Il prof. Alain Ehrenberg incontra (meets) Das Humankapital


Davide de Palma: Prof. ALAIN EHRENBERG che cos’è il lavoro? What is the job?

Alain Ehrenberg: Il lavoro di oggi è un lavoro flessibile cioè legato al concetto che esiste un’altra possibilità in rapporto al tempo: l’incertezza del futuro, dunque, flessibilità e incertezza vanno insieme e ciò significa che non si sa oggi come si sarà domani ecco perché’ l’incertezza del tempo e la possibilità del lavoro sono tutt’uno. Il lavoro flessibile si oppone al lavoro diviso (specializzato) del taylorismo. In questo l’informatica, la crisi dello stato politico hanno avuto un grande ruolo. Le nozioni fondamentali del tempo sono nozioni di economia di responsabilità cioè che la responsabilità personale ha un’importanza che non aveva affatto nel lavoro diviso/specializzato. In questo tipo di organizzazione del lavoro ci sono delle tensioni soggettive che sottolineano l’individuo perché’ nel lavoro diviso era il posto di lavoro che importava, mentre nel lavoro flessibile è l’individuo e la sua capacità; cioè non è la coordinazione del lavoro ciò che importa, ma la cooperazione fra gli individui. Quindi è una nuova situazione in cui ciò che si chiamano competenze sociali, competenze del saper essere sono dimensioni essenziali del lavoro e questa dimensione del lavoro ha messo in evidenza i nuovi problemi quali: lo stress, l’ansia, la depressione che sono i nuovi modi del lavoro flessibile. Dunque in un paese come la Francia c’è un approccio terribile a questo problema: c’è un declino sociale, del bene sociale delle imprese, declino della solidarietà’ collettiva pur rispettando la soggettività dei lavoratori. Io credo che quest’approccio sia simpatico nel senso che si mette l’accento sulla qualità delle relazioni professionali, che non è buona in Francia.  Il fatto è che non c’è un’apertura verso qualche azione. Però penso che esista un altro approccio possibile. C’è una distinzione di responsabilità fra due aspetti: c’è una responsabilità -abbandono da parte della politica che rende responsabili i salariati senza renderli capaci ed una responsabilità-partecipazione cioè quella dei politici che rendono capaci di essere responsabili. Ecco perché’ c’è tensione. C’è una specie di tendenza dei direttori d’impresa a seguire la responsabilità di abbandono cioè a lasciare i salariati a sbrigarsela da soli circa i problemi o i dilemmi che possono sorgere nel mondo del lavoro. Si può dire che la situazione delle imprese è estremamente varia da questo punto di vista e che ci sono due tipi di direzione d’impresa e perfino nella stessa azienda c’è tensione tra i due aspetti, (i due tipi di responsabilità). La situazione è confusa.

Alain Ehrenberg: Today’s work is a flexible job that is related to the concept that exists is another possibility in relation to time: the uncertainty of the future, therefore, flexibility and uncertainty go together and this means that you don’t know today how will you be here tomorrow because ‘the uncertainty of the time and the possibility of work are an only. Flexible working is opposed to divided labor (skilled) of the Taylorism. In this, the computer and the crisis of the political state have played a major role. The fundamental notions of economic responsability that personal responsibility has an importance that it hadn’t in the divided labour. In this type of work organization, there are tensions that emphasize the individual subjective because ‘in the divided work was the job place to be important, while in flexible working is the individual and his ability, that isn’t the coordination of work, but cooperation between individuals to be important. So it’s a new situation in which what is called social skills, skills of interpersonal skills are essential dimensions of work and this dimension of work has highlighted new problems such as stress, anxiety, depression that are the new ways of flexible working. So in a country like France there is a terrible approach to this problem: there is a social decline, of good corporate social decline of collective solidarity while respecting the subjectivity of workers. I believe cause it puts a focus on this approach is nice in that it focuses on the quality of professional relationships, which isn’t good in France. The fact is that there isn’t an opening to some action. But I think that there is another possible approach. There is a distinction between two aspects of responsibility: responsibility is a departure from the policy-making responsibility of the employees without making them capable and a responsibility-namely that of political participation that enable us to be responsible. That’s why there’s tension. There is a certain tendency of company directors to follow the responsibility of abandonment that is to leave the workers to fend for themselves about the problems or dilemmas that may arise in the workplace. We can say that the situation of companies is extremely varied from this point of view and that there are two types of corporate direction and even in the same company there is tension between the two sides (the two types of liability). The situation is confused.

ALAIN EHRENBERG: Sociologo, docente presso Université Paris Descartes (Faculte Des Sciences Humaines Et Sociales — Sorbonne), fondatore del Centre de recherche Psychotropes, Santé Mentale, Société (CESAMES) e membro del CNRS

3 Comments Add yours

  1. Fermin Diez scrive:

    It will be a very interesting challenge for companies moving forward: How to not only supervise virtual teams, but beyond that, how to re-define leadership skills vis-a-vis virtual teams. I look forward to thsi new development!

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  2. Adele scrive:

    Lavorare per definizione significa occupare il proprio tempo nel fare qualcosa traendone un beneficio, un piacere, un guadagno…tirar fuori dal proprio tempo una gioia dico io! Il tempo è la risorsa più preziosa di cui disponiamo ed ho sempre di più la percezione che il nostro rapporto con esso abbia effetti importanti sulla nostra vita e sulle decisioni che prendiamo. Perdiamo tempo? Lo occupiamo? Lo sprechiamo? Lo sfruttiamo nel modo giusto? Chi lo sa più? Stiamo tutto il tempo lì a tenere il tempo che non lo amiamo più il nostro tempo e non abbiamo più tempo per nulla, nemmeno per lavorare nel modo giusto, ossia con piacere. Non ci si gode più nulla perchè si corre e si è sempre di fretta o in ritardo. La gente vuole tutto e subito ed è così che non si costruisce niente. Io sono la prima. Mentre il piacere e la sua legittima circolazione richiedono tempo noi stiamo lì a consumarlo il più veloce possibile, per passare a quello successivo. Mi piace la gente che crede ancora che raccogliere i frutti del proprio sudore richiede tempo e fatica e mi piacciono quelli che anche dedicandoti poco tempo riescono a riempirtelo talmente tanto che stai lì a pensarla per tutto il tempo…

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    1. Adele scrive:

      ops pensarli😉

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