre si trova a lottare contro la situazione precaria che la circonda. Una donna per voler diventare madre e una madre per sentirsi e avere la tranquillità e la serenità di essere una buona madre ha bisogno di una situazione più stabile e a sua misura. Poche donne possono vantare questa situazione stabile e la sensibilizzazione in tal senso è fondamentale. Questo post mi fa pensare a una canzone, a un testo che amo tanto, “Superwoman” di Alicia Keys, che dice che quando le donne sono nei casini o stanno per crollare o si sentono deboli o meglio sono gli altri, spesso gli uomini, che vogliono farle sentire tali, indossano sempre una maglia con una S al centro sul petto per dirsi che sono delle SUPERDONNE…e questo è verissimo perché è proprio questo che siamo, è proprio questo che sono le donne e soprattutto le madri che lavorano e che riescono nonostante siano ostacolate in ogni modo a prendersi cura dei loro figli, delle eroine. Dovunque ci voltiamo niente sembra essere completo ma siamo sempre in piedi ogni mattina alla ricerca della parte migliore di noi, noi sappiamo cosa significa soffrire e sacrificarsi per gli altri, per quelli che amiamo e non abbassiamo mai la testa davanti alla sofferenza trovando prima o poi sempre la forza, dentro e fuori di noi. Siamo donne e madri che lottano perché crediamo nei giorni migliori che verranno. Noi troviamo sempre la forza per ricominciare a volare! Io non sono madre ma credo che un giorno lo vorrò e lo sarò. Lo conosco bene però, lo sto provando ultimamente quel senso di cura e dedizione totale, quel sentirsi spesso inadeguati e non all’altezza ma agire nonostante tutto per il bene di una persona, sto provando cosa significa prendersi cura di un’altra persona, in maniera incondizionata, una persona che amo, una persona che lo so, darebbe la vita per me, e questa persona è una donna…anzi una superdonna…mia madre! Devo a lei la mia forza, quella stessa forza che un giorno mi farà essere, si spera in tempi migliori, una buona madre!!! Quindi grazie, non so, forse sarò uscita pure fuori tema, ma non mi importa, perché, ancora una volta un tuo post mi fa guardare dentro e scoprire qualcosa in più…

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  2. C’è da chiedersi se la Speranza possa essere accolta da un popolo che tra i mille difetti contro cui deve combattere c’è la mancanza di cultura di chi si pone come classe dirigente. La Cultura non è l’istruzione, non è conoscere chi ha scritto un libro, conoscere un postulato matematico o sapere quale articolo costituzionale indica un diritto. Tutto ciò è una parte di una parte di istruzione utile a sapere di più in un campo, ad avere uno strumento per operare in quel campo in cui ci si sta cercando di affermare. Ma la Cultura è un insieme di conoscenza, esperienza, predisposizione ad apprendere sempre e comunque durante ogni processo dell’evoluzione della propria vita; è inoltre istruzione intesa come fatica a studiare e comprendere il senso, il nesso delle cose e le conseguenze che tutto ha nell’intorno del mondo umano. La Cultura è Costruzione del nostro sapere in termini di apprendimento, acquisizione e assimilazione di più aspetti possibili riguardanti una semplice “entità”: la Vita. La Cultura è anche la comprensione di ciò che può stimolare il miglioramento di ogni aspetto. E in questo Paese già ancora dovere discutere del “rosa” mi suona come un’enorme lacuna che si deve colmare al più presto perchè dover imbrigliare o peggio contrattare gli aspetti umani e naturali di una donna per rimanere inseriti nel mondo del lavoro è semplicemente un sintomo di ignoranza. Profonda ignoranza di tutti quegli aspetti sociali, economici ed evolutivi che l’essere umano deve avere come bagaglio con cui partire nella propria vita per costruire la Vita e con essa portare miglioramenti ad ogni aspetto sociale e psicologico della società in cui vive. Il lavoro non è avulso dal luogo dove si sviluppa ma è integrazione a vari livelli di ciò che la società in quel momento esprime come tale!! La Cultura è anche legata alla demografia di un Paese, alla varietà di punti di vista e conseguenti stimoli mentali che ogni individuo immette nel sistema società. Più si crea varietà più si crea benessere a lungo termine perchè si allarga la mappatura del sapere, del conoscere e del capire ciò che fino a oggi magari non si è compreso. Ogni singola mente umana deve essere nutrita e per nutrimento s’intende la possibilità di poter crescere intellettualmente e socialmente. La maternità e la paternità sono inseriti perfettamente in questo contesto perchè sono una parte fondamentale dell’ingranaggio. Credo anche che la Cultura è Evoluzione della cosiddetta Civiltà…nulla avviene a caso e nulla è senza conseguenze. Tutto questo però non viene recepito ed esposto dalla classe dirigente a tutta la popolazione. Non essendoci l’esempio non c’è l’emulazione e non c’è il primo attecchimento del concetto di evoluzione sociale. Per tale motivo vorrei tanto che un giorno non molto lontano per il vero benessere sociale della nostra comunità il rosa fosse solo un colore e non il colore della Speranza delle donne di essere apprezzate in toto per ciò che sono umanamente e intellettualmente. Vorrei che un giorno non si sentissero più quelle domande che ho letto nel commento precedente, vorrei che la gravidanza fosse vista dalla società e dalle imprese come uno degli aspetti più produttivi dei propri dipendenti perchè un essere umano felice e soddisfatto della propria vita è fautore di un lavoro pregno di stimoli e accenti che sono la vera risorsa delle cosiddette risorse umane di un’azienda!!

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    1. Adele scrive:

      I agree Simone…great!🙂

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