L’Italia tra acquisizioni, fallimenti e sfigati!


È da un po’ di giorni che penso ad una frase di Lacan “Ciò che caratterizza un soggetto normale, è precisamente il fatto di non prendere mai del tutto sul serio un certo numero di realtà di cui riconosce l’esistenza”, pensavo a quanto fosse vera… pensavo che esiste una realtà descritta da un rapporto di Kpmg che racconta che Nell’ultimo triennio 229 aziende italiane sono state acquistate da imprese estere… racconta come

In termini aggregati, circa il 40% del numero complessivo di operazioni M&A completate nel periodo 2007-2011 ha riguardato transazioni cross border, testimonianza da un lato dell’allargamento del contesto di riferimento per le nostre imprese, passato da una visione nazionale ad una europea, prima, ed internazionale,  poi;  dall’altro, della maturazione del mercato italiano e del suo appeal globale: le aziende italiane continuano ad essere percepite come “asset” pregiati agli occhi di molti investitori stranieri, nonostante l‟emergere di nuovi competitor globali e la presenza di alcune condizioni sfavorevoli di sistema (burocrazia, elevata fiscalità, alto costo del lavoro, ecc.). L’interesse nei confronti delle imprese nazionali, seppur notevolmente ridimensionato, si è mantenuto pressoché costante nonostante la crisi che ha pesantemente colpito i mercati internazionali, continuando a riguardare quasi tutti i comparti della nostra economia: dal tessile/abbigliamento all’alimentare, dalla meccanica strumentale alla componentistica, passando per i settori tecnologico, telefonico, energetico, sono numerosi i “gioielli” della nostra imprenditoria che sono progressivamente passati in mani estere, con l’inevitabile trasferimento dei processi decisionali al di fuori dei nostri confini nazionali. (Rapporto Kpmg)

Racconta di come nel 2011 Bulgari S.p.A è stata acquista da LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SA azienda francese( 100,0% ), di come la Parmalat S.p.A.  sia stata acquistata da Food, Bevs & Tobacco Groupe Lactalis  azienda francese (83,3%), di come la Ansaldo Energia S.p.A. è stata acquistata dalla First Reserve Corporation, azienda americana (45,0%), di come il Gruppo COIN S.p.A. è stata acquistata dalla BC Partners, azienda UK (97,4%), ci racconta di come Rete Rinnovabile S.r.l. è stata acquista da Terra Firma Capitale Partners Ltd UK (100,0%), ci racconta di come Permasteelisa S.p.A. è stata acquista da JS Group Corporation azienda giapponese (100,0%)…. Solo per fare degli esempi ma si potrebbe continuare per esempio ricordando come nel 2007 la Valentino Fashion Group S.p.A.  è stata acquistata dalla Permira azienda inglese (58,0%), che nel 2008 il Gruppo COIN S.p.A è stato acquistato dalla BC Partners (UK, 97,4%), che nel 2009 la Ansaldo Energia S.p.A. è stata acquistata dalla First Reserve Corporation (USA, 45,0%), che nel 2010 la Findus Italy Food è stata acquistata dalla Birds Eye Iglo Group Ltd (UK 100,0%), o che ancora nel 2011 la FL Selenia S.p.A. è stata acquistata dalla malesian Petroliam Nasional Bhd (Petronas) (100,0%).

Come è noto però il sistema produttivo italiano è fatto anche di tante piccole aziende, e allora dando uno sguardo anche al rapporto pubblicato dal Cerved Group, scopriamo che

Complessivamente, nel 2011 si contano più di 12 mila fallimenti, un aumento del 7,4% rispetto alle oltre 11 mila procedure del 2010 (che, a sua volta, aveva fatto segnare un +19,8% rispetto all’anno precedente). Dopo il brusco calo dei default osservato nel 2006 e nel 2007 per effetto della riforma della disciplina fallimentare (che ha escluso un numero rilevante di piccole aziende dall’ambito di applicazione della legge), la crisi ha quindi prodotto un continuo e prolungato aumento delle procedure: complessivamente, tra 2009 e 2011, si contano 33 mila fallimenti.

Ed ancora

Nel 2011 i fallimenti sono aumentati in tutte le forme giuridiche, con una crescita più sostenuta tra le società di capitali (+8,6% rispetto al 2010), rispetto a quanto si registra nelle altre forme giuridiche (+4,7%). Gli insolvency ratio (IR), che misurano la frequenza dei default (fallimenti ogni 10 mila imprese operative), indicano che sono proprio le società di capitale a fallire più spesso: in questa veste giuridica l’IR ha toccato nel 2011 gli 81,5 punti, contro i 14,5 delle società di persone e i 5,2 delle altre forme. Tra le società di capitale, i default hanno colpito nel 2011 soprattutto quelle con un attivo compreso tra 2 e 10 milioni di euro (IR pari a 132,9 punti) e quelle con attivo tra 10 e 50 milioni (127,2).

Sostanzialmente

Tra 2009 e 2011 sono fallite in Italia circa 33 mila imprese, in cui – in base a stime fatte sugli archivi di Cerved Group – erano impiegati più di 300 mila lavoratori.

In questi mesi, un po’ tutti mi avete fatto notare come la gestione del capitale umano col mercato del lavoro non c’azzecca nulla… eppure io continuo a pensare che il Vendere i nostri gioielli non fa altro che allontanare i processi gestionali, che il non sostenere adeguatamente i nostri piccoli imprenditori provoca semplicemente il loro fallimento! Che le buone prassi di gestione del capitale umano creano un aumento di firm performance, che Il Bilancio del Capitale Umano, attenta pianificazione del sistema azienda, è lo strumento che aiuta le imprese a difendersi sui mercati! Sono gli uomini e le donne che vivono le aziende a far la differenza. Ho sempre preferito la pianificazione al mercato… forse perché mi hanno insegnato che il socialismo ama la pianificazione mentre il liberalismo il mercato! Io tra i due, visti i risultati continuo a preferire il primo!!!

Ieri ho scoperto che in Italia oltre alla categoria Bamboccioni e alla categoria Fannulloni ne esiste una nuova gli Sfigati! Perciò mi piace ricordare come Jacques Lacan nacque il 13 aprile 1901. È stato uno dei maggiori psicoanalisti mondiali… considerato dai più come il vero interprete e continuatore del pensiero freudiano… si laureò nel 1932 ( a 31 anni) con una tesi su La psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità… Lacan in Italia sarebbe stato uno sfigato! Meno male che è nato a Parigi!

p.s. onde evitare voglio far una precisazione… (ho la pretesa di credere che Lacan abbia perfettamente capito il mio ragionamento)… la tesi a cui mi riferisco è quella del dottorato in psichiatria! Essa lo condusse a studiare Kraeplin, Kretschmer e Cléramboult… come scriveva Jean-Michel Palmier “Questa ampia tesi meriterebbe di essere letta attentamente. Fornisce non solo una visione sintetica dello stato delle conoscenze sulla paranoia, al di fuori dell’apporto psicoanalitico, ma permette anche di precisare l’ulteriore evoluzione lacaniana in direzione della teoria del fantasma… La tesi si basa su una trentina di casi.” Dal mio punto di vista, la questione è semplice… Lacan seguiva i corsi di Clérambault e di Kojève… la sua preparazione maturò col tempo… solo nel 1931 entrò al Sainte-Anne… nel 32 faceva l’analisi con Loewenstein… il punto non è mai quando ti laurei… ma che tipo di preparazione hai!

p.p.s. il problema è che io… tutte queste realtà le prendo troppo sul serio🙂

Per il rapporto Kpmg si veda Il mercato italiano M&A e le operazioni Estero su Italia gennaio 2012

Per il rapporto Cerved si veda Osservatorio Cerved Group sulla crisi di impresa n. 10

2 Comments Add yours

  1. E’ da giorni che leggo, ascolto, guardo in giro (come Moretti: “Faccio cose, vedo persone…” :-))) e vedo un’Italia siciliana e una Sicilia italiana. Inoltre oggi ho il piacere di leggere questo post e tutto mi ricorda il ciclo dei Vinti di Verga. La noblità decaduta nel “Mastro Don Gesualdo” che si contrappone al valore della “roba” può definire il gioco che l’Italia sta facendo con il suo popolo. Ogni azienda che ha un valore per mille motivi fiscali, economici e soprattutto culturali prima o poi viene ceduta, acquisita o smantellata con conseguente perdita di ciò che si era costruito e di ciò che era il vero made in italy ovvero l’ingegno italiano. La forza nazionale è sempre stata la media impresa o l’impresa familiare anche se tutto questo mondo è stato trainato dal buon nome delle grandi aziende italiane che in molti settori hanno giocato ruoli determinanti negli ambiti internazionali. Oggi invece dalla moda all’alimentare, dalla chimica al settore energetico ciò che è rimasto italiano è solo il nome ovvero è rimasto il contenitore ma il contenuto che darà i frutti nel futuro sarà straniero, sarà magari di aziende di nazioni europee che oggi ci guardano col dito puntato per paura di un tonfo con effetto domino. E allora intelligentemente cosa farebbe una nazione che vuole puntare sul proprio futuro? Darebbe nuovi slanci alle nuove generazioni, alle nuove menti che potrebbero comunque ricreare altre grandi aziende o comunque aziende solide e apprezzate nel mondo. Darebbe alle risorse umane modalità per sviluppare il proprio ingegno, la propri forza vitale, utile a trainare una nazione fuori dalla stagnazione social-economica. Ma il condizionale per l’Italia è d’obbigo. Ciò che si sente è un’ennesima battuta infelice su tutta quella generazione che vorrebbe generare e non subire. Arriva la critica sui tempi e non si pensa magari che nella stragrande maggioranza dei casi chi riesce a laurearsi dopo mille dificoltà, comprese quelle economiche, è una mente che può dare e che sa perchè ha faticato per sapere. Non ha esperienza ma quello è un problema che lo Stato stesso deve risolvere con la possibilità di accedere ad un lavoro qualificato che apprezzi e accompagni la preparazione iniziale ad una preparazione in campo. Nessuno può essere definito sfigato o bamboccione perchè chi è nella realtà così non arriva a laurearsi perchè sceglie strade alternative “più facili” date dal benessere familiare o da opportunità di lavoro immediato. Qualora ci fosse. Inoltre la classe dirigente di uno Stato da poco declassato a BBB+ forse dovrebbe combattere per ritornare in “serie A” e non sputare su chi potrebbe dare una mano fondmentale. La nobiltà decaduta invece fa sentire chi non ha il vero potere intellettuale appartenente ad una classe sociale superiore che permette valutazioni sommarie e superficiali del tessuto reale della nazione. Nulla avviene per caso e se i gioielli di casa vengono venduti e l’argenteria è già un ricordo forse l’Italia alla guida dovrebbe stare a sentire di più l’Italia che ha preparazione reale. Tacere non vuol dire accettare ma a questo punto vuol dire agire diversamente (la fuga dei cervelli dovrebbe ricordare qualcosa…) per trovare un sistema che valorizzi gli sforzi compiuti da ognuno e ponga la preparazione come base per costruire certezze e futuro. In Italia la cosiddetta meritocrazia è un metodo che non attecchisce perchè va contro la “roba” di chi è già abbiente. Gli sfigati sono stanchi dell’Italietta che non sa ma pretende di avere ruoli di gestione. Forse in un altro Stato nessuno potrebbe mai pensare di dire che il futuro è un futuro in mano agli sfigati, un futuro di persone che dovrebbero riflettere a 16 anni per ciò che decideranno a 32 anni… in quale posto come nel romanzo di Verga si urla “santo e santissimo!” e non si fa nulla per spegnere l’incendio in piena notte???
    Le campane suonano per avvisare e tutti corrono ma l’incendio ormai ha preso tutto il palazzo e la “roba” è andata in fumo!!

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  2. Adele scrive:

    E’ giunto il momento di sentirci realmente per quello che siamo e che valiamo e non più come l’immagine che vogliono imporci loro…

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