Torno a casa: Ricomincio dal sud!


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Eccoci qui!

Certe volte la vita ti fa fare giri assurdi per poi tornare  dove tutto è partito.
Das HumanKapital era un blog, era un “Io” che molti di voi hanno avuto la voglia di seguire, conoscere e far crescere… Voleva esser un posto di riflessione… ed oggi è un Noi.
Da pochi mesi DHK è diventata una startup innovativa che propone un nuovo modello di gestione del personale, che parte dal basso, che utilizza una piattaforma online, il People Perfomance Plan 3.0.
Insomma, dal primo post ne abbiamo fatta di strada.

Insieme abbiamo girato mondi bellissimi e visitato posti entusiasmanti.
Pensate solo alle interviste,  al “Lavoro perduto e ritrovato”, a “Why human capital is important for organization”, alla standardizzazione del BSI che abbiamo creato, alla sesta posizione occupata nella classifica di Leadership500, al 20 aprile 2015 …. ma soprattutto pensate a ciò che verrà:  a dicembre uscirà un nuovo testo, una nuova riflessione sul social human capital management.

Insieme abbiamo costruito il futuro della gestione del personale!

Bertrand Russel sosteneva che “Il presente, come il punto, non è un entità quantificabile. Essendo inconsistente è un’ astratta unità del pensiero. Il passato è il nostro maestro, il futuro il nostro esaminatore. Chi vive del presente fonda la sua esistenza su di un’illusione”.
Per questo guardare al passato, passando per il presente e proiettandosi nel futuro è sempre stata la forza di DHK.
Non è un caso che il People Perfomance Plan 3.0 parla di Presente (people), Passato (performance) e Futuro (plan).  Parla di ciò che le aziende devono fare per produrre di più liberando energia!
Esiste una correlazione tra le buone prassi di gestione del capitale umano e i margini operativi.
Il PPP 3.0 è lo “strumento” che non solo fa risparmiare sui costi di gestione del mondo HR, ma rende l’azienda sicura di vincere le sfide dei mercati rendendola resiliente!

Das HumanKapital è nato a Bari, nel sud… in quel sud che Svimez descrive in una frase “Sud alla deriva, per il settimo anno consecutivo Pil negativo.”
È nato in un posto alla deriva e da questo stesso posto è riuscito ad influenzare tanti processi.
È nato senza chiedere nulla. E’ nato da una idea e da una frase di Thomas Carlyle che diceva “Un uomo che vuol lavorare e non trova lavoro è forse lo spettacolo più triste che l’ineguaglianza della fortuna possa offrire sulla terra”. È nato perché i sogni dei ragazzi, le tesi di laurea non possono morire, non possono rimaner a prender polvere! È nato perché anche se il Sud è un paese alla deriva, è un posto pieno di creatività e innovazione fatto da tanti ragazzi, da tante ragazze, da tanti uomini e donne che ogni giorno, centimetro dopo centimetro, realizzano le loro idee.

Appartengo all’ App Generation, o meglio a quella generazione (“vecchiotta” mi verrebbe da dire) che è nata col Commodore 64  ed è arrivata alle app senza paure, come la normale conseguenza di un percorso!

Appartengo alla generazione della flessibilità a tutti i costi senza protezione. Appartengo all’esercito delle partite ive (in cerca di autore). Appartengo a quell’esercito di sognatori che in qualsiasi paese del mondo sono considerati Eccellenti e Innovatori (ma sconosciuti in italia)

Appartengo alla generazione del fare delle cose, una generazione che ha tutta l’intenzione di riscattarsi.

Io torno al sud, torno a Bari… torno per dimostrare che la Puglia non è solo meta turistica. Insieme si può fare impresa, si possono creare e far crescere le startup perché le idee crescono dove sono nate, per poi fare giri incredibili…

Io torno in Puglia!
Torno perché voglio portare nuovi approcci nella mia terra…
Torno perché solo tornando un giorno leggerò che il sud è un posto virtuoso…
Torno perché sono innamorato della speranza…
Torno perchè sono innamorato della mia terra e dei miei campi dove il vento e l’aria parlano di noi…
Torno perché vado verso la mia Itaca…
Torno perché vado a fare ciò che mi piace di più: realizzare i miei sogni…
Torno perché il sud non sia mai più alla deriva!

One Comment Add yours

  1. Simone Spinale scrive:

    Resilienza, Speranza, Voglia di scommetterci sopra, Guardare oltre il momento senza sicurezze, Umiltà e Professionalità al servizio del proprio sogno.
    Sono questi gli ingredienti necessari non per attuare il proprio sogno ma per darsi una chance e guardarsi prima dentro e cercare quella forza spirituale che nessuno stimolo esterno può dare, se non deriva da un fuoco interno che, comunque e nonostante tutto, continua a bruciare e farti bruciare. Sembrano parole buttate lì a caso, come a dover dare una lezione, un percorso da seguire, una ricetta da applicare senza sbagliare. Invece l’arma segreta è proprio sbagliare, è camminare sulle strade in cui ci si trova, essendo però consapevole del proprio Io, del proprio volersi bene anche quando fuori i sostegni sono scarsi o poco produttivi nel momento in cui si fa una valutazione del proprio percorso. Sbagliare è come essere sulla strada giusta. Impartisce la stessa lezione, gli stessi stimoli che devono essere strumenti (i ben parlanti li chiamerebbero tools) nelle nostre mani per migliorare con sacrificio, testa bassa, passione e una luce negli occhi l’attuazione del proprio sogno e di ciò che vogliamo vedere nello specchio.
    Qui nel Sud, nel profondo Sud, nella Sicilia dove il centro di tutto è sempre non qui, il vero centro sono le persone, la passione di non essere passati ma di stare ancora passando tra le scelte della propria vita. Anche quando provi a non vedere il tuo sogno, ad annegarlo in un mare di pensieri bisogna crearsi nella testa una scala di priorità, ma bisogna farla con la sincerità che è obbligo per dirsi le verità. Le scuse, le deroghe non sono consentite in questo percorso di gestione del sogno. Ci vuole una forza di volontà interna che quella dedicata per l’esterno diventa quasi residuale. Il lavoro interno poi traspare, fuoriesce dal proprio sentire e si propaga agli altri nelle forme più imprevedibili. Ciò ovviamente non indica futuri successi, sicurezze in tasca, padronanza della propria vita perchè il punto non sta lì ma nel mettersi in gioco, nello sdoganare se stessi verso la Speranza attraverso la Resilienza. Se l’attuazione del sogno è il fine ultimo c’è sempre da considerare la qualità del viaggio che si fa per arrivarci. E arrivandoci anche sbagliando fa capire profondamente quanto sia tutto interconnesso, quanto il nostro sorriso verso ciò che la vita sempre propone anche in un silenzio assoluto di proposte dall’esterno. Il viaggio è il simbolo del sogno, il trasferimento fisico e sensoriale del proprio esserci per fare una differenza o per fare un’esperienza che un domani potrà essere utile per qualcosa che ancora non si vuole o non si conosce. A volte i sogni hanno bisogno di sogni altrui per completarsi e per nascere carichi di sviluppi per il futuro. In tutto questo incastonare passato, presente e futuro ciò che rimane costantemente in noi deve essere la volontà di esserci come protagonisti della propria vita, soprattutto quando gli altri ci tolgono il ruolo per le motivazioni più diverse. Pretendersi dentro la propria vita è un meccanismo che porta inevitabilmente a novità. Le novità non hanno aggettivo positivo o negativo da applicarci su. La novità pone il sogno in una dimensione nuova e la resilienza ha un ruolo fondamentale per rendere un equilibrio costante e progressivo verso l’attuazione del sogno.
    Il desiderio, fuoco ardente del sogno, di porre se stessi in quella condizione di realizzazione, nel Sud è più in affanno perchè l’azione psicologica del rallentamento voluto per creare una stasi generale a favore dei furbetti, di coloro che ci vogliono togliere dignità e libertà intellettuale, barattandola con il sostentamento e la necessità di barcamenarsi per arrivare a fine mese è dilagante. La mia generazione, a volte dormiente tra l’uso di App senza chiedersi chi l’ha creata, perchè ha creato quell’App e cosa significa veramente Applicazione o semplicemente quanta umanità ci sia nel volere vedere un nuovo futuro prima inesistente, ha subito negli anni una silente anestesia. Queste mie parole sono piene di rabbiosa lucidità nell’incontrare sogni inespressi solo perchè non li si vuole ottenere con determinazione. Ma non è una questione di Sud, è una questione molto più profonda secondo me. Le radici che intravedo è un annichilire le radici della sicurezza generale e la conseguenza può essere una stasi preventiva, un’insicurezza straordinariamente camaleontica in cui ognuno si ritrova almeno in una fase. Lo specchio che sopra citavo non riflette volontariamente. Gli strumenti non rimangono tra le mani e l’azione muore tra benesseri soporiferi. Tutto ciò non è una critica ma una preoccupazione perchè così si perde la qualità del viaggio, si perde la lucentezza unica del proprio sogno, perchè non produce macroscopicamente nuove realtà e novità su cui costruirci sopra.
    Negli ultimi anni mi sono sempre ripetuto una frase di J. Donne: “Nessun uomo è un’isola” e ritengo che il mio territorio, il mio Sud, il mio territorio spirituale non ha consistenza se non prendo in prima persona chi mi sta accanto e lo porto nella mia dimensione, nelle mie prospettive per poi subire lo stesso trattamento e insieme ottenere l’irripetibile unicità che due esseri umani possono creare. Il Sud ha bellezza, ha lacrime, ha voglia di scommettere, ha un cuore che il benessere a tratti ha regalato come chance per evolversi. Oggi lo sbaglio di ieri dobbiamo vederlo come l’opportunità di fare la differenza. La volontà di ogni singolo fa la forza dell’idea. Poi la collaborazione e la creazione di una piattaforma di lavoro, espressioni, emozioni, umanità creano il grembo per il sogno. Oggi quindi potremmo definirci una generazione di nascituri in cui la riflessione dovrebbe essere il primo passo per riprendersi tutto. Io, Davide, Filippo, Giovanna, Maria, Alberto, Giulia, Anna ecc. siamo unicità che possono creare il nostro domani. E allora dobbiamo solo crederci e mettersi a testa bassa per attuare noi stessi in un modo o in un altro, perchè il viaggio è appena iniziato per tutti. Non dimentichiamocelo mai.

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