Il coraggio della mia valigia!


Ho letto l’articolo. Riflessioni e provocazioni, tanti punti di partenza univoci e certi con diverse strade percorribili ed incerte. La gestione del personale è in continua evoluzione, ed ogni teoria ha le sue sfumature e variabili da contestualizzare, in ambienti dinamici e non sempre facili da circoscrivere con confini labili e poco netti. E se aggiungiamo che il management delle aziende spesso preferiscono non gestire il personale concentrandosi nella gestione dei risultati, come se questi vivessero di vita autonoma del tutto svincolati dal capitale umano. È più facile gestire/interpretare i numeri che le menti, te lo dice uno che dei numeri ne fa del suo pane quotidiano, ma in questi casi gestire le menti e il capitale umano può dare molto di più della semplice gestione dei numeri e dei risultati. Mi piace come concludi l’articolo: “dimmi perché ami il tuo lavoro”? Ci sono poche “Mariangela” a questo mondo, che hanno la fortuna di fare il lavoro sognato..

Questo commento, mi è giunto da una delle poche persone che può dire “quando hai capito che quello che avevi in testa andava narrato, raccontato e condiviso io già ti criticavo!!”, chi ha scritto questo commento mi ha ripetuto per un sacco di tempo, che la gestione delle risorse umane è gestione principalmente di persone! Che bisogna studiare, ascoltare e cercare di far incontrare la tecnica del capitale umano con la visione della gestione del personale! Chi ha scritto questo commento si chiama Salvatore e da sempre cercare di dar nuovi stimoli al mio pensiero, criticandolo!

Così nel leggere e rileggere gli ultimi due post, i commenti, i tanti commenti (grazie tante di far questo piccolo luogo virtuale, casa dei vostri pensieri e delle vostre critiche)mi è tornata alla memoria una canzone che adoro dei Litfiba, La mia valigia, eh già perché la gestione del capitale umano è la mia valigia, una valigia in “movimento”, piena di tanti sogni… che non ha paura di confrontarsi… non ha paura delle critiche… io porto avanti la mia proposta di gestione del persone, attraverso il bilancio della forza del lavoro… giusta o sbagliata rimane una mia proposta che va criticata!

Ha ragione Salvatore, è più facile gestire i numeri che le menti, e forse è questa la grande sfida del people management, costruire una vision… sapere esattamente cosa si cerca e perché si cerca… i numeri hanno risultati, gli uomini e le donne che lavorano NO! Da questa profonda verità parte la costruzione dei processi di people management! Da questa profonda verità parte il mio pensiero che integra vari strumenti di analisi per “tentare” di avvicinarsi ad un sistema di gestione che metta al centro l’uomo! e non certo meraviglia nessuno se dico che la riflessione sulla gestione del Capitale Psicologico è ciò che in questo blog fin dall’inizio si cerca di portare avanti!

Amare il proprio lavoro è forse la più grande avventura che la vita può regalarci!

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  1. A volte camminare soffici come si vorrebbe fare guardando le nuvole dall’alto e non appesantire le parole che hanno già spiegato tutto l’amore che si può mettere in ciò che si crede, in ciò che diventa ragione di vita è un obbligo. Notavo solo che il tributo a chi commenta questo blog è un segno da non sottovalutare perchè realmente l’autore assorbe ciò che viene espresso e magari diventa uno stimolo per andare verso una direzione o un approfondimento ulteriore. E ciò avviene con i commenti in accordo con le idee esposte nei post e con quelli in pieno disaccordo, quasi in critica a priori dai concetti espressi.
    Ciò che dico qui lo posso ora dire dopo aver seguito per un adeguato tempo l’andamento di questo straordinario blog.
    Oggi il mio commento è lasciato alle parole di un poeta che ho già citato altre volte e che ha in alcuni casi secondo me lasciato poche altre parole da dire oltre le sue. Ciò che apprezzo sempre nelle parole di Davide è l’aspetto umano delle cose perchè il lavoro come ogni altra cosa è un fatto umano che ci definisce già solo per tutta la fatica che mettiamo durante la vita per costruirlo e accudirlo come un qualsiasi altro bene che portiamo nel nostro bagagliaio. Oggi le mie parole sono rubate a K. Gibran:

    “Il lavoro.”

    Il lavoro è
    poter andare di pari passo
    con la terra e la sua anima.
    Poiché oziare significa
    diventare estranei alle stagioni,
    e uscire dalla processione della vita,
    che in fiera sottomissione avanza
    maestosamente verso l’infinito.
    Quando voi lavorate siete un flauto
    che nel suo cuore volge in musica
    il mormorio delle ore.
    Chi di voi vorrebbe essere
    una canna muta e silenziosa
    quando tutte le altre
    cantano insieme all’unisono?
    Eppure molti considerano il lavoro
    una maledizione e la fatica una sventura.
    Lavorare vuol dire realizzare
    una parte del sogno più remoto della terra,
    a voi assegnata quando quel sogno nacque.
    Ed è nel mantenersi con fatica
    che in verità si ama la vita.
    E amare la vita attraverso la fatica
    significa essere molto vicini
    al suo segreto più profondo.
    Ma se voi nella vostra pena
    considerate la nascita una calamità
    e il sostentamento del corpo
    una maledizione scritta sulla vostra fronte,
    allora io vi dico che solo il sudore
    della vostra fronte cancellerà ciò che è scritto.
    La vita non è oscurità,
    e ogni slancio è cieco se non c’è conoscenza,
    e ogni conoscenza è vana se non c’è attività,
    e ogni attività è vuota se non c’è amore,
    e quando voi lavorate con amore
    instaurate un legame con voi stessi,
    con gli altri, e con Dio.

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