El dìa E, mi palabra es : Feliz!


Domani è El Dìa E, la festa di tutti quelli che parlano spagnolo, e come i più assidui lettori di questo blog sanno, lo scorso anno ne parlai già (rileggi il post). La domanda ancora una volta è la stessa cual es tu palabra favorita del Espanol? La risposta un po’ diversa. Lo scorso anni feci tanta fatica, anzi per esser sinceri non riuscii a trovare una sola parola ma ne trovai tre, quest’anno invece sono certo che è Feliz… eh già perché è alla base di tutto, dell’idea del lavoro che abbiamo, del nostro amore, del nostro vivere… la felicità è tutto… è la ricerca della felicità, della mia felicità (ma mi auguro di non esser solo) che mi spinge a vivere la mia vita inseguendo le mie passioni.  

Mañana es El Día E, la fiesta de todos los que hablan español, y como los lectores más asiduos de este blog saben, el año pasado ya se ha mencionado. La pregunta nuevamente es cual es tu palabra favorita del Espanol? La respuesta un poco diferente. L’ Año pasado tenía muchos problemas, aunque para ser honesto no pude encontrar una sola palabra, pero me encontré tres, pero este año estoy seguro que la palabra es una : Feliz. Porque es la base de todo, la idea del trabajo que nosotros tenemos, por nuestro amor de nuestra vida. la felicidad es todo. es la búsqueda de la felicidad, mi felicidad (pero espero no estar solo), que me hace vivir mi vida persiguiendo mis pasiones.

Questo blog è nato per confrontare le mie idee, i miei pensieri… e chi assiduamente legge e ricerca i miei post, non potrà che esser d’accordo con questa mia scelta… Eh sii Feliz è un concetto che secondo me sta alla base di quelle tecniche che sono proprio della gestione del capitale umano! Creare contesti felici è importante, non è un sogno ci sono tante aziende che investono nella gestione del capitale umano, avendo una vision che spesso coincide proprio col concetto di felicità!

Este blog fue creado para comparar mis ideas, mis pensamientos … y como sabe  que con asiduidad segue mis posts, que no puede ser de acuerdo con mi elección … Ser Feliz es un concepto que creo que es la base de los técnicas que son características de la gestión del capital humano! Crear contextos feliz es importante, no es un sueño, hay muchas empresas que invierten en gestión de capital humano, que tiene una visión que a menudo coincide con el concepto de felicidad!

Lo Human Capital Management non può fondarsi, non può esistere senza una buona teoria alle spalle! Senza una vision! E per questo che quando parlo cerco sempre di ribadire l’importanza delle parole, delle idee… le tecniche sono importanti ed hanno una funzione solo quando alle spalle ci sono delle grandi idee!

La gestión del capital humano no puede basarse, no puede existir sin una buena teoría detrás de él! Sin una visión! Y tan a menudo, cuando hablo yo trato de enfatizar la importancia de las palabras y de ideas … las técnicas son importantes y tienen una función sólo cuando hay detrás de las grandes ideas!

Ottimismo, speranza, resilienza, amore, armonia, benessere…. Sono parole che se usate in un’azienda hanno una idea chiara e precisa… sono parole che racconta come costruire le tecniche di Human Capital Management!

El optimismo, la esperanza, la resiliencia, el amor, la armonía, la prosperidad …. Son palabras que si se utilizan en una empresa tienen una idea clara y precisa … son palabras que le dice cómo construir las técnicas de gestión de capital humano!

Credo nella felicità aziendale, credo nella sua importanza… credo che vivere di emergenze non serva a stare sui mercati… che i conflitti non servano a stare sui mercati… che la critica serve per crescere, è un momento di formazione non un modo per sminuire… credo nell’armonia aziendale, credo nell’idea che sia importante costruire ambienti di lavoro felici! Credo in aziende bella da vivere!

Yo creo en la felicidad dentro de la compañía, cree en su importancia … Creo que vivir en situaciones de emergencia, no sirve para permanecer en los mercados … que los conflictos no sirven para permanecer en los mercados …  yo creo en la armonía, creo en la idea de que es importante para construir un lugar de trabajo feliz!

p.s. se vuoi cerca la tua parola! dime la tu palabra!

20 Comments Add yours

  1. Credo che la mia parola sia ‘Destino’. Ed è curioso come sia in italiano che in spagnolo si scriva nello stesso modo.
    Io ho sempre creduto nel Destino. Ho sempre pensato che ci sia un qualche disegno superiore (che nulla ha a che vedere con la religione) che siamo inconsapevolmente indotti a seguire, a realizzare.
    Questo, però, non deve renderci inermi di fronte agli accadimenti della vita; non deve indurci a credere che un Grande burattinaio compia delle scelte per noi o che qualcuno abbia scritto in partenza la sceneggiatura della nostra storia personale, così che le nostre esistenze siano fatte di inerme passività.
    Penso che, piuttosto, questa consapevolezza debba spingerci a cogliere i piccoli segni che il Destino pone sul nostro cammino, facendo in modo che si possa apprezzare ancor di più la bellezza e la ricchezza di opportunità, anche piccole, che la vita ci offre.

    Ieri, parlavo con una persona conosciuta da poco, che mi citava le battute di un film:
    – Pensi che ci sia un motivo per cui due persone devono incontrarsi?
    – Dipende. Se credi al caso o al destino
    – E tu a cosa credi?
    – Io credo che il caso ci dia la possibilità di creare il nostro destino.

    Ecco, sarà un Caso, ma fra le pagine del libro che sto leggendo in questi giorni, c’è un segnalibro che reca una frase di Claudio Corrivetti: “Quando il caso ti sconvolge la vita, non è un caso”.

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  2. Mary scrive:

    La mia parola è calore.
    Spesso mi capita, quando sento una parola, magari per caso, una parola tra tante in un discorso che mi ritrovo casualmente ad ascoltare… dicevo, mi capita di associarla ad una canzone.
    Qualche curioso, forse, potrebbe mettere la parola che ho scelto nel motore di ricerca e (quasi) sicuramente si imbatterà nella canzone di una nota cantante salentina, molto in voga in questi anni, merito anche del talent show da cui proviene.
    … ok, sto divagando. Torniamo alla questione principale. La scelta di “calore” e il perché proprio questa. Beh, potrei svignarmela dicendo che la questione è estremamente attuale, data la calura di questi giorni (almeno dove sono io in questo momento…), ma la battuta è sin troppo facile.
    In realtà, le ragioni sono altre. Ovviamente.
    La parola è arrivata quasi subito nella mia mente, ma le motivazioni no. Ho dovuto un po’ sondare dentro di me, fermarmi a riflettere e valutare se e cosa dire a riguardo. E allora ho ripensato a quello che mi è successo in questi ultimi tre giorni e ho tirato le mie conclusioni: “Voglio vedere cosa succede, se molli la presa e mi lasci cadere.” Dice la canzone di cui su. Ed io sono “caduta”, in quei tre giorni. Caduta per rendermi conto che quel calore che cerco, non solo “sulla mia pelle”, è prerogativa di pochi. Poche persone nella mia vita sono capaci di calore umano, di dimostrarlo. E chi ne è stato capace, è corso da me quando ne avevo bisogno, quando la solitudine era una condizione che avrei dovuto abbandonare, almeno in quel momento. Per aiutarmi a rialzarmi.
    Teoricamente, il discorso potrebbe assumere dimensioni maggiori. Il calore è una cosa di cui oggi, come ieri, abbiamo tutti bisogno, ma raramente siamo capaci di provarlo e manifestarlo agli altri… e spesso, magari, non comprendiamo neanche il modo giusto per dimostrarlo, perché temiamo di invadere troppo gli spazi altrui, probabilmente, o di essere respinti. O perché viviamo in una società egoista e profondamente individualista, che ci impone quasi di raggiungere la propria felicità (spesso solo appagamento materiale, trascurando il lato più “spirituale”), senza badare agli altri e ai loro sentimenti, alle loro necessità. In modo freddo, distaccato.
    Volendo poi cercare un nesso con l’economia (nota ai più come una “scienza triste”… poco “calorosa” dunque? Invito coloro che credono in questo luogo comune a rivedere la loro posizione…) e al mondo del lavoro e delle aziende, spesso qui rievocate… beh, non credo che ci sia un diretto collegamento tra la mia parola e la performance aziendale. O perlomeno, non balza direttamente all’occhio, ammesso che esista. Insomma, l’azienda dovrebbe creare un contesto lavorativo tale da rendere produttivo si il lavoratore, ma anche contento di fare il proprio lavoro… per renderlo a sua volta più produttivo. Una sorta di serpente che si mangia la coda (in senso positivo, in questo caso). Però ecco… se quelle persone, coinvolte nell’esempio appena riportato, fossero capaci di calore, non solo fuori dall’ambiente lavorativo, nella vita privata, ma fossero davvero capaci di portare quell’umanità e quella capacità di “accomodamento”, di conciliazione che dovrebbe essere propria dell’essere umano, forse le cose andrebbero diversamente. Ho detto forse.🙂

    (piccolo avviso ad eventuali e successivi “miei” commentatori: se state pensando che stia saltando di palo in frasca… si, può essere. E’ un’eventualità che non escludo. Come dicevo… è colpa del caldo. :.) )

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  3. Daniela scrive:

    La mia parola è: contatto! Ne sono certa… Le cose, gli avvenimenti, le persone devo sfiorarmi, urtarmi, cadermi addosso… sono una “tattile” per eccellenza, anche se vivo tra le parole che parrebbero un filtro, vado sempre al cuore delle situazioni.

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  4. doriana50 scrive:

    la mia parola è piacere…non si usa mai in chiesa, nei luoghi di culto…si apprezzano sembra solo i dispiaceri…un gran piacere rileggerti. Grazie Davide.

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  5. Adele scrive:

    La mia parola è Amore…quell’amore che ha bisogno di intimità perchè, solo quando c’è intimità l’altro diventa uno specchio. Amore perchè è tutto quello che io desidero essere, dare, ricevere, creare…è scontato si, forse, ma non c’è niente che valga di più nella mia vita dell’amore che io metto in ogni singolo giorno della mia vita…e anche quando lo confondo, quando non lo capisco, quando mi ci incaponisco come una bambina, anche lì sto amando, ed è quello che vale…quello che mi rende felice anche se spesso e volentieri fa la mia infelicità…quello che mi fa sbagliare continuamente…che mi fa entrare in contraddizione con me stessa…è la conditio sine qua non c’è felicità che possa durare nel tempo, è il piacere più alto, il caso più beffardo…è la costante e bramosa ricerca di amore che guida quello che sono e che mi dice dove sto andando…resto incantata dall’amore io, perchè l’amore ti insegna l’armonia, l’armonia al di fuori di te, l’armonia che ti fa capire qualcosa in più di te stessa, anche quando è un amore sbagliato, di quelli che tutti ti sconsigliano, di quelli irragionevoli e senza senso alcuno, non è mai sbagliato se è sincero e se ti ha fatto crescere, perchè l’amore mi fa crescere ed è senza dubbio la mia palabra, si, Amor…

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  6. stonewall scrive:

    Maricòn = ricchione/frocio.
    Motivazione: Il tedesco è l’unica lingua occidentale dove l’uso reiterato e costante della parola corrispondente a maricòn, “schwule”, la ha privata della sua valenza offensiva.
    Mi piacerebbe che anche i paesi latini sdoganassero le parole come “maricòn” e come “ricchione” o “frocio”.
    Perché dare a qualcuno del “ricchione” non sia più usato per offendere, attribuendo una connotazione negativa presunta e stereotipata all’attrazione per persone dello stesse sesso.

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  7. Kuphasael A. Thorosan scrive:

    Quanto sto per dire potrebbe risultare offensivo, ma credimi non è mia intenzione. Ti chiedo un piccolo sforzo: sospendi il giudizio su di me, almeno fino a “dopo alcuni chiarimenti”. Ciò premesso, inizierei con ciò che ho da dirti.
    Perchè ho la strana sensazione che qualcosa ti sfugga? Mi chiedo se tu comprenda ciò che dici e ciò che fai (e mi limito alla comprensione, perchè non voglio entrare in merito alla coscienza e alla consapevolezza). Mi sembra che ti sfugga la cosa più importante della parola: la “relatività”. Dico mi sembra, non dico che sono sicuro. Mi chiedo: «ti sei mai soffermato seriamente su una parola?»
    Gia ti vedo che ti agiti sulla tua sedia: ma come si permette questo “stronzo”.
    Calma, rimani calmo, non è mia intenzione offenderti. Voglio solo capire di che “pasta” sei fatto. A che livello sei? E a che grado del tuo livello?
    Sapevi che per ogni parola esistono sette “livelli” e che per ogni livello esistono almeno sette gradi (in questo senso le parole sono relative, e non in altro)?
    Per ora è sufficiente così. Alla prossima, forse.

    PS: nella bibliografia citi un bel po’ di libri (236, per la precisione, grazie per averli numerati) “che hanno maggiormente influenzato la mia formazione e il mio pensiero”.
    Perchè ho la sensazione che neanche uno di essi valga la pena di essere letto? Mi chiedo poi di essi (ammesso che tu li abbia letti tutti e mi limito alla lettura), cosa ti sia rimasto.
    Così a bruciapelo escudendo la parola “felicità”, di cui credo tu non sappia niente (al più una compresione di primo, secondo, forse terzo livello, del quarto nel tuo caso non vedo neanche l’ombra). Scusa la franchezza e la brutalità🙂 Ricordi la premessa? Sospensione del giudizio. Resta calmo, non voglio offenderti. voglio solo che tu mi comprenda. Per questo uso un linguaggio diretto.
    Vedi, io è da circa un mese che sono bloccato su un racconto il cui titolo è “I due Ciliegi innamorati” di poche frasi (5 per la precisione):

    Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.
    Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie,
    ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
    Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami,
    ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
    Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi,
    ma non fu sufficiente, i Ciliegi non si toccarono.
    Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra,
    le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

    Forse non sono molto bravo al leggere!
    Ti abbraccio.

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    1. dadepalma scrive:

      Caro,
      è interessante leggere il tuo commento così ricco di giudizi approssimativi sulla mia persona… Non ci conosciamo, ma già sei pronto a sentenziare, giudicare e soprattutto ad offendere… Nel caso tu non ricordi bene cosa hai scritto ecco qui una bella frase: “Mi chiedo se tu comprenda ciò che dici e ciò che fai (e mi limito alla comprensione, perchè non voglio entrare in merito alla coscienza e alla consapevolezza)”. Mi sembra che ti sfugga la cosa più importante della parola: la “relatività”.
      O ancor peggio offendi senza conoscermi, senza sapere dei miei studi, quando scrivi: “Perchè ho la sensazione che neanche uno di essi valga la pena di essere letto? Mi chiedo poi di essi (ammesso che tu li abbia letti tutti e mi limito alla lettura), cosa ti sia rimasto”.
      E la domanda vera da rivolgerti è: perché mai la sospensione del giudizio vale solo per me… e per te no?
      Ma come diceva un tale vissuto tanto tempo fa: “L’uomo superbo si pone sopra gli altri, e crede che gli si debba ogni cosa; gli altri, per lo contrario, lo mettono nell’ultimo grado, né gli concedono nulla”… Perciò chiedo scusa ma le critiche mi piacciono se hanno un senso… se sono chiare… se sono finalizzate alla formazione e non se nn son finalizzate a nulla!”. Sempre quel tale vissuto tanto tempo fa diceva: “Non assumete troppe faccende; molti affari trascinano seco molti dispiaceri, o almen almeno pensieri. Non vi mischiate che in quelli che sono d’indispensabile vostro dovere”.
      Perciò, se permetti, preferisco conoscere un solo significato, non vorrei occuparmi di faccende che non son le mie!!!

      La tua parola non mi è molto chiara ma forse dalla storia zen credo possa essere “amore”!

      Infine riflettevo su una cosa che scriveva Shakespeare: “È più da coraggiosi seppellire nel profondo dell’anima le frecce e i sassi che la vita scaglia contro, o piantare la spada e a viso aperto a un oceano di orrori opporsi e dire: no finiamola?”

      P.S.: nella mia stanza ci son 800 libri, forse non ne ho letto manco uno e forse non hanno senso, però a me piacciono assai… Mi pare che la mia stanza abbia un’anima!!! Ma non a 7 livelli… a 800! Quante storie, quante narrazioni! A me piace immergermi in un mare di avventure e farmi coinvolgere. Chissà, forse per te non val la pena leggere. A me piace… e mi ci tuffo…
      Ah, scusa! ora mi tuffo in uno di quei libri inutili… di un tale di nome Georg Simmel, che scrive un libro su Goethe… Ma pensa che cosa inutile vado a leggere… però mi piace!

      P.P.S.: il tale che cito era uno di nome Confucio, una di quelle “inutili” persone che Adoro e che scriveva “Studiare senza riflettere è vano; riflettere senza studiare è pericoloso”.

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  8. Michele de Virgilio scrive:

    La mia parola è “poesia”. Una parola piccola, ma potentissima – che soffre da troppo tempo di stupidi pregiudizi fomentati da chi, per anni l’ha violentata, e continua a farlo. Oggi, in molte città si festeggia la notte della poesia e poco fa leggevo una bellissima poesia di Kostas Mondis, un poeta greco favoloso, ma sconosciuto ai più. La trascrivo qui sperando che vi piaccia.

    A UN POETA
    No avevi niente da dire, caro signore.
    Perchè hai disturbato le parole?
    Perchè le hai disturbate?

    Un caro saluto, M.

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  9. La mia parola è Puerto. Il puerto che ognuno di noi ha e dove fa approdare ogni suo stato d’animo. Lì giungono le navi festeggianti e portatrici di novità, di prospettive, nuove conquiste. Lì giungono le navi e i pescherecci di legno malandanti che portano poco pescato o portano falle. In quel luogo le nostre corde si uniscono con le nostre ancore sul molo e da lì abbiamo una base dove sostare, confrontarsi con altri marinai e dove poter guardare il mare anche nell’orizzonte inghiottito. Freud indicava il mare come la coscienza nella simbologia. L’inconscio e il subconscio che si giocano le reazioni del vissuto per proiettarle nel quotidiano. Quel puerto è il luogo da dove partire per destinazioni mai raggiunte e in quel porto ogni sera poco prima di chiudere gli occhi ci si ritorna, ci si ritrova e ci si confronta. Lo specchio d’acqua ci dà la possibilità di vedere il nostro viso dopo una giornata, dopo un’avventura, dopo una sconfitta. S’intravedono a volte pure i fuochi nelle giornate di vittoria e ci si bagna il viso per poi dire che è brezza marina invece di lacrime. Il puerto è un puerto escondido perchè nessuno conosce il porto dell’altro ma se si è curiosi basta guardare gli occhi e vedrete sempre le barche, i moli, i suoni, gli scogli e pure un gatto di mare che si pulisce le zampe dopo un pò di pesce rubato. Basta guardare gli occhi e il puerto escondido sarà visbile. Visitabile solo in parte se darete concessione a qualche turista di visitare il vostro.
    Buena navegacion a todos…

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  10. Niky scrive:

    le parole in Spagnolo che preferisco… Sono inevitabilmente legate a due cose: a Neruda e al Tango. Ad alcune delle poesie di Neruda, o meglio ad alcuni versi che ricordo a memoria, scollegati dal resto, che mi si sono fermati nella memoria come piccole rovine. E poi il tango cantato, sanguigno, rossastro e fascinoso. Come “Nostalgias”.

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    1. “Cuánta sombra de la que hay en mi alma daría por recobrarte,
      y qué amenazadores me parecen los nombres de los meses,
      y la palabra invierno qué sonido de tambor lúgubre tiene.”

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  11. Giacomo Pisani scrive:

    La mia parola preferita è “Libertà”, non tanto per il suo significato in sè, quanto, all’esatto opposto, per il suo essere sempre altro da sè, per il suo sfuggire a qualsiasi definizione, e per il suo dirsi indefinitamente in altro. La libertà, più che un concetto, è il fondamento di ogni termine, di tutti i valori e le condizioni, che solo in essa sfuggono ad una categorizzazione predefinita rivelandosi per la loro ricchezza. La peculiarità della libertà è proprio nel suo tradursi in altro da sè, nella felicità, nel lavoro, nell’amore ecc. Questi, inscritti nella necessità di una struttuta ontologica a priori, si inaridiscono. Nella loro pratica esistenziale, si sedimentano nell’ovvietà fino a perdere di significato, rendendoci attivatori di qualcosa di già scritto. E’ solo nella libertà che divengono significanti, che dicono la vita. La libertà è l’apertura verso la riappropriazione dell’esistenza, che ritrova propriamente se stessa proprio mantenendosi in sospeso, in quell’apertura, sempre disposta a dirsi in altro. La libertà è il ponte, il limite ideale che si perfeziona nel suo tendere infinito, e che proprio in un teorico de-finirsi perderebbe la sua spinta essenziale, la sua stoffa costitutiva che la fa sempre essere-oltre.

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  12. carlotta scrive:

    devo ammettere che, oltre a piacermi molto la semplicità del “messaggio nella bottiglia”, ho riflettuto un pò per poter trovare la mia palabra, la parola che contradistingue l’essenza del nostro essere o la nostra filosofia di vita. Mi sono contrita, spremuta ed ingarbugliata parecchio, perchè una domanda così non l’ho mai ricevuta da nessuno e sì che non accetto caramelle dagli sconosciuti…tzè!…ma poi le rughe sulla fronte si son spianate e l’illuminazione è arrivata.
    La mia palabra è consapevolezza. In tutta la mia semplice vita non ho ancora completato il mio percorso, non ho ancora vissuto pienamente e non ancora intrapreso delle scelte che avrebbero potuto far cambiare il mio destino in un altro che non oso immaginare.
    Però le scelte che ho fatto sino ad ora, le ho basate sulla consapevolezza che quello era il giusto percorso da fare e che consapevolmente quelle scelte da me fatte, mi hanno automaticamente escluso da altri destini, da altri giochi, da altre vite. Prima ero convinta che avevo fatto le scelte giuste, ma la supponenza della gioventù ha vita breve e caduca. Ora la maturità fa sorgere il seme del dubbio e quello che credevo giusto, ha perso il gusto del nuovo e della conquista.
    Forse l’insostenibile leggerezza del vivere a volte s’incrina a discapito di quella voglia di conquista prettamente giovanile che invade sensi ed intelletto ed ecco comparire una figura all’orizzonte pronta ad accoglierti incondizionatamente, la consapevolezza.
    Quando comprendi che tutto andrà come deve andare, quando i tuoi sforzi benchè numerosi non cambieranno quello che il destino ha già deciso, quando ti accorgi che sai già l’evoluzione di una situazione, di un evento, allora stai pur certo che lei, la consapevolezza, ti ha stretto la mano per andare lontano.
    Buena vida a todos!

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  13. cinthya scrive:

    para mi …futuro”INCIERTO”.por que desde que vivo aqui mi vida es muy incierta ,.por que este periodo estamos pasando en especial la juventud ,en que para los jovenes no tienen muchos suegnos,porque cuando uno se gradua, no encuentran trabajo a veces terminas en otro trabajo, en que uno no se ha podido imaginar……..o tal vez trabajas en un lugar lejos de tu familia o para hacerte breve..dejas el estudio y trabajas komo camariera..ecc
    uno cuando inicia a estudiar ,suegnas en terminar la universidad , terminar tu carrera para luego trabajar …y bueno hacer una familia…la gente de hoy al menos por lo que veo a mis amigos(tengo amigos de todas partes del mundo) no saben que les depara el magnana,

    es una cosa incierta..porque no sabes komo terminaran ,si encuentran trabajo de lo que han estudiado,o terminas en otra cosa….o talvez te cansastes y dejas tu pais para provar otros lugares….o tambien si te despiden por que se frego la fabrica ecc ..son tantas alternativas…pero uno no sabe elegir..por que eres incierto de lo que te sucedera magnana…..y esto lleva a la duda tambien…pero uno vive dependiendo como suceden las cosas en torno a la persona en el futuro …con futuro incierto

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  14. susanna scrive:

    Mi palabra es sueño. Perché sono convinta che sia il motore della vita. Senza sognare ci si arrende alle difficoltà che si incontrano ogni giorno e che rischiano di portar via entusiasmo ed energia.

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  15. Grazia Solazzo scrive:

    Impegno, sacrificio, pasion, sorrisi
    un mucchio di parole
    contro le altre che portano alla distrazione, alla superficialità, alla resa.
    Buona vita

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  16. elfrida sannipoli scrive:

    la mia parola preferita di oggi è VOCE.
    Sempre seguita dal suo complemento SILENZIO

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  17. Johana Riveros scrive:

    Es complicado decir cual es mi palabra favorita, soy Hispano-Hablante…..pero apelando a mi lado más Humanista creería que es “FAMILIA”, una palabra que me trasmite mucho sentimiento, me transporta y me lleva a pensar en una sucesion infinidad de otras palabra como: Padre, Madre, Hermanos, Abuelos, Novios, Amor, Felicidad, Sueños, Conocimiento, Respeto, Lealtad, Reconocimiento, Diversisdad, ideales necesarios para la construcción de una sociedad, pero como todo no es perfecto……” Todo no es colorde rosa” como decimos en Colombia, también encierra otras palabras como: Dolor, Frustacion, etc, palabras que empañan a las primera pero que no logran sustituirlas.

    La FAMILIA es la base de toda sociedad, como sistema o conjunto de personas que conviven esta organizado por roles de tal manera que cada integrante desempeñe una función, tarea o trabajo especifico, con un modo de existencia económico y social comunes, con sentimientos afectivos e intereses que los unen, con la finalidad de generar nuevos individuos socialmente productivos que generen ambientes de Armonía, Optimismo, y Felicidad.

    Garcias Davide!……y Feliz Día E.

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  18. ester tarasca scrive:

    La mia palabra è armonia, necessaria per lavorare in gruppo..
    chi lavora con te deve sentire un’unità di intenti e uno sforzo collettivo fatto tra pari, non coercitivo..
    se ognuno facesse il suo con il massimo impegno in funzione , come dice Davide, del bellessere, si inizierebbe un importante cammino verso l’innovazione e la riconversione economica.
    Via gli egocentrismi dall’ambiente di lavoro, la possibiltà di cambiare le cose metterebbe in secondo piano anche l’idea di profitto che attanaglia un’azienda..
    il lavoro dovrebbe essere un esercizio zen quotidiano.
    La mia seconda parola, o meglio, locuzione, rimane da sempre”hasta siempre!”

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