L’eleganza della sensualità!


Oggi è il 19 settembre, per alcuni mancano 103 giorni alla fine dell’anno, altri lo ricordano perchè  nel 1893 in nuova Zelanda fu approvata la legge elettorale che dava a tutte le donne la possibilità di votare, altri ancora perchè nel 1898 c’è nato Giuseppe Saragat ed altri perché nel 1985 è morto Italo Calvino… eh già proprio lo scrittore che sosteneva in Palomar che La vita d’una persona consiste in un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché conti di più dei precedenti ma perché inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico, ma risponde a un’architettura interna. E per me uno di questi avvenimenti è certamente la mia amicizia con una persona speciale!!

Il 12 febbraio 1951 Giovanni Battista Giorgini inaugurava a Firenze l’alta moda italiana, sarà proprio lui, il pioniere della moda a convincere e a chiedere alla signora Schön nel 1965 di sfilare a Palazzo Pitti… e di qui che inizia il grande successo, non è certo un caso che un anno dopo in via Montenapoleone a Milano la signora Schön inaugurava il suo primo atelier… Io, la signora Schön non l’ho mai conosciuta, ma una mia passione particolare per uno singolare stilita Cristobal Balenciaga, di cui stranamente continuo a non ricordare mai il nome, mi ha permesso di scoprire e di avvicinarmi in qualche modo all’affascinate modo della moda. Balenciaga come amava ripetere Christian Dior è stato “il couturier dei couturier, il maestro di noi tutti”, e non è un caso che anche Coco Chanel di lui diceva “Solo Balenciaga è un vero couturier. Solo lui è in grado di tagliare il tessuto, assemblarlo e cucirlo con le sue mani. Gli altri sono semplici disegnatori”. Balenciaga era uno spagnolo arrivato a Parigi nel 1937, dove costruì il suo “piccolo” atelier in Avenue George V, al civico 10, lo stesso che nel 1968 chiuse perché all’apice della sua carriera capì che i tempi stavano cambiando e che il prêt-à-porter avrebbe cambiato il “fare” della moda. Balenciaga mi lega a Schön, eh già… perché dal 2008 anno in cui la Maison tornò a sfilare, la Direttrice Creativa è Bianca Maria Gervasio… e a me Bianca ha sempre ricordato la raffinatezza di Balenciaga nel considerare la moda. Bianca è sinonimo di Passione, Eleganza, Stile… Bianca è Mila Schön… è Mila nei suoi colori, nelle sue geometrie, nell’idea che la confusione è sinonimo di double!  Bianca è eleganza… ma cos’è per noi l’eleganza??? Per la signora Schon, per Bianca, per Mila Schön, certamente significa “Guardarsi allo specchio. Ogni donna ha la propria personalità e prima di comprare un abito deve capire se è giusto per lei. Una cosa è vedere un lavoro, perchè per me un abito è un lavoro, e un’altra indossarlo.”

Oggi è il 19 settembre ed io attendevo questo giorno da mesi… perché Bianca presentava la sua collezione…Grazie a Bianca oggi Mila ritrova un percorso nuovo… fatto di armonia, passione, sensualità, allegria e dolcezza… Oggi Mila, riscopre se stessa… ritorna alle sue origini per illuminarci come un faro la via da seguire, nella ricerca del Bello, che come sosteneva Platone non è altro che lo Splendore del Vero! Bianca nel far sfilare i suoi capi, le sue creature che dalla punta di una matita son divenute realtà… ci aiuta ancora una volta a scoprire l’eleganza della sensualità femminile! (vedi qui i capi)… stamane il bello si è unito al buono (Kalokagathia) ed ha creato una sinfonia. Christian Dior un giorno disse “L’alta moda è come un’orchestra e Balenciaga ne è il solo direttore. Tutti noi siamo semplici musicisti che seguono le sue direttive”. E per me Bianca, o meglio Bianca Maria Gervasio è certamente parte di quell’orchestra… buon cammino amica mia!

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  1. Mary scrive:

    L’ultimo spazio, in questa realtà virtuale che ci ospita e accoglie i nostri pensieri, in cui avrei pensato di trovare un post che parlasse di moda era questo blog. Ma la sorpresa ha presto lasciato spazio ad un certo stupore, diverso per via dell’oggetto di discussione.
    Sebbene conosca poco, se non da “consumatrice”, del mondo della moda e non sia addentrata nei suoi meandri (anche se, visti dall’esterno, sembrano decisamente affascinanti e glamour, tanto per usare un termine caro a questa realtà… e a quella delle riviste femminili che mi “capitano” sotto mano :-p), in queste settimane la passione e l’entusiasmo per la moda contagia anche una fredda aspirante economista come me e mi sono quindi lasciata andare ad un’esplorazione virtuale, anche del “favoloso mondo” di Mila Schon, parafrasando un celebre film francese di qualche anno fa, con Audrey Tautou protagonista della pellicola (nonché testimonial di Chanel e interprete del personaggio della celebre Coco per il grande schermo… giusto per dire che, paradossalmente, “tutto torna”), guardando foto, leggendo recensioni e cronache del dopo-sfilata e spulciando anche qualche video, si, lo ammetto.😛
    Senza comunque divagare troppo… il direttore creativo della maison di cui sopra merita davvero i più sinceri complimenti per questa linea, mostrata nei giorni scorsi a Milano, ma non solo per l’eleganza e l’armonia delle forme scelte per vestire la donna (non solo milanese), ma anche per altre ragioni. Non ho (ancora) la fortuna di conoscere personalmente Bianca Maria Gervasio ma, da quello che ho letto su Vogue (uno dei tanti link suggeriti dai motori di ricerca), credo di capire perché sia diventata “l’argomento” di un post per questo tipo di blog: “è una professionista seria, una ragazza concreta, una creativa affascinata dalle commistioni culturali. Ma soprattutto: Bianca Gervasio è una prima della classe, una che mette tutto il suo impegno in ogni cosa che fa e pronuncia con genuina disinvoltura parole come “lavoro” e “senso di responsabilità”” scrive Aurora Chitti. L’autore del blog potrà forse confermarlo, ma al di là di tutto… si parla tanto di capitale umano, della necessità di apprezzarlo e valorizzarlo, per favorire la produttività di un’azienda e realizzare plusvalore. E si parla sempre, in questo nostro strano paese, di favorire il tanto lodato “made in Italy”, invidiato e vittima di innumerevoli (e ingenerosi spesso) tentativi di imitazione… senza magari ricordare però chi c’è dietro questi prodotti, o chi ci sarebbe, ipoteticamente, se tante produzioni non fossero delocalizzate… magari una generazione di individui giovani, dinamici, pieni di idee che potrebbero ridare fiato ad un’economia ferma, appesantita da vecchi modelli e incapace di rinnovarsi.
    Ben vengano quindi esempi come la Gervasio!

    … e bentornato sig. de Palma!😉

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