Abracadabra


Da bambini “Abracadabra” è una parola così tanto ricca di significati e di emozioni che poi crescendo quando qualcuno ci ricorda la sua esistenza… bè non troviamo mai una sua definizione precisa ma ci ritroviamo tanti, tantissimi esempi… eh si perché quella parola ci fa tornare alla memoria le tante volte che la si è utilizzata per trovarci e ritrovarci in quei sogni inconfessabili che spesso ci portiamo dentro… Insomma Abracadabra insieme con Apriti Sesamo sono forse le due parole che ho (abbiamo) utilizzato per così tanti anni, per così tanti sogni e per così tante fiabe che nella mia (nostra) mente si costruivano e ricostruivano… per le tante volte ascoltate mentre qualcuno mi(ci) leggeva da piccolo(i) racconti dal sapore orientale… perciò quando qualche giorno fa discutendo con una mia amica di questo blog, di questo mio spazio…quando lei mi ha scritto “… si e infatti il tuo blog sembra un libro dei Fratelli Grimm è tutto un “vorrei” “mi piacerebbe” aaah se fosse così”, il prossimo intercalare te lo consiglio io :”abracadabra”! …” mi son tornate alla memoria racconti, pensieri e storie di tanti anni fa… un po’ ho sorriso di me stesso, un po’ ho pensato che forse il tempo passa… i bisogni cambiano… i mondi in cui viviamo si trasformano… ma noi abbiamo sempre un sogno da realizzare… il nostro sogno, il mio…. così Abracadabra… diventa attuale nonè roba del passato da destinare al dimenticatoio.. ma diviene così densa di significati… e torna ad esser quel triangolo di Quintus Serenus Sammonicus… torna ad esser quel potente amuleto, che doveva sconfiggere tutti i mali… ma qui, in questo blog, forse più che sconfiggere una malattia vuol esser il modo per cui poter riconquistare la speranza perduta… la speranza di realizzare il proprio sogno, di veder vivere le proprie passioni… di costruirsi la propria vita! Ciò che ci muove, ciò che ci fa essere vivi è l’amore… si l’amore, Io amo… amo questo blog, perché è parte di me, amo la gestione del capitale umano… amo lavoro2020 perché era un pensiero che sta prendendo forma… amo esprimere le mie passioni… amo essermi ripreso una parte della mia vita (perché c’è sempre una seconda possibilità! Sta a noi esser pronti), amo la donna che mi fa battere il cuore, realista, passionale, viva… amo il suo sorriso (perché un sorriso può tutto, anche farti innamorare perdutamente), amo quando mi parla… amo i suoi consigli, il suo spronarmi quando voglio starmene per i fatti miei… amo il suo esser presente… amo i suoi silenzi, le sue non risposte e le sue domande.. amo le sue assenze! Amo… perché la vita è una straordinaria avventura… amo non scordarmi dei miei amici… amo sognare, sognare un mondo dove ognuno fa il lavoro che ama! Si perché l’uomo non può far a meno di lavorare, esso infatti permette all’uomo di assicurarsi i suoi bisogni fisici ed emotivi, permettere di sentirsi realizzato, parte di un sistema, di un mondo… del suo mondo… non solo il lavoro è costantemente presente all’interno di tutto l’arco della sua vita, il lavoro (ma anche l’uomo) investe emotivamente sull’uomo (ma anche sul lavoro). Le caratteristiche del legame tra l’uomo e il suo lavoro sono determinate dalla sua vicinanza fisica (ed emotiva), dall’utilizzo del lavoro come base sicura (non è un caso che i contratti atipici, i cosiddetti precari, vivono un senso di insicurezza), il lavoro è fonte di protezione e conforto, e quando ci si separa dal lavoro (perdita o altre forme di mobilità) esso procura notevoli stati d’ansia (si pensi alle forme di depressione o alla forme più estreme come il suicidio). Tutto ciò ricorda i criteri proposti per la costruzione del legame d’attaccamento, esso è caratterizzato da una prima fase di avvicinamento e di contatto (ricerca del lavoro, invio curriculum, sogno del lavoro desiderato), nella seconda fase si rivolge il proprio interesse verso il lavoro desiderato e trovato (fase di forte passione emotiva), nella terza fase si ricerca il lavoro come base sicura, infine nell’ultima fase è quella di scopo. Ma queste fasi ricordano tanto gli stili di attaccamento di coppia, l’amore è la base della nostra vita! Forse questo blog, i miei pensieri, le mie emozioni, i miei sogni sono figli di quell’ottimismo che si respira in un libro meraviglioso di Primo Levi, La chiave a stella… perché

Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. (Primo Levi)

Forse qui la vita lavorativa è così colorata… appare come un sogno… solo perché fuori di qui ci sono troppi colori opachi… io, a modo mio… il mio mondo lo voglio (lo sto) colorare (ndo)!

3 Comments Add yours

  1. Gillo scrive:

    Ciao Davide!
    Molto bello. I passi sono sempre due, sognare (ovvero capire la meta) e lottare (arrivarci).🙂

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  2. kerres scrive:

    Sta tipa dell’Abracadabra deve essere un genio!

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  3. Rifeclack scrive:

    Il padre e la madre di tutti gli avvenimenti umani sono legati ai sentimenti e alle evoluzioni mentali che ogni essere umano porta con se come bagaglio dalla nascita in poi. Credo in realtà che il nostro DNA oltre a portare un bagaglio chimico di caratteristiche fisiche e neurali abbia il dono di portare con se l’esperienza dell’adattamento e dell’evouzione dell’Umanità. Il colore degli occhi e la predisposizione alla sensibilità emotiva perchè mai non dovrebbero essere risvolti diversi di una stessa medaglia che ha come nome “Vita”? Le azioni in cui siamo immersi ogni giorno in modo inconsapevole e il modo di avvicinarci a tutto ciò che ci circonda ha molto a che fare con la determinazione storica di ciò che la nostra mente e il nostro viaggio nella vita ci ha dato. Due occhi possono guardare un orizzonte in un modo e notare sfumature e sensazioni che portano come retroscena tante infinite e impercettibili immagini vissute o avvertite sulla nostra pelle in altri momenti. Piccoli particolari che hanno lasciato il segno dentro di noi. E ci hanno amato tanto quanto noi abbiamo amato loro. Ciò che abbiamo portato all’interno dell’universo che sta dentro noi non ha repliche perchè è plasmato dal nostro essere e pertanto unico e irripetibile. La magia sta nell’incontrare un’altra persona e “avvertire” quell’universo interno che non traspare e che non si ha mai una prova tangibile e definitiva. Il mistero, l’intorno, l’alone di chi ci giunge di fronte e ci colpisce non ha termini di focalizzazione inequivocabili e ripetibili per tutti. Da qui nasce il big bang dell’amore e la nascita di evoluzioni inaspettate che come tali ci travolgono e ci trasportano in un mondo del futuro. Viviamo in quel momento il nostro futuro, viviamo ciò che vorremmo sempre essere e ciò che ci innalza a qualcosa che ci migliora. Vorremmo essere nel futuro, immaginiamo il futuro, abbiamo la voglia del futuro e di progettare qualcosa che ci rende protagonisti ma anche fedeli a qualcosa che è più grande di noi, perchè è il risultato di due visioni più la visione stessa stereoscopica di due sguardi che notano e avvertono nel loro intorno piccolissimi particolari differenti ma che amalgamati insieme rendono il quadro visivo talmente pieno di dettagli personali che nella realtà la realtà stessa raccontata non è mai uguale a quella raccontata da un’altra coppia. Avere 4 occhi per guardare il futuro non ha prezzo perchè racconta le sfumature e i sentimenti che due esseri viventi possono creare con la loro unione. Di solito non amo essere sdolcinato e rendere una visione da baci perugina ma bisogna dire per essere obiettivi che l’amore e i sentimenti opposti che equilibrano la bilancia della nostra vita sono l’essenza stessa della vita. Ci trasportano e ci insegnano come amare noi stessi, gli altri e le fatiche umane del progresso sociale e evolutivo di tutto il sistema mondo. E in quel momento in cui rendiamo vivo e animiamo di nostre peculiarità l’amore ci doniamo da soli una chance in più per essere migliori, per rendere la nostra vita un passo avanti rispetto a ieri. La lettura del tuo post come sempre mi ha fatto riflettere, pensare e stranamente è stata temporalmente successiva ad una sensazione piccolissima e intima che ho avuto la mattina svegliandomi e guardando i due occhi che avevo accanto. Il tempo per un attimo si è fermato e poi proiettato nel domani ha lasciato il segno. Ha inciso qualcosa che non ha forma precisa ma che diventa parte del bagaglio che mi porterò nel mio percorso. L’immagine appena descritta comunque non vuole essere stucchevole o da love story ma la racconto qui proprio per sottolineare che piccoli gesti e piccoli momenti che si costruiscono con l’amore ingrandiscono il nostro bagaglio e lo rendono più prezioso. Lo cospargono di vita. Questo diventa il propulsore poi per essere “lì fuori” noi stessi e avere più strumenti a disposizione per comprendere il più possibile, per avvertire i vari livelli di sensibilità della società. Dentro questo grande calderone c’è anche la nostra determnazione nel creare e affrontare una parte fondamentale della nostra vita: il lavoro. Giungiamo al lavoro con noi stessi e il nostro intorno. Impermeati di ciò che la vita ci ha donato o tolto e lo portiamo poi come voce irripetibile nel nostro posto di lavoro. Lo avvolgiamo delle nostre impronte e dei nostri sguardi all’orizzonte. Lo facciamo senza regole imposte e senza un dettame di volontà apparente ma anzi solo con le nostre semplici e quotidiane azioni. Tutto ciò lo avvolge e lo incastra in un ingranaggio molto più grande di noi perchè implica azioni della società e della volontà di quella determinata società di direzionarsi verso un’evoluzione e un futuro con precise caratteristiche. Come un albero nato da un seme se seminiamo determinate prospettive e progettualità raccoglieremo poi in un momento inaspettato ciò che il naturale avanzamento dell’uomo e del suo progresso ci ha fruttificato.
    Appropriarsi dello spazio della nostra vita e svolgerlo con passione verso ciò che vogliamo come futuro è una prova tangibile di amore. Amore per se stessi, per il luogo dove si vive, per la società di cui si fa parte e per un futuro che sarà fatto di nuovi esseri umani che dovranno come noi crescere e accrescersi amando sempre un orizzonte che nessuno mai potrà replicare. Lo sguardo al futuro è qualcosa che vogliono rubarci in questo periodo ma noi dobbiamo (lo dobbiamo a noi stessi!!) applicare sempre. La Speranza aiuta ma siamo noi i custodi di questa Speranza. Non dobbiamo mai dimenticare che siamo qui per sviluppare una vita che ci porti insegnamenti e nuove strade da intraprendere anche quando tutto intorno sembra bruciato e sterile. La Speranza non è l’ultima a morire, come dice un detto popolare, ma è l’ultima sentinella per avvertire i sentimenti che portiamo dentro. Non siamo soli e non siamo da rottamare. Siamo uomini e donne da vivere e che possono e devono dare a quell’orizzonte nuovi colori. A tutti noi il compito di avere ogni giorno un brivido in più sulla pelle, un risveglio in più negli occhi del futuro.
    K. Gibran scriveva sull’amore:
    “Amatevi, ma non tramutate l’amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa. Scambiatevi il pane, ma non mangiate un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d’essere solo.”

    Come non essere d’accordo…

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