“Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà” (cit.)


Questo post nasce da alcuni vostri commenti al post di qualche giorno fa (leggi qui), da alcune mie riflessioni, ed anche un po’ da ciò che osservo, so benissimo che spesso, anzi quasi sempre, la vita è dura e incontrare l’amore, perché l’amore non si cerca ma s’incontra, è difficile, è complicato per tutta una serie di ragioni, quante volte abbiamo paura dell’andare incontro al mondo, figuriamoci quando si parla d’amore… Tempo fa Erdwin Schrodinger scriveva L’immagine che ogni uomo ha del mondo è e sempre rimane una costruzione della sua mente, e non si può provare che abbia alcuna altra esistenza. Quante volte ci sarà capitato di aver paura dell’altro, di quella esistenza così tanto difficile da capire… credo che tutti noi possiamo offrire esempi infiniti o esser esempio stesso di ciò, ma non solo quante volte ci siamo sentiti a disagio davanti all’altro perché immaginavamo la sua realtà semplicemente inventata, frutto della (sua/nostra) illusione o immaginazione, anche qui gli esempi possono essere innumerevoli, anzi sono certo che ritornino a tutti noi alla memoria discussioni durate ore e poi dopo mesi ci siamo accorti che quella che noi credevamo una realtà inventata altro non è che la realtà del nostro “altro”, appunto la sua esistenza. Eppure non abbiamo creduto, non abbiamo avuto il coraggio di credere, c’è manca quella fiducia. Ciò che ci capita, come scriveva Ludwing Wittgenstein, è che Nel percepire il mondo così come lo percepiamo, dimentichiamo ciò che abbiamo fatto per percepirlo come tale; e quando questo ci viene ricordato e percorriamo a ritroso il nostro cammino, quel che alla fine incontriamo è poco più di un’immagine specchiante di noi stessi e del mondo. Contrariamente a quanto di solito si presume, una descrizione sottoposta ad analisi approfondita rivela le proprietà dell’osservatore. Noi osservatori distinguiamo noi stessi esattamente distinguendo ciò che in apparenza non siamo, e cioè il mondo. Credo che dobbiamo aver il coraggio di esser Osservatori, attenti Osservatori, anche di noi stessi, senza crede, troppo, alle nostre Profezie… esse infatti possono farci entrare in “spirali”, da cui difficilmente riusciamo ad uscirne, Paul Watzlawick tempo fa scriveva che Una profezia che si autodetermina è una supposizione o profezia, che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato e predetto, confermando in tal modo la propria veridicità. Chi per esempio suppone – per un qualsiasi motivo – di essere disprezzato, assumerà nei confronti degli altri un comportamento permaloso, scostante e diffidente che finirà per suscitare proprio quel disprezzo che a sua volta diventerà la “prova” della fondatezza della sua convinzione. Quando si ama, si commettono tanti piccoli, grandi, errori, alle volte troppi… certe volte si ricercano sicurezze che non si possono avere, si cercano presunti lati oscuri, o si cerca di metter in difficoltà l’altro semplicemente per esser certi della propria “profezia”… certe volte si cerca un’attenzione… certe volte si è così tanto desiderosi di esser amati che per un momento, ci si dimentica dell’altro e si guarda solo a se stessi! Ecco il coraggio sta nell’essere  Osservatori… le paure, le ansie… ci saranno sempre… l’amore è un sentimento talmente complicato che arriva quando meno uno se lo aspetta… e va via senza far troppo rumore… ciò che spesso però rimane è quella sensazione di vuoto, di soffocamento che accompagnano le nostre Profezie! Io non ho grandi soluzioni, forse non sarei neanche un bel esempio (anzi sicuramente), visto che ogni volta che m’innamoro faccio sempre mille errori (i consigli, come si sa, preferisco non seguirli, amo troppo sbagliare da me)… credo però nell’amore, in quel bellissimo sentimento che attrae due persone, che le fa star lì per ore anche a non dir nulla… che le fa incazzare, gioire, che le fa star sole… amo i più bei momenti… gli sguardi… amo l’amore vivo… quello che non si risparmia, che ti guarda in faccia e ti dice le cavolate che combini, amo l’amore sincero che cerca di riconquistare… amo, si amo chi non ha paura di sbagliare, chi fa mille casini ed è ancora li a credere, pronto a ricominciare… amo chi sa perdonare, dopo i tanti errori… amo chi accoglie, ascolta, si meraviglia… amo i tramonti, ma soprattutto amo l’aurora… amo la donna che è capace di farmi sentire vivo, una donna capace di farmi sentire al centro del mondo… del suo mondo… amo la donna che sa come prendermi, che sa esser parte della mia vita… amo la donna che con me vuole entrare nel Nostro futuro… amo aver paura… ma amo la sicurezza che si crea quando sto accanto alla donna che mi ama… La vita mi ha insegnato che certe storie iniziano e poi finiscono, altre inziano e non finiscono mai, altre ancora inziano, finiscono e poi così senza troppe parole ri-inziano … io non so che storia state vivendo… posso solo augurarmi(vi) di aver sempre il coraggio di Innamorarmi(vi)… perciò Innamoriamoci… innamoratevi della Speranza!!!

p.s. Ieri è morta la poetessa polacca Wislawa Szymborska, premio nobel per la letteratura nel 1996, una grandissima donna, che per chi ama la poesia… stamane ho riascoltato in radio una delle sue poesie che tanto mi affascinano… e allora ho pensato a questo post, al mio riflettere sull’amore… e credo sia giusto condividere questa poesia… il cui titolo è Amore a prima vista

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.
Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

5 Comments Add yours

  1. Adele scrive:

    E’ bellissimo quello che hai scritto Dav…come sempre affascinante😉 e la poesia di Wislawa Szymborska è da togliere il fiato!…ma se come dici tu l’amore si incontra, allora l’amore è un incontro, un incrocio, una corrispondenza ben precisa che coinvolge due esseri, e, dopo quell’incontro non è il famoso caso che lavora per far diventare quell’incontro destino, ma devono farlo gli amanti. Se quell’incontro è vero amore la paura non è un sentimento concepibile, quantomeno all’inizio quando l’amore è fatto di slanci e di passione e nulla è complicato o impossibile se lo si vuole davvero. Si tenta anche l’intentato. Si ha bisogno di dimostrazioni che provino l’amore dell’altro e di dare dimostrazioni che affermino il nostro amore. Se l’altro lo ami veramente ne comprendi l’essenza seppur con difficoltà e lo accetti, o quantomeno ci provi. L’amore non si crede ma si sente, non si immagina ma si vede e si guarda dritto negli occhi…viene dai sensi, dalla pelle, dal corpo, dalla pancia… L’amore può farci avere quel coraggio…il coraggio di non fare profezie affrettate e di farci alzare e credere e sperare e partire e ricominciare e andare verso l’altro senza resistenze. Se queste ci sono significa che ci sono ostacoli, limiti, o condizioni poco favorevoli che ci impediscono di agire, ma significa soprattutto che non ne vale la pena. Quando non agiamo per paura di restare delusi significa che teniamo troppo a noi stessi e che mettiamo l’orgoglio davanti all’amore, oppure se non l’orgoglio i nostri interessi, le nostre necessità. Se si ama si prescinde dal calcolo dei propri bisogni. L’amore dev’essere una cosa semplice e spontanea, le complicazioni vengono dopo…i relativi problemi si affrontano insieme…è semplice perché due persone si trovano e si riconoscono l’una nell’altro, condividono e si rispecchiano, si accettano in pieno spontaneamente nonostante tutto, perché l’amore passa sopra a tutto. Quando ami capisci cos’è il sacrificio di te, te ne freghi delle condizioni, prescindi da qualsiasi cosa se vuoi veramente l’altro. Perché l’amore è si quell’incontro ma a parità di condizioni. Credo che il caso lavori per quell’incontro ma che un destino d’amore sia un atto di fede e di costruzione consapevole, in quanto la certezza di essere amati è per me coraggiosamente più bella dell’incertezza stessa…

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    1. dadepalma scrive:

      dirti che ho letto tante volte questo commento… nn è sufficiente a dirti come ogni parola che hai scritto… è così fondamentalmente importante per me!

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      1. Adele scrive:

        Questo mi rende felice…anche per me quello che ho scritto è importante…peccato che sia così inapplicabile alla realtà quello che ho scritto o almeno lo è alla realtà che vivo io adesso…a volte sono solo parole, anche se sono parole che escono dal cuore, desideri insperati, realtà possibili…ma è bello regalare a qualcuno delle parole, delle parole scritte perché rispetto alle frasi dette a voce queste rimangono forse anche più impresse…ed il bello è che quando il tempo ne smorza gli effetti, le trovi scritte da qualche parte e ti emozionano ancora…allo stesso modo o forse anche di più perché hai la coscienza del poi.

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  2. rifeclack/S.Spinale scrive:

    Raccontare l’amore, raccontare se stessi, raccontare gli altri, raccontarsi agli altri: se si sapesse fare tutto questo sempre in ogni occasione della propria vita l’uomo/la donna sarebbe oltre all’Osservatore/trice perfetto/a anche l’essenza fisica del mistero della poesia oltre le parole impresse in un foglio, nascosta nello scardinare i silenzi ad effetto degli spazi. Saremmo la sensazione oltre il punto finale che si ha a fine lettura. Il mondo sarebbe altro e la tendenza a qualcosa di più pulito, trasparente nella vita sarebbe attenuata dalla presenza assidua della realtà. Ma raccontare è forse più difficile che viversi perchè come dici tu, Davide, tutto ha un punto di vista e troppe variabili entrano in gioco per definire reale ogni sensazione. Per reale intendo un dato che è certo per ogni essere umano e che ogni essere umano può replicare ogni volta che lo desidera. Ecco il punto forse è proprio questo: il desiderio. E’ un’arma che è come marchiata a fuoco nei geni di tutta l’umanità. Dal desiderio per una persona al desiderio di una cosa, di un ruolo, di uno stato sociale, di un’impostazione di vita, di uno Stato. Col desiderio ci innamoriamo di ciò che facciamo e ci innamoriamo della Speranza che esso porta con sè. E tutto questo “turbinio” di sensazioni che l’emisfero razionale del cervello cerca di codificare in azioni sensate o meglio dette appunto razionali hanno una lotta perenne con la parte irrazionale che ci concede invece gli sbagli, i dolori, gli errori. La nostra coppia di opposti interni in perenne lotta non è molto lontana da ciò che poi proiettiamo al di fuori nel mondo che viviamo ogni giorno. E l’unicità di una poesia o di una mano che l’ha sudata per strapparla fuori dalla lotta della coppia è la testimonianza di quanto sia unico il mondo per ogni paio d’occhi.
    Tutto questo è affascinante e non lontano dalla Speranza, dal capitale umano di cui ti occupi, dallo sguardo alle evoluzioni che il mercato del lavoro ci porta a vivere, dal cercare di mettere in pratica un sentimento condiviso nella quotidianità rassicurante, che nasconde tutti questi codici di procedura che ogni essere umano vive per ogni evento con cui interagisce. Nessuno ha il potere di sottrarsi a questo “tango” di alti e bassi che ci rendono così precari nel dover andare sempre a tempo per non pagare lo scotto di non ascoltare più la musica che ci gira intorno e che fa ballare anche chi balla con noi. Ma abbiamo anche la possibilità di scegliere e di farci indicare dal nostro istinto cosa ha valore e cosa non ha valore assoluto. Ho sempre pensato che la vita sia una manciata di tempo e in questo tempo ci sta tutto cioè ogni esperienza che si vive deve essere fonte di ispirazione per andare avanti ed equipaggiarsi per un viaggio più ricco. Questo viaggio porta sempre a cercare altre due occhi con cui poter guardare meglio e magari condividere esperienze che hanno il dono di essere vissute contemporanemaente ma diversamente dai due partecipanti per tutti i motivi che ti ho precedentemente scritto e che tu hai perfettamente descritto più volte in questo e negli altri tuoi post. Il viaggio è cominciato e non so se è cominciato dalla nostra nascita o è una staffetta infinita che la vita concede ai sentimenti di migrare in ogni nascita ma sta il fatto che si è in viaggio e come tutti i viaggi bisogna portarsi sempre qualcosa da leggere per pensare meglio. Per questo motivo, in questo commento pazzoide, lascio qui il testo di un monologo di Benigni interpretato in “La tigre e la neve”, a mio avviso un capolavoro di poesia cinematografica:

    “Su su… svelti eh, svelti, veloci… Piano, con calma. Non v’affrettate, eh. Poi non scrivete subito poesie d’amore, eh! Che sono le più difficili aspettate almeno almeno un’ottantina d’anni eh… Scrivetele su un altro argomento, che ne so su… su… il mare, il vento, un termosifone, un tram in ritardo, ecco, che non esiste una cosa più poetica di un’altra, eh? Avete capito? La poesia non è fuori, è dentro! Cos’è la poesia? Non chiedermelo più, guardati nello specchio: la poesia sei tu! E vestitele bene le poesie! Cercate bene le parole! Dovete sceglierle! A volte ci vogliono 8 mesi per trovare una parola! Sceglietele, che la bellezza è cominciata quando qualcuno ha cominciato a scegliere! Da Adamo ed Eva: lo sapete Eva quanto c’ha messo prima di scegliere la foglia di fico giusta? Come mi sta questa, come mi sta questa, come mi sta questa… Ha spogliato tutti i fichi del paradiso terrestre! Innammoratevi! Se non vi innammorate è tutto morto! Morto, tutto è… Vi dovete innammorare e diventa tutto vivo, si muove tutto, dilapidate la gioia! Sperperate l’allegria! Siate tristi e taciturni con esuberanza! Fate soffiare in faccia alla gente la felicità! E come si fa? Fammi vedere gli appunti che mi son scordato! Questo è quello che dovete fare! Non son riuscito a leggerli! Per trasmettere la felicità bisogna essere felici. E per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici! Dovete patire, stare male, soffrire, non abbiate paura a soffrire, tutto il mondo soffre! Eh? E se non avete i mezzi non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto! Avete capito? E non cercate la novità, la novità è la cosa più vecchia che ci sia. E se il pezzo non vi viene da questa posizione, da questa, da così, beh… buttatevi in terra! Mettetevi così! Eccolo qua… Oh! È da distesi che si vede il cielo! Guarda che bellezza, perchè non mi ci sono messo prima!? Cosa guardate? I poeti non guardano, vedono! Fatevi obbedire dalle parole! Se la parola… “muro”! “Muro” non ti dà retta… non usatela più per 8 anni, così impara! Che è questo? Boh! Non lo so! Questa è la bellezza! Come quei versi là, che voglio che rimangano scritti lì per sempre! Forza cancellate tutto. Che dobbiamo cominciare, la lezione è finita. Ciao ragazzi, ci vediamo mercoledì… giovedì.”

    E forse è proprio come dice Fuad, un personaggio del film, qualche scena dopo: “Ogni persona è un abisso, vengono le vertigini a guardarci dentro.”

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    1. dadepalma scrive:

      Semplicemente…. grazie!🙂

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