Ma tu sei … Quello del blog?


Metti che un giorno di luglio decidi di andare in biblioteca, metti che cerchi un libro, metti che lo trovi, che ti siedi, che inizi a sfogliarlo, ascolti la sua musica, la sua poesia… metti che inizi a leggerlo, e poi sul tuo taccuino scrivi e trascrivi… metti tutto questo… e… metti pure che ad un certo punto senti “Ma tu sei Davide de Palma? Quello del blog?”, e con stupore rispondi “Si, perché”, e la risposta è semplicemente meravigliosa “Ti leggo”… Credo sia una delle cose più belle e affascinanti che mi siano mai successe, non soltanto perché il regalo più bello che si può ricevere è quello di “esser trovato ed usato”, come direbbe il caro Winnicott, ma l’esser riconosciuto e vissuto nei modi più diversi.

Grazie a Das Humankapital vengo vissuto senza saperlo, e questa è, forse la cosa che più mi affascina! Grazie dunque a tutti quelli che mi leggono, condividono, commentano… a chi riflette… a chi medita… grazie… e se mi trovate in qualche parte del mondo… o casualmente mi incontrate… non esitate: Criticatemi!

Questo blog ha una grandissima pretesa, cercar di far comprendere come un pensiero debole, possa esser importante, eh già perché nella gestione del personale, le tecniche di Capitale Umano, non sono poi così diffuse come si può immaginare, anche se certamente tante aziende le usano. E allora tutto inizia dalla Guideline del lavoro, è la vision della gestione del personale, è la base su cui costruire i processi e gli strumenti di valutazione, ed essa parte dai Sogni, dalle Passioni e dalle Emozioni… Costruire una Guideline non è semplicissimo, ci vuole pazienza e perseveranza, io per esempio mi ripeto sempre una frase che scriveva tempo fa Frederick Leboyer “Lasciatelo stare. Lasciatelo fare. Lasciategli il tempo. Il sole si alza forse di colpo? Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta e la lenta, maestosa gloria dell’aurora? Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità.” Certamente questa frase è scritta nel rapporto tra madre e bambino, ma alla fine non è certo lo stesso rapporto che si instaura tra noi e la nostra idea di lavoro, di desiderio? Non è certo lo stesso rapporto che si instaura tra lo Human Capital Management e l’ Individual Performance Evaluation? Secondo me si!

Il motivo per cui in questi ultimi 15 mesi non ho fatto altro che scrivere, scrivere e scrivere ancora, di Sogni, passioni, desideri è proprio perché tutto parte dalla vision! Non è un caso per esempio che una delle teorie più importanti si basi su quattro parole quali: self-efficacy, optimism, hope and resiliency. Quante volte in questo blog ho parlato di ottimismo, speranza, resilienza e di self-efficacy?? Quante volte ho parlato di una delle teorie di gestione del personale più affascinanti ed efficaci degli ultimi 10 anni: lo Psychological Capital?? Tante, forse troppe!!! Ma per costruire la Guideline del lavoro bisogna partire da qui, dal valore della complessità della vita, della complessità del sistema azienda! Dalla difficoltà del costruire i sistemi di Individual Performance Evaluation!

Più o meno 17, o forse 18 anni fa, un pomeriggio d’autunno… nel corridoio della scuola media che frequentavo… vidi per la prima volta una meravigliosa donna dai riccioli rossi… che camminando mi sorrideva, sorvolando sul fatto che mi son sempre chiesto che “cavolo” si ridesse, il tempo e la vita mi hanno regalato la sua preziosa amicizia… ed ammetto che è una fortuna, forse la più bella che poteva capitarmi, perché è una delle donne più solari e allegre che io conosca… Ora perché vi scrivo di lei, ecco lei ha avuto il coraggio di seguire sempre le sue passioni e a me ha sempre ricordato una frase di Lennon Work is life, you know, and without it, there’s nothing but fear and insecurity. Perciò quando qualche giorno fa mi ha detto “apro il mio centro, si chiama Shantala” mi è ritornata alla memoria la frase di Lennon, ma soprattutto come suo solito ha colmato le mie ignoranze… eh già perché Shantala era una donna indiana paralizzata che aveva trovato il modo di non far mancare il suo amore ai propri figli, attraverso un particolare massaggio, pensate che straordinario esempio d’amore ma soprattutto di resilienza!

Mariangela, eh già ha un nome questa mia amica, una mattina di 4 anni fa ha scoperto di amare il suo lavoro, “ha scoperto” la sua vita, ha creduto nel suo sogno… Oggi apre il suo centro perché come dice lei “Il massaggio è ciò che amo di più fare”, ha seguito le sue passioni, si è diplomata, specializzata è andata in India tutto questo per diventare una “piccola” specialista di Ayurveda, e il suo centro non poteva non chiamarsi Shantala, un omaggio principalmente alla vita, all’amore per la vita.

Mariangela ha incontrato casualmente il suo lavoro… la sua vita è stata travolta in un giorno di primavera… Più o meno anche per me è stato così, spesso ho raccontato di come anche io sia stato travolto dalla mia passione per i processi organizzatavi, questo blog ne è un chiaro esempio… e spesso non è facile inseguire se stessi, si fa tanta fatica… ma la bellezza della vita è proprio non arrendersi mai e raggiungere i nostri sogni… andandoci incontro… ho letto da qualche parte che i sogni hanno sempre voglia di sapere che siamo in grado ci coccolarli!!

E allora se ti va racconta perchè ami il tuo lavoro…..

p.s. se ti va visita il sito di Shantala clicca qui

3 Comments Add yours

  1. Ho sempre cercato di tenere in comunicazione il fanciullo che via via cresceva e i sogni che con la loro diversa densità pesavano in modo sempre differente sulle prospettive e sulle scelte. La fatica di parlarsi ogni giorno quando si è vittoriosi e quando si è perdenti ha il gusto di un allenamento utile ad una futura gara a cui tutti dovremmo concorrere. Il fanciullo che mi alberga e che non mi lascia mai solo aveva alla mia età infantile una voglia di ricerca e di scoperta che neanche lui riusciva a decifrare. Solo anni dopo, le parole “Voglio fare l’archeologo!” ebbero un gusto diverso e più chiaro perchè la professione reale che da piccoli non si conosceva ma che affascinava sempre era l’antropologo. La ricerca costante degli usi, delle abitudini, delle strutture sociali dele persone e della società stessa. Non era lo studio certo di una popolazione o le motivazioni religiose ciò che il bambino faceva all’età infantile ma era la voglia di capire il processo mentale, le azioni e le conseguenti interazioni tra le persone ad affascinare. Il fascino era poi ancora più fantasioso e sorprendente quando si poneva su popoli ormai inesistenti. Il viaggio nella mia famiglia è sempre stato un modo per aprire la mente. Ciò non significava fare viaggi per girare il mondo ma viaggi anche nazionali ma sempre con un gusto per scoprire e vedere aspetti non visti di luoghi già visitati altre volte. Il fanciullo portato per mano non assorbiva come tutti i bambini tutto ciò che stava a guardare e a sentire ma veniva per mano portato a poter nel futuro camminare verso la curiosità. Questo, se ci penso ora, è un lusso che ho avuto poi in dono permanente come dote al fanciullo che mi alberga. L’antropologo e lo studio della comunicazione e degli usi della società sono rimasti un piacevole sogno non realizzato volontariamente perchè permeato dentro le mie azioni come collante tra i vari aspetti che quasi non coincidono ma che convivono in me. Questo amore per il processo e la trasformazione come in un panta rei continuo affascinante negli anni della scuola si è evoluto nell’aspetto della scienza. L’incontro, come per te Davide, con una persona speciale mi ha traghettato verso la chimica e l’invisibile mondo delle evoluzioni che con essa l’universo, la Terra, gli animali. le piante e l’uomo rende fisica la nostra vita. Il mio lato pratico e sempre affannato ad avere i piedi per terra non accettava però i concetti non “ormeggiati” alla vita comune di tutti i giorni. Questo fu il passo ultimo per unire l’infinito amore che ho per ciò che la natura regola con i mezzi a sua disposizione (chimica e fisica) e la natura stessa. Un giorno quella persona speciale (un mio prof di liceo) mi disse, citando Ippocrate, “Noi siamo ciò che mangiamo” e questa frase fu per me come la strada gialla del mago di Oz. Era da percorrere, era da guardare fin dove portava, era la gioia di trovare scenari sempre nuovi lungo il percorso. Perchè quella frase era un percorso, l’inizio, la fine, il mentre. In quella frase c’ero io. In realtà ci siamo tutti ma c’ero io perchè c’era il fanciullo che cercava sin dai primi momenti di ragionamento a capire ciò che non si vede e c’era la persona che via via crescendo aveva posto nuovi sogni e nuove densità alla sua vita. C’era una strada dove poter capire. Non c’era la meta ma c’era la voglia di fare quel viaggio. La destinazione non ha mai importanza se si gusta il viaggio. Volevo arricchirmi di viaggi senza dover spostare il mio corpo necessariamente ma capire il mio corpo, la mia fisicità e il suo processo per capire alla fine dei conti il processo del mondo. Almeno tentare di farlo. Avere la presunzione di capirlo ha già in se lo sbaglio più grande. Capire solo come il mondo gestisce il mondo nella sua fisicità. E da ciò il cibo e il mondo che lo amministra, lo cura, lo evolve mi ha portato alla scelta dell’alimentazione come studio e poi come fulcro su cui poi cercare di gestire gli altri sguardi alla vita. Il lavoro è vita e la vita è il lavoro ma solo se lo vediamo come leva per essere sempre noi stessi. E per trovare un pretesto sempre nuovo per poter discutere e giocare con quel fanciullo che ognuno di noi si ritrova dentro. Alcuni lo hanno dormiente ma chi dorme prima o poi si sveglia sempre. Ed altri con la vivacità che solo un bambino può avere con la sua fantasia.
    Il resto poi è Speranza che si mescola con le occasioni che la vita come frutti ci propone. E il mio fanciullo cerca sempre di prendere quel frutto che è lontano dal terreno, Magari seminascosto dalle foglie ma che una luce particolare illumina. Spero con tanta forza che ognuno abbia questa visione nella sua vita. E che dia importanza al lavoro che si svolge perchè la visione che noi diamo a quelle azioni quotidiane e a volte ripetitive hanno in se nascosto il nostro modo di esserci, di darci al mondo.

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  2. Club del Libro - Bari scrive:

    Dipende da cosa si intende per lavoro, nel mio caso.
    Se ci riferiamo a quello a cui sono legata da un contratto firmato quattro anni orsono, posso rispondere – senza ipocrisie – che mi piace solo lo stipendio che, puntuale, mi viene accreditato ogni mese sul conto in banca.
    Lavoro in un call-center e da quando lo faccio, ogni volta che lo dico a chi mi domanda qual è il mio lavoro, vedo solo teste che si inclinano, sguardi pietosi e quel tono di voce compassionevole con il quale mi viene risposto “Ah…” (come dire: “Poveretta, anche tu? Con una laurea!”). E poi parte diretto lo sfottò: “Allora tu sei una di quelle che mi chiamano a casa rompendo le scatole a tutte le ore?!”. E giù a dar spiegazioni, ripetendo a me stessa ciò che il mio datore di lavoro ci dice da anni, come un mantra, per non scoraggiarci: io sono una professionista!
    No, io non amo l’idea di sprecare la mia laurea in un call-center, per quanto riconosca di essere molto più fortunata di tanti altri giovani (e meno giovani) disoccupati.

    Da diverso tempo, quando mi chiedono cosa faccio nella vita, preferisco rispondere elencando tutte quelle attività limitrofe e niente affatto remunerative con le quali cerco di riempire il senso di vuoto e di staticità entro cui mi sembra di trovarmi. Sono una giornalista iscritta all’Ordine, una critica letteraria, un’articolista per varie testate on-line, una blogger, una you-tuber… Sono molte cose e niente.
    E continuo a sognare una casa editrice e bozze da correggere. Fra una telefonata in in-bound e l’altra, risolvendo problemi altrui di cui non mi importa, mentre i miei crescono proporzionalmente all’avanzare della mia età anagrafica.

    – Angela –

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  3. Gianna scrive:

    Ma Davide come ben sai non ho un lavoro,ma ho dei sogni,che non ho potuto avverare a causa di un’ignoranza familiare,Non è mai troppo tardi per farlo.Avrei voluto tanto donarmi al 100% all’arte,a maggior ragione mi innervosisco quando per caso qualche amico mi sente cantare e mi dice che sono sprecata,mi hanno anche ascoltato persone che studiano musica e mi hanno detto che ho un timbro vocalico particolare.Ed è lì che davvero mi dispiace ancora di più,perchè avrei potuto davvero realizzare quel sogno.Ballo anche bene,senza aver mai studiato danza,e l’unica cosa che mi avvicinava all’arte era il teatro,che ho praticato con piacere,ma per via dello scioglimento della compagnia ora non lo pratico più.La compagnia si è sciolta perchè i miei amici hanno avuto il coraggio di andare via di casa,sono andati a studiare presso l’Accademia Teatrale,sono ancora là,e fanno enormi sacrifici per realizzare i loro sogni.Io sono stata sempre stata condotta sulla via della razionalià dalla mia famiglia.DEVI STUDIARE E STOP,IL RESTO è PERDITA DI TEMPO!Questo mi si diceva!Cavolate!Ora sono qui agli sgoccioli di un percorso universitario, anch’esso non condiviso dalla mia famiglia: SPERO CHE TU NON FACCIA LA FAME,CHE SERVE FARE LA LINGUISTA NEL 2012?!Questo è quello che mi vien detto,oppure non sono condivisi i miei interessi sulla psicologia,oppure le mie poesie sono strane per loro.
    Eppure nonostante tutto,so che loro lo fanno per il mio bene,un parametro di bene diverso dal mio!
    Ma quale è per me il vero bene?
    Volermi bene è dire di sì ai miei progetti,avere il coraggio e lo sto facendo.
    Gianna continuerà a viaggiare,a dissetare la sua sete di cultura e comprensione della forma mentis di altri popoli,capire il diverso per me è arricchimento,e credo lo sia un pò per tutti.
    Continuerò a scrivere per me,gelosa delle mie creature,ma nello stesso tempo felice se qualcuno le leggesse.
    Continuerò a essere me stessa,e a voler cercare un lavoro che rispecchi quel che sono ma so che è difficile davvero!
    Dai spero e sogno nel frattempo, e soprattutto a settembre ho deciso inizierò un corso di canto,perchè a 25 anni ho ancora tutta la vita davanti per fare passi da gigante.
    Un bacione amico mio da Gianna!

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