Seduto su una panchina…


Per molti anni il sabato mi svegliavo, mi gustavo il mio latte e caffè… alle 10.20 prendevo un treno… arrivavo a Bari e dopo una lunga camminata… mi sedevo su una panchina… aprivo un libro e leggevo… credo che sia meraviglioso leggere un libro in riva al mare… ci sono libri che ti aiutano a sognare, libri che ti fanno crescere, libri che ti fanno innamorare… e poi ci son libri che ti fanno vivere… ahhh quanti libri che ci sono… c’è una frase di Erasmo da Rotterdam che secondo me sintetizza alla perfezione il mio rapporto con i libri Se ho dei soldi compro libri, poi cibo, e infine qualche vestitoecco io, Seduto su quella panchina ho sognato, vissuto e visto mondi bellissimi… seduto su quella panchina ho capito che il tempo è solo una convenzione, che la vita va vissuta al massimo inseguendo le proprie passioni… seduto su quella panchina ho visto il mondo, il mio mondo crescere e diventare adulto… non so perché ma quando, qualcuno legge questo blog, e mi dice che “le mie priorità restano sempre le stesse” , anche se passano i giorni, i mesi e gli anni… io penso sempre a quella panchina! Credo che quella panchina mi abbia insegnato molte più cose di quelle che possa immaginare, mi ha insegnato il valore del tempo, il valore del resistere, del credere… mi ha dato la possibilità di sognare L’infinito, che bello che è quel sonetto di Leopardi… io seduto su quella panchina ho imparato che parlare di Lavoro, di gestione del capitale umano, significa principalmente parlare di Uomini e Donne,significa parlare di Persone… ho imparato che il Lavoro è fatica, ma è soprattutto lo strumento che ci permette di realizzare la nostra Vita! Perciò non credo di sbagliare se negli scorsi post, ho parlato di ciò che rende la nostra vita perfetta, l’Amore! Un’azienda è fatta di persone, persone che vivono, sognano e credono, persone che amano… chi si occupa di Gestione del Capitale Umano non può non dimenticare ciò che Kandola e Fullerton nel 1994 scrivevano “le persone sono diverse una dall’altra in molti modi – per età, genere, razza, cultura, etnie, scolarità, valori, aspetto fisico, intelligenza, personalità, esperienza, abilità, forza fisica e modo di approcciarsi al lavoro. Guadagnare il vantaggio della diversità significa imparare, comprendere e apprezzare queste differenze e progettare un luogo di lavoro che sviluppi questi valori – diventando abbastanza flessibile da accogliere bisogni e preferenze – per creare un ambiente motivante e accogliente.” È nella valorizzazione della diversità, nella valorizzazione dell’unicità che ognuno di noi è, che si ritrovano le buone prassi di Gestione del Capitale Umano, è nell’amore che ognuno di noi inserisce nella realizzazione del nostro lavoro, che l’azienda cresce e vince la sfida dei mercati! Non esistono altre strategie gestionali! La monotonia della precarietà ha prodotto l’incapacità del progetto familiare, ha prodotto la precarizzazione di quel bellissimo sentimento che è l’Amore.

È seduto su quella panchina che ho imparato la difficoltà della valorizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici all’interno dei processi produttivi! Se mi cerchi, non mandarmi una email, non chiamarmi, non mandarmi un sms… se mi cerchi, se mi cerchi veramente prendi un libro e vieni… io sono su quella panchina in riva al mare… ad apprendere cos’è la gestione del capitale umano…

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  1. Leggendo questo post ho avuto subito l’immagine di una persona sulla panchina col sole che riscalda il corpo e un libro le cui pagine si muovono agli angoli per il leggero vento che arriva lateralmente, come un ospite inaspettato ma a cui bisogna doverosamente dare spazio su quella panchina. L’immagine di un libro e di un individuo che cerca “la rotazione” del mondo per capire le coordinate giuste per scegliere la direzione delle scoperte mi rapisce. Lo ammetto e lo faccio con gioia perchè è un’immagine che racconta di umanità, di terra, di spiritualità e di ricerca. I quattro cardini che nel tempo sono diventati i miei cardini per trovare panchine dove portare futuro da costruire. Nel tempo ho capito qualcosa che non ha prezzo perchè è un ricordo e un passo più “forte” per trovarmi e rinnovarmi di giorno in giorno. Questo giorno è legato ai giorni di mare, in riva a cercare da bambino pietre e vetri smussati dall’acqua portati dal mare ai miei piedi. Le forme e i colori così pieni di sfumature istintivamente erano un’attrazione a cui non potevo sottrarmi. Era un gioco, era una curiosità, era la prima ricerca. Il suono del mare, il sole caldo sulle spalle, il profumo inconscio di spensieratezza e relax erano i compagni perfetti per un gioco infantile e per una crescita che si sarebbe sviluppata anche da quella semina di ricerca effettuata per istinto. Il gioco semplice, spontaneo e fondamentalmente inutile era basato sulla meraviglia di ciò che si scopriva, dal contrasto tra vetri opacizzati dal sale e il sole forte che andava aldilà del mio occhio. La ritrovata pietra di forma irregolare e di disegni improbabili e sempre diversi andavano a completare questa ricerca di prima trivellazione mentale. Il bambino era già un me stesso di oggi nei suoi primordi. E questo è un ricordo banale, forse “basale”, ma rivisto oggi con la voglia di trattenere sempre quel lato infantile per guardare le cose con un occhio con dei vetri filtranti ha peso come una pietra miliare per avere gli strumenti per rinnovare le coordinate di ricerca. Se stesso o il mondo alla fine dei conti non fa differenza perchè è una ricerca basata sul continuo cambiamento, dagli input e output a cui siamo sottoposti. Ritengo che questa sia l’unica flessibilità che mentalmente ogni uomo dovrebbe avere, la flessibilità di rispondere sempre ai nuovi stimoli che il mondo cosiddetto esterno ci presenta quotidianamente. E per fare ciò bisogna essere allenati, bisogna leggere e leggersi libri e appunti che da questi nascono come riflessioni estemporanee o meditate. Bisogna leggere anche il vento che spira, il legno della panchina in cui si è seduti e il panorama che davanti a noi il mare (Freud lo considerava come la rappresentazione della coscienza collettiva) e il sole o le nuvole passeggere ci proiettano verso il futuro. Credo che il regalo più grande che possiamo farci è darci futuro. E’ darci uno spazio virtuale dove crescere e proiettare il nostro passato, le nostre differenze umane per renderle piatto ricco di sfumature e con questo poter apprezzare la diversità che non è differenza ma arricchimento culturale e sviluppo mentale di una società. Il lavoro di conseguenza, oggi piaga del nostro modo assurdo di viverci come macchine e non come popolazione fatta di carne e ossa, si incastra perfettamente come proiettore di ciò che è mancante nella costruzione sociale che la nostra cultura ci impone. I vetri riportati dal mare sono derive della nostra società che con gli occhi del bambino riesci a trasformare in leva per capire, in suono per ascoltare e in gioia per stupirsi. Nulla di più semplice è la semplicità delle cose viste con quegli occhi. Riportare nella vita adulta di ogni giorno questo sentimento o solo una particella di esso è un compito segreto che ognuno di noi deve effettuare per sentire veramente la granulosità della sabbia e il profumo di essere e non di avere. Il bambino è, non ha ma possiede tutto perchè tutto è sguardo nuovo nei suoi occhi pieni di vetri colorati. Il mondo bisogna guardarlo..e colorarlo. A noi tutti scegliere il colore…

    P.s. Grazie Davide per ciò che scrivi sempre! Per la passione delle tue parole per ciò che è tua ricerca…per chi sa leggere è un ottimo nutrimento per la propria ricerca.

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