Busco trabajo y Trabajo no hay


Primo Maggio Duemiladodici, festa del lavoro… pare strano ma almeno la festa c’è!!! E pensare che fu voluta a livello internazionale per ricordare le conquiste operaie della fine dell’ottocento, conquiste che vertevano principalmente sull’orario lavorativo… eh si questa festa parla di diritti, di lavoro, di passioni… parla di sogni… parla di uomini e donne che hanno dato la vita per migliorare le proprie condizioni lavorative… Parla di noi, di una Repubblica che i padri costituenti hanno voluto Fondata sul Lavoro, proprio sul lavoro, proprio su quell’idea di esser artigiani del mondo… è svanita (o sta svanendo), o rischia di svanire… per tanti, troppi motivi…. Come gli ultimi impietosi dati ci raccontano in Italia il lavoro, l’accesso al lavoro va sempre più restringendosi… ed invece di occuparci dei meccanismi di entrata… noi ci perdiamo nei rivoli di una insensata discussione sul mercato in uscita… se si vuole costruire il lavoro, le imprese vanno sostenute non abbandonate: l’accesso al credito, il cuneo fiscale e  i contratti atipici sono il punto da cui far partire la discussione…

Quante volte in questo blog ho raccontato della perdita della speranza, dei processi di attaccamento al lavoro e delle loro conseguenze nefaste se inserite in un quadro in cui l’assenza di una idea di futuro la fa da padrone… però quante volte il passo di una idea positiva di vita lavorativa ha preso il posto della stoltezza della società che viviamo (che vivo), perché è assurdo ritrovarsi a fare qualcosa che non si ama… perché è la passione che deve guidarci nel fare le cose… e questo lo si ritrova anche nelle correlazioni tra firm performance e gestione del capitale umano… Dobbiamo avere il coraggio di esser artigiani delle nostre idee… è questo l’augurio per questo Primo Maggio… Esser Artigiani…. artigiani con sogni grandiosi… Perchè come cantava la Bandabardò… 

 

ABBIATE SEMPRE IL CORAGGIO DI FAR SOGNI GRANDIOSI… MA SOPRATTUTTO ABBIATE IL CORAGGIO DI NON FARLI DIVENTARE SOLO SOGNI…. i tempi duri passano… io vado verso la mia Itaca

p.s. Qualche giorno fa un mio caro amico mi ha aiutato a scoprire la poesia… perciò Io oggi leggo e mangio di poesie… quelle di Michele de Virgilio

2 Comments Add yours

  1. Adele scrive:

    “Lavoro è vita, lo sai, e senza lavoro esiste solo paura e insicurezza”… lo diceva profeticamente John Lennon in tempi decisamente migliori, lo diceva perché lui era uno che parlava di libertà, che desiderava la libertà. Perché la vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza, la vera libertà di scegliere cos’è che fa per noi, come vogliamo vivere la nostra vita … c’è poco da parlare di grandiosi sogni a chi si toglie la vita perché ha perso tutto, c’è poco da cantare la speranza perché i tempi duri passeranno a chi si sveglia ogni mattina e va a consegnare curricula in giro per la città da mesi e mesi, forse anni, e nessuno lo chiama, e il lavoro, qualsiasi lavoro, non arriva mai! I sogni grandiosi, le speranze tenute strette a noi, la forza e il coraggio di non arrendersi … molti diranno che è tutto inutile, che non si campa d’aria, che non si vive di poesia, che i sogni non alimentano la vita e che lo fanno i soldi e la stabilità, ma, secondo me, proprio oggi, proprio di fronte a questa terribile crisi che ci opprime gli animi, proprio ora, adesso, è importante sognare, sperare, campare d’aria e di poesie, non dobbiamo smettere, non dobbiamo farci scoraggiare, pregare per avere la forza il coraggio e la saggezza, si, la saggezza di rivolgere la faccia verso il nostro cielo, proprio ora che cercano in tutti i modi di farcela rivolgere verso la terra! E’ da quando stamattina mi sono svegliata che mi chiedo quanto possa essere significativa oggi questa “festa” o “non festa” quando il lavoro non c’è. Può questo 1 maggio essere considerato la festa dei lavoratori e del lavoro quando il lavoro manca? Non sarebbe forse meglio ribattezzarla “festa dei non lavoratori”? cioè di quei sognatori che senza arrendersi cercano ancora? Di quegli uomini e quelle donne che guardano oltre e che sanno volare senza smettere di pensare? Allora si, non è un bel primo maggio, ancora non è la festa che volevamo e che speravamo, per tanti terribili motivi, l’assenza di lavoro, gli incidenti sul lavoro e i suicidi provocati dalla crisi … ma io, che avendo un lavoro mi reputo una fortunata ma che ricerco stabilità, che inizio ora a costruire per avere di più, perché si può sempre avere di più se si vale, io, oggi più che mai mi sento di dire auguri, auguri a chi ha dentro di se quell’enorme coraggio di vivere nonostante l’insicurezza della disoccupazione e della precarietà, auguri a chi cerca, ricerca, trova o ritrova, scopre e disvela la sua Itaca!

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  2. Rifeclack scrive:

    Ci sono giorni in cui ciò che leggi ti lascia un segno che non avverti subito ma che si annida dentro di te e si va a posare su pensieri che già ti circolano. Tra angosce e momenti felici crea un ponte che cercavi, che stavi costruendo per affrontare meglio la vita che ti si pone davanti. La forza di volontà a volte è come il cosiddetto “olio di gomito” ovvero una fatica che non ha consistenza materiale ma che come il più pesante dei materiali ti si pone addosso e la schiena si piega per il peso. Lo sguardo così diventa più basso e l’orizzonte diventa difficile vederlo. Ma la forza di volontà e la voglia di dirsi sempre di essere il protagonista della propria vita deve essere qualcosa che nessuno mai deve abbandonare o avere strappato dalle mille e ancora più di mille difficoltà di tutti gli aspetti di una vita. Un popolo, se tale è, deve secondo me avere una coscienza collettiva che rende la vita di ogni suo membro come uno strumento accordato per suonare in un’orchestra. Ogni aspetto sociale di ognuno di noi deve avere la cura e lo sguardo del nostro vicino e così chi ha dedicato qualcosa a noi lo avrà in cambio sotto un’altra forma, sotto un altro suono emesso da quella orchestra. Ma queste non dovrebbero essere solo parole ma gesti, insegnamenti, concetti, evoluzioni culturali che devono essere “insufflate” dentro ogni piccolo membro di una società. La società del domani così avrà oltre allo sguardo del bambino che sarà coltivato dentro ognuno di noi anche una voglia di civiltà e di umanità che purtroppo oggi scarseggia, e quando c’è ha poco spazio per armonizzare le varie azioni sociali del nostro popolo. Per popolo ormai è chiaro che nessuno deve e può permettersi l’idea di pensare che sia legato ai confini nazionali perchè siamo influenzati da ogni azione effettuata da chi ci sta intorno. L’economia, la cultura, la tecnologia, il lavoro sono permeati da azioni lontane e azioni vicine al nostro quotidiano. C’è un detto popolare cinese che dice che il battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ciò spiega al meglio il mio concetto. Questo uragano vorrei fosse vissuto sula pelle di ogni essere umano come una rivoluzione che metta al centro l’importanza della dignità della vita umana e che tutto ciò che si porta avanti deve avere come obiettivo il miglioramento dello stato generale dello stato umano. Non vivo in un altro mondo e so che ci saranno sempre le ingiustizie, le guerre, le crisi economiche, le depressioni e le recessioni social-economiche ma tutto ciò deve essere controbilanciato da una spinta culturale che oserei definirla evoluzionistica in cui la tragedia vissuta in quel momento possa essere la leva per migliorare e reinventare il modo di affrontare quel problema. E oggi il problema principe è il lavoro in ogni suo aspetto, da chi lo ha a chi lo cerca o a chi lo ha perso e dentro queste macro “categorie” ci sono infinte sfumature che riguardano la vita delle persone e la loro dignità. Giustamente tu, Davide, scrivi di fare sogni grandiosi sempre e di non lasciare andare via la speranza (intesa come un concetto che abbraccia innumerevoli aspetti della vita, non solo il lavoro) e oggi leggendo degli ennesimi suicidi per problemi dati dalla svanita dignità per perdita del lavoro mi sono immaginato questi uomini e queste donne che scelgono il suicidio come una strada possibile per risollevare quello sguardo verso l’orizzonte come semplici persone che sono andati da un’altra parte a fare sogni grandiosi. Non è un suggerimento al suicidio, anzi le mie parole sono piene di tristezza e angoscia per ciò che il nostro popolo sta vivendo, per ciò che ognuno di noi sta vivendo in modo diverso ma sempre con un’attenzione al prossimo battito d’ali di una lontana farfalla. Queste persone messe con le spalle al muro che scelgono di non perdere la dignità, l’ultima roccaforte che ci contraddistingue da un ammasso di carne, ossa, nervi e sangue che un domani passerà dimenticato, hanno fatto una scelta estrema e devastante ad ogni grado con cui la si vuole analizzare ma devono essere per tutti noi fari per suggerirci di non essere soli. I fari indicano una terra in prossimità del mare, indicano che in quell’intorno c’è un immaginario abbraccio tra terra e acqua, tra due sostanze, si diverse ma che possono sempre accogliere zattere per muoversi dentro ogni difficoltà che dobbiamo, volenti o nolenti, affrontare. La Speranza e l’1 maggio con il suo originario sacrificio sono come tanti altri pensieri che costantemente devono essere ingredienti delle nostre riflessioni più intime. Il lavoro e il suo sacrificio silenzioso danno vita alla dignità di un essere umano. In fondo la nostra vita è solo un insieme di attimi e azioni che ci contraddistinguono e che creano un percorso irripetibile. Ogni uomo, ogni donna hanno negli occhi quell’orizzonte e una testa da rialzare sempre per vedere che ogni giorno il sole con la sua luce è lassù per non farci mai mollare nei momenti più buii (scritto in modo arcaico ha un valore più forte!) con la Speranza di fare della nostra vita un grande sogno grandioso, un volo libero di espressione di noi stessi…

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